| i dubbi della storia
Leggiamo dell'imperatore romano Tito Flavio Vespasiano nel libro ottavo
del De Vita Cesarum di Svetonio (70 - 126), che, nell'anno 69 d.C.:
... Auctoritas
et quasi maiestas quaedam, ut scilicet inopinato et adhuc novo principi,
deerat: haec quoque accessit. E plebe quidam luminibus orbatus, item alius
debili crure sedentem pro tribunali pariter adierunt, orantes opem valitudini
demonstratam a Serapide per quietem: restituturum oculos, si inspuisset;
confirmaturum crus, si dignaretur calce contingere. Cum vix fides esset
ullo modo successuram, ideoque ne experiri quidem auderet, extremo hortantibus
amicis palam pro contione utrumque temptavit, nec eventus vaticinantium
effossa sunt sacrato loco vasa operis antiqui, atque in iis assimilis Vespasiano
imago. ...
Svetonio |
..Il prestigio e una specie di maestà mancavano
a Vespasiano perché la sua elezione era inattesa e ancora recente,
ma anche questi gli vennero dati. Due uomini del popolo, uno cieco e
l'altro infermo di gambe, vennero a trovarlo contemporaneamente, mentre
sedeva nel suo tribunale e lo supplicarono di fare, per guarirli, ciò
che Serapide aveva loro indicato in sogno: avrebbe reso al cieco
l'uso degli occhi se glieli avesse inumiditi con la saliva, alle gambe
inferme avrebbe dato il loro vigore se si fosse degnato di toccarle con
il piede. Poiché era quasi incredibile che questa cura avesse
la minima possibilità di riuscire, Vespasiano non osò neppure
tentarla, ma alla fine, per le esortazioni degli amici, provò
pubblicamente, davanti all'assemblea, questa duplice esperienza che fu
coronata dal successo. Quasi nello stesso periodo a Tega, in Arcadia,
su indicazione degli indovini, furono estratti da un luogo consacrato alcuni
vasi di antica fattura sui quali era rappresentata una figura molto simile
a quella di Vespasiano. .. |
nel Vangelo di Marco scritto si crede a Roma,secondo quasi tutti gli studiosi
moderni,probabilmente tra il 64 ed il 67, possiamo leggere:
| Giunsero a Betsàida, dove gli condussero un cieco pregandolo
di toccarlo. Allora preso il cieco per mano, lo condusse fuori del villaggio
e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e
gli chiese: "Vedi qualcosa?". 24Quegli, alzando gli occhi, disse: "Vedo
gli uomini, poiché vedo come degli alberi che camminano".
Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente
e fu sanato e vedeva a distanza ogni cosa. |
| Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla
terra di rimettere i peccati, ti ordino - disse al paralitico - alzati,
prendi il tuo lettuccio e va' a casa tua". Quegli si alzò, prese
il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti e tutti si
meravigliarono e lodavano Dio dicendo: "Non abbiamo mai visto nulla di
simile!". |
A questo
punto si impone una riflessione che coinvolge sia l'evangelista Marco,
peraltro confortato parzialmente da Luca, sia lo scrittore e storico latino
Svetonio, a Marco dobbiamo credere perchè è un fondamento
della religione cristiana, a Svetonio allora no, perchè?
Non si potrebbe ipotizzare che per la cultura romana dell'epoca simili
fenomeni miracolistici fossero a volte utilizzati per dare maggiore credito
al personaggio cui ci si stava riferendo?
E se così fosse, sarebbe questo fatto così importante
da screditare uno o entrambi gli scrittori.
Non è certo facile rispondere, nell'un caso la Fede impone l'accettazione
in toto di quanto scritto, nel secondo la ragione ci porta ad escludere
la veridicità del fatto raccontato.
L'ipotesi più accattivante è che in entrambi i casi non
si tratti di vere e proprie menzogne, ma di iperboli utilizzate per dare
maggior forza al racconto, senza nulla togliere all'essenza dello stesso.
La storia ha comunque espresso un suo giudizio, Gesù è
noto in tutto il mondo a 2000 anni di distanza, chi lo considera il figlio
di Dio, chi un profeta, chi comunque un santone; Vespasiano
lo si ricorda perchè con il suo nome vengono chiamati gli orinatoi
pubblici, infatti vespasiani è il nome comune con cui in Italia
venivano designati gli orinatoi pubblici in forma di edicola, come quello
rappresentato nella foto a fianco. Questo termine risale addirittura all'epoca
in cui Tito Flavio Vespasiano era imperatore, quando, per aver egli tassato
i gabinetti pubblici, anche secondo le testimonianze di Svetonio, l'imperatore
ottenne dai cittadini romani, che questi attribuissero, proprio ai gabinetti,
il suo nome, che ancor oggi viene usato.
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