La regione anatolica, che prende il nome dal
greco άνατολή (anatolè)
dove sorge il sole, ha avuto da sempre
una storia molto contrastata. Le tracce più antiche di insediamenti
umani in questa regione le troviamo, fin dal sesto millennio avanti Cristo,
con il popolo degli Hatti, le cui origini sono oscure, ma sembrerebbero
essere state non indoeuropee, di ceppo caucasico Adyghi (circassi), simili
da un punto di vista etnico ai georgiani. In epoca successiva, verso il
2300 a.C. circa vediamo arrivare in Anatolia gli Ittiti provenienti dalle
regioni transcaucasiche e di ceppo indoeuropeo, famosi sono stati gli scontri
tra questo popolo e quello egizio, celebrata la battaglia di Kadesh combattuta
da Ramses II°. Gli Ittiti , popolo guerriero, ebbero ben presto
il dominio della regione anatolica, circa un millennio dopo arrivarono,
probabilmente dalla Tracia, i Frigi, un popolo indoeuropeo di etnia simile
ai Macedoni, quindi molto vicini agli antichi Greci, che si insediarono
nella parte centrale della penisola. Famosissimo è il ricordo di
Mida, un Re di questo popolo, figlio di Gordio, che, secondo la leggenda
mitologica, tramutava in oro tutto quanto toccasse. Il predominio dei Frigi
terminò con la riconquista del potere da parte dei Lidii, un ceppo
ittita che nel 700 a.C. si riappropriò della regione, un mito di
questo popolo è costituito dal Re Creso, famosissimo anch'esso per
la sua mitologica ricchezza, paragonabile a quella di Mida.
Ai Lidii succedettero gli Armeni, un'etnia caucasica e gli Ionii
o Elleni di razza indoeuropea che assimilarono la regione anatolica alla
Grecia, quegli stessi Ionii che diedero il proprio nome al nostro mare
Ionio e le cui gesta vennero ricordate da Omero con la sua Iliade, i troiani
altro non erano che Ionii.
Gli
Ionii subirono a più riprese invasioni da parte dei persiani, un'etnia
tagiko-afghana che raggiunse il massimo splendore con Ciro il Grande,
della dinastia Achemenide, e che tentò a varie riprese di avere
il predominio sulla regione, cosa che a volte anche gli riuscì.
Roma, erede della cultura greca vide nell'Anatolia il luogo
ideale dove far nascere la propria copia, la Roma d'oriente, Costantinopoli,
o Bisanzio, che ospitò per oltre un millennio la versione orientale
dello stesso impero romano. Potremmo dire che, un po' come avvenne in Italia,
anche nella penisola anatolica ebbero il sopravvento ora questi ora quelli,
ma sempre e comunque degli eredi della cultura grecoromana. Costantinopoli
riprodusse la grandezza di Roma sia nella struttura architettonica che
nell'organizzazione dell'impero e rimase l'ultimo baluardo della grandezza,
della cultura e della storia di Roma, tanto da usare, per identificare
il proprio popolo, il termine Ρωμαίοι
(Rhōmaioi) o, romani
in lingua greca. Con la caduta dell'Impero Romano d'Oriente, avvenuta nel
1453, le mani rapaci dei popoli semiti prima, e dei mongoli dopo, vinsero
la grandezza, distrussero la cultura e posero fine alla storia di quasi
quattromila anni di dominio europeo su quella che non possiamo non considerare
altro che terra nostra. Noi tutti ci sentiamo un poco troiani, greci
e bizantini e non possiamo non ritenere quei territori, che oggi vedono
sventolare la bandiera della mezzaluna, come occupati ed espropriati con
la forza, e non possiamo non pensare che quella stessa bandiera è
quella che con il tradimento più infame calpestò Famagosta
e fece della pelle scuoiata di Marcantonio Bragadin un simulacro
a perpetua memoria di quanto possa mai valere la parola di un ottomano.
Io mi rifiuto di chiamare quella regione in un modo diverso da Ionia. Ionia,
terra nostra, terra di Roma. |
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