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informazioni a cura di Ivo Allasia
Il nostro cognome è stato riportato come Allasia, Alasia, Alaxia, Alas, coniugato in latino Alasius, de Alaxia, des Alaisis, des Alaisyis, quasi sicuramente dipende da come veniva di volta in volta interpretato e trascritto da chi registrava gli atti, mi limiterò a citare ogni volta quello più frequente e originario di Alasia, pur essendo il mio cognome Allasia. Secondo alcune società di araldica il cognome Alasia-Allasia italiano deriva da Alas, probabilmente dalla regione francese della Languedoc; sulla rubrica di riferimento di patenti, feudi e donazioni presenti nell’archivio storico città di Torino in via Barbaroux e la Biblioteca Sabauda di p.zza Castello compare talvolta “des Alaisyis” o “De Alaxia” con riferimenti donazioni e passaggi di proprietà tra il 1400 ed il 1600, nelle zone di Nizza e a La Turbie, territori francesi del sud-est che all’epoca erano di dominio dei Savoia. Si può supporre che ogni cognome avesse un origine derivata da particolari della zona in cui viveva o dal signore che vi regnava; già dal medioevo o ancor prima, la gente si spostava durante i flussi migratori dovuti alle guerre, epidemie, ecc..; una delle ipotesi plausibili è che Alasia-Allasia sia originato dai nomi propri Aloisio, maschile o Adelasia, femminile, o che le genti di appartenenza a questa famiglia o “clan”, l’abbiano portato in Piemonte dalle coste, in quei secoli maggiormente abitate che non l'interno padano, fuggendo alle scorrerie Arabe e Turche. Alasia, nome proprio femminile dell’epoca molto diffuso nelle famiglie nobili come Alasina o Alisia, (vedi la dinastia dei Savoia), è il diminutivo di Adelasia, che potrebbe derivare in parte dal tedesco Adel=nobile. Alasia nata Chatillon coniugata nel 1400, era il nome della moglie di Abelardo Gerbaix de Sonnaz (di cui il mausoleo tombale è presso la località Devesio di Barge sul confine Villafranchese), tale Abelardo col fratello Pietro, oltre a essere tesoriere di casa Savoia, per coincidenza, ha anche legato il suo nome ai Seissel d'Aix, signori di Sommariva Bosco (che vedremo essere una delle culle del ns. cognome) nei molti scambi feudali che avvenivano allora, dal 1360 al 1410. A Polonghera, CN, come a Carmagnola TO, si trova una cappella votiva a Santa Alasia e quella di Polonghera secondo una visita pastorale del 1777 citata all'Archivo Arcivescovile di Torino riporta: “S.ta Alasia advocata Polonghera 1523”. La \"Storia di Saluzzo\" del Muletti cita con notevole rilevanza ALASIA (Adelaide, Adelasia, Alaxia) \"De domina Alasia\",. Figlia di Guglielmo il Vecchio del Monferrato, in anno imprecisato andò sposa a Manfredi II di Saluzzo: ne era già consorte nel 1173, come appare da una convenzione stipulata tra Manfredi e Giordano di Barge. Nel 1182 ricevette in dono terre in Saluzzo, Racconigi, Villa (franca o falletto), Centallo e Quaranta, con una clausola riguardante lo scioglimento del matrimonio in caso di sterilità. Verso il 1192, A. edificò sui colli di Saluzzo la chiesa di S. Lorenzo, assegnandola ai canonici della prevostura di S.Lorenzo in Oulx: nello strumento di donazione compare per la prima volta il figlio di A. e di Manfredi Il, Bonifacio, morto nel 1212. Mortole anche il marito verso la fine del febbraio 1215, A. rimase reggente del marchesato a nome del nipote Manfredi. Nel 1216 raggiunse un accordo con Tommaso di Savoia circa l’adempimento di clausole matrimoniali contratte da Agnese, figlia di A., verso Amedeo figlio di Tommaso; nel 1217 e nel 1218 si confedera successivamente con Alba e con il vescovo di Asti, in un’accorta politica di amicizia con gli stati confinanti, con gli ecclesiastici e con i feudatari soggetti al marchesato, cui assicurò una relativa tranquillità nel periodo delicato della reggenza. Nel 1224 A. dotava il monastero di Rifreddo di tutti i beni della chiesa di S. Ilario; nel 1226 Incaricava il suo procuratore Bonifacio Daugniolo di far entrare in possesso di certe terre l’abbate Oddone del monastero di Casanova; nel 1227 faceva nuove donazioni al canonici della prevostura di Oulx. Finita la sua reggenza, A. si ritirò dalla scena politica del marchesato. Mori nel 1232. Fu seppellita nell’abbazia dì Staffarda, fatta costruire dalla figlia Agnese. Di lei si ricordò in due sirventesi « Estat ai gran sazo e Bon Aventura don Dieus als Pisans .> Peire Vidal. Di un’Alasia Delfina, figlia di Olderico, fratello di Guigone Delfino di Vienne, presunta seconda moglie di Manfredi I di Saluzzo, il cronista Goffredo della Chiesa ha tramandato il ricordo, forse sulla base di un documento che sarebbe stato stilato nel 1210 ad Ambrun e nel quale Alasia Delfina, moglie di Manfredi I’ dì Saluzzo e e Contessa di Piemonte avrebbe sottomesso il marchesato a Guigone Delfino per ottenere aiuto da lui contro Raimondo Berengario di Provenza. Tale documento è certamente un falso perché la figlia di Olderico (Olrico) Delfino, Adelaide (Alasia) era morta peraltro non si può ammettere che il marito, ancor vivo, le consentisse di disporre di tutto il marchesato come di cosa propria. Poiché, d’altra parte. di Alasia Delfina si fa menzione solo in questo documento, provato apocrifo, si deve concludere che il personaggio sia del tutto fittizio. Si riporta qui di seguito un passo del Muletti che cita una convenzione tra il marchese di Saluzzo e un certo signore di Barge che testimonia come Adelasia ed Alasia o Alaxia fossero la stessa cosa: ”…….. e non ostante che a luogo di Adelaida, moglie del marchese, si legga Alaxia, perché ed Adelaida ed Adelasia tornano ad un istesso nome, e vicendevolmente or in un modo or in un altro questo nome si scriveva, come in parecchie scritture occorrerò di vedere…”. Saluzzo all’epoca dei comuni era di parte imperiale e ghibellina come il Monferrato, aveva stretto alleanza con Alba rinnovata nel 1215, guerreggiava contro i Savoia alleati dei liberi comuni di Asti e di Vercelli i quali avevano deposto i loro vescovi filo imperiali dopo la morte del Barbarossa, e malsopportava lo spirito di affrancamento dei comuni di nuova formazione nell’epoca di passaggio tra il feudalesimo e l’età appunto comunale, in cui le popolazioni fuggivano il giogo dei feudatari per miglior vita nelle nuove città; già nel 1160, Manfredo I, padre del Manfredo che sposò Alasia, combatteva i liberi comuni, aiutando, per futuri scopi di assoggettazione, il conte Guglielmo di Guasto di Benevagenna, suo fratello o fratellastro, contro i cuneesi a Caraglio, ma non riuscì nell’impresa per mancanza di truppe e per mancanza dell’aiuto dell’imperatore Federico Barbarossa impegnato a Milano contro la Lega Lombarda, che non solo non intervenne, ma pretese aiuto a sua volta come riporta la cronaca del tempo: “….perché avendo le armi di Federigo incontrata non troppo felice sorte nella battaglia data a’ Milanesi il 9 agosto di quell’anno, aveva quell’augusto, dopo che in Pavia ritirato si era, obbligati i vescovi di Novara, Vercelli e d’Asti, ed i marchesi di Monferrato, di Guasto e del Bosco (Bosco sicuramente era Sommaria Bosco che guarda caso, come si leggerà in seguito, già dal 1470 nel giuramento di fedeltà fatto a casa Savoia contava numerose famiglie Alasia) a somministrargli de’ balestrieri ed arcieri per una guardia in quella città;. Penso di escludere un origine del cognome da Saluzzo città, perché nella parrocchia i registri matrimoniali e battesimali riportano il cognome Allasia-Alasia dopo la metà del millesettecento, proveniente da Racconigi, Savigliano, Sommariva, Scarnafigi, Dronero ecc. Del nome proprio “Alasia” si ipotizzano anche origini, alquanto fantastiche, dal nome di questa o quell’altra nobile o santa, in epoche molto successive a quelle in cui il cognome “Alasia-Allasia” era già una realtà in Piemonte come a Sommariva Bosco e ancora prima a Cuneo già dal 1200. Più probabile quindi che sia di origine francese mediterranea (come Alaxia-Alaisyis) oppure tedesca, (questa tesi potrebbe avere analogie con il dato di fatto che gli Alasia di Cuneo fossero filo-imperiali-tedeschi nell’epoca di scontri tra guelfi e ghibellini). Un’altra ipotesi di circostanza può condurre a che gli Alasia di Cuneo, ghibellini e sostenitori dell’imperatore come i Monferrato, i Saluzzo e i Vasto (tutte casate Aleramiche) fossero nati come cognome e famiglia di un certo lignaggio nel 1200 in seguito a servigi offerti nelle faccende di Cuneo a quella famosa Alasia Monferrato, di origine Aleramica, già sposa e poi vedova di Manfredi di Saluzzo in quell’epoca, che in cambio li avrebbe insigniti di cognome identico al proprio nome e che, anche grazie a ciò, avessero acquisito potere in Cuneo, garantendo così un appoggio politico futuro ai Saluzzo. Queste sono naturalmente solo ipotesi a cui si può giungere consultando la documentazione, per altro scarsa di quei tempi, (si denota la difficoltà di reperire dati sull’origine da parte degli storici addirittura per una casata nobile come i Savoia prima delle scarne notizie a ridosso dell’anno mille su Umberto Biancamano). Cuneo fu fondata nel 1198 dagli abitanti delle valli Gesso e Stura proprio alla confluenza di questi due fiumi (tutti ormai sappiamo perché così fu chiamata) ma già dal 1120 e 1130 c’erano spostamenti di genti da paesi come Caraglio e Quaranta, che si sentivano tiranneggiati dai marchesi di Guasto, oppure confluenze di Astesi e Milanesi che fuggivano dai luoghi travagliati dalle guerre del Barbarossa cercando rifugio e asilo in Cuneo e accrescendone la popolazione, alimentando il risentimento dei marchesi di Guasto appunto e di Saluzzo che, non solo non volevano che il comune fiorisse, ma desideravano impadronirsene giungendo addirittura all’anzidetto attacco a Caraglio. Il Crollalanza (“Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane estinte e fiorenti”, Pisa, 1886) si limita a dare notizia di una famiglia Alasia di Cuneo e a riportarne l’arma; notizie più abbondanti sono riportate, invece, dal Manno (“Il patriziato subalpino”, Firenze, 1895-1906). Questa nobile famiglia è considerata tra quelle che fondarono la Città di Cuneo (ivi abitanti fin dal milleDuecento …….. e altri). Membri di questa famiglia compaiono in numerosi documenti di cui il più antico risale al 1277 (trattato di tregua e poi di pace con Asti). Gli Alasia sono citati inoltre in parecchie altre fonti coeve sempre in qualità di funzionari comunali di rilievo (consiglieri, sapienti, sindaci, chiavari, ambasciatori) il riferimento è alle fonti documentate, come la serie degli Ordinati Comunali del 1362-65, del 1416-20, del 1431-32 e gli atti riguardanti i ‘Privilegi e le Prerogative relativi al Comune di Cuneo ed alle terre del suo distretto e a quelle narrative, come la cronaca del Rebaccini. Fu chiamata anticamente “de domina Alasia”; di parte imperiale gli Alasia furono sostenitori dei Marchesi di Saluzzo. Cacciati da Cuneo dai guelfi e dagli Angioini di fazione papista vi furono riammessi nel 1277 in seguito alla pace fatta con Asti. Si riporta il seguente passo tradotto dall’originale dalla “Più antica cronaca di Cuneo” “Documenti” di Piero Camilla: “ …….fu stipulato il 13 settembre 1277, un trattato di pace segreto tra Cuneo ed Asti che prevedeva, se i cuneesi avessero giurato la pace entro il 15 gennaio 1278, la restituzione a Cuneo dei castelli di Busca, di Montemale e di Caraglio, lo scioglimento di qualsiasi vincolo passato verso Asti e le assoluzioni di tutte le offese fatte ad Asti ed ai suoi alleati; dal canto loro i cuneesi si impegnavano a fare esercito, guerra e pace per Asti; a rimettere in Asti le questioni con il marchese di Saluzzo, in Savigliano, Fossano, Mondovì e a Cherasco quelle con i signori di Morozzo e di Boves; a ricevere in Cuneo le famiglie bandite, cioè i Faramia, i Cavalleri, gli Alasia, ed i. Pecia; e sottomettersi all’arbitrato astese in altre eventuali controversie. Da parte del re Carlo I Angiò non venne la ratifica al primo trattato e Cuneo, e il 6 gennaio 1278 su richiesta di Asti, Cuneo giurò per mezzo di due suoi delegati l’osservanza del trattato di pace del 17 settembre 1277, erano presenti 102 consiglieri (. Con due atti successivi del 9 gennaio Guglielmo Malopera, costituito procuratore speciale dei cuneesi ratificò la pace con Asti e ne giurò l’osservanza. Terminava così la dominazione di Carlo I D’Angiò e Cuneo ricadeva nuovamente sotto il protettorato di Asti…………..” Gli Alasia avevano sepoltura nella Chiesa di S. Francesco. Giovanni fu Vicario di Fossano nel 1309. In data 9 agosto 1595 la famiglia fu considerata ammissibile all’Ordine di Malta come “quarto nobile” nel processo di ammissione di Tommaso dei Marchesi di Ceva. Secondo il Manno la famiglia sarebbe da considerarsi estinta………? Stemma della famiglia nobile “De domina Alasia” Trinciato d’argento e di nero. Se ne possono osservare, difficilmente identificabili perché deteriorate dal tempo e reintonacate, due rappresentazioni sulle colonnine a capitello ad altezza di circa mt. 1,50, poste sotto i portici dell’edificio sito in CUNEO, via Roma al numero civico 17 probabile dimora della famiglia del 1200-1300 (attualmente funge da sede della Cassa di Risparmio di Cuneo), annessi i numeri civici 13 e 15 (sede alla Banca Europea) Vale la pena ricordare alcuni passi tradotti dall’originale latino, riportati nei testi di raccolta degli ordinati, patenti, infeudazioni e documenti storici di Cuneo di Piero Camilla e Basilotta, in cui compare un “DeDomina Alasia”, facendo trasparire il ruolo che poteva avere questa famiglia nella Cuneo dell’epoca tra il post medievale e il fiorire dell’era dei Comuni: anni 1343-1382 Radunato dunque tutto il popolo in San Francesco per pigliar conseguo che cosa dovesse fare la povera e debole Repubblica, che non haveva più se non Bernesso e Cervasca e Vignolo, perché Montanera, Castelletto e Brusaporcello non erano ancora riedificati, benché fossero ancora in detto luogo molte degne e note famiglie, cioè gli Arduini, Valderij, Alasij, Brocardi, de Modecia, de Bolleri, de Malloperi, de Baudissoni, de Centalli, Revelli, Luperij, Salvagni, Corvi, Gavagni, Paseri, Salaschij, Becherij, Dalmati, Basterij d’Asti, Mossavacha, Tavolerij, Bechij, Ambrosi, di Montemallo, Marcerij, Consolini, Bruni, Massi, Calvi, Martellii, Aceglij, Bocabianca, Grassi, Gastaldi, Rodulfi, de Ferramenta, de Robioni, di Montaldo, Nassi, Trumellii, Sordanellii, Miglini, Pagliassi de Belleria, Clerici, Beltrami, Angelerij, Rogerij, Piacenza, Ghinamii, Ribbi, Bavij, Miraglij e molte altre, fu proposto per L’Ufficiale che consultassero alla salute della Republica. dando a i congregati piena licensa di consultare sopra la mutatione del dominio, perché assai conoscevano i pericoli che al popolo soprastavano / senza alcuna fiducia o speranza di socorso 5).il consiglio generale veniva radunato in San Francesco quando le decisioni da prendere si profilavano gravi di conseguenze politiche per il futuro della Repubblica cuneese. Anche se non abbiamo il documento è molto probabile che la decisione della dedizione al Savoia sia maturata in San Francesco, chiesa e parlamento del Comune Il cronista non fa altro che confermarne, sulla scorta della tradizione orale cui attinge, a funzione pubblica, religiosa e politica. 6)Montanera e Castelletto Stura erano state distrutte, dopo varie contrastate deliberazioni. Nell’ottobre del 1363, per essere state rifugio di bande di ventura Inglesi ostili a Cuneo ed alla parte regia (ci. Arcbivio Storico de! Comune di Cuneo, Ordina/i. voI, I, 1363-1365. ultima deliberazione in data 1363 ottobre 22). I Cuneesi le ricostruiranno soltanto re1 1428 e ne1 1430. 7)I nomi citati dovrebbero essere tratti dal documento del 7 aprile 1382 col quale gli uomini di Cuneo e del distretto nominavano i loro Sindaci e procuratore per prestare, tre giorni dopo in Rivoli, la fedeltà a1 Savoia. Si direbbe che il cronista abbia avuto tra le mani il documento originale. 1426-1428 Rappresentazione della Stella - Ricostituzione del Consiglio dopo la peste E perché, per ragion della peste era diminuito il numero de Consiglieri, fu bisogno di ristorare il Consiglio. Furono nominati ( tra gli altri di quel tempo) Carlo de Alasij, Michel di Revello, Giacomino Dolce, Gioannino Boccabianca, Ludovico Sordanelli, Guglielmo Malopera, Giovanni Salvagna. Lorenso Pagliassa, Matteo de Acceglio, Giacomino Loperia, Martino Centallo, Paserio Brocardi, Macario de Bolleri, Franceschino Corvo, Antonio Malaboca, Faceto Tolosano, Rafaele Salasco, Gioanino Grasso, Giorgio Marcerio, Barnaba Dalmatio, Dalmassino Meglino è il primo elenco di consiglieri cuneesi anni post 1259 Discordie interne e la nascita della Società del Popolo. Muore tratanto il detto Conte Raimondo I a cui successe il Signor Ballangero, il qual confermè a quei di Cuneo tutto quei che dal suo predecessore era loro stato concesso et in oltre concesse ai suo popolo la eletione delli Officiali, cioè de’ Vicari e rimise a i medesimi Cuneesi tutte le gabelle di detto luogo. Succedendo questo governo tranquillo, molti de i Borghesi per le richesse grandissime che avevano acquistate sì levarono in superbia et ambitionc usurpandosi nome di Nobiltà, si pe3rsuadevano d’aver una certa preminenza sopra gli altri osservando un altro modo e maniere di vivere dagli altri differente, havendo non mediocremente accresciute le loro sostanze con l’opressione di molti. tra quali si trovava esser statti a quel’età gli Arduini , gli Alassij , li Valdierij, i Modecia, i Brocardi et quei d’Asti con i Calvi et i Martelli. L’atto rogato nel palazzo comunale del borgo il 12 febbraio 1356 fu aperto da una lunga ‘narratio in cui si descriveva il pietoso stato di Cuneo, dilaniata dai contrasti fra guelfi e ghibellini. filoangioini e fiiosabaudi, partigiani dei marchesi dì Saluzzo, di Monferrato o dei conti di Ventimiglia e si ricordava che, considerato che due o trecento anni prima il luogo era nato sul territorio marchionale. e che ancora si conservava la memoria del buon governo di Tommaso I e di Manfrcdo IV i poulares del luogo furono concordi nell’attribuire il dominio a Tommaso II. Congregati in numero dì trecento, i Cuneesi decisero dunque di cedere a Tommaso e a suo figlio Federico tutte le prerogative, le giurisdizioni e le parti di pedaggi e di diritti di mercato prima spettanti ai suoi predecessori. I due procuratori Francesco Paxerius e Ludovico Alasìa — esponenti di due discendenze di ormai secolare tradizione antiangioina —attribuirono al marchese «locum Cunei cum toto districtu ac iurisdictione», con tutti i danni e i proventi della curia, pedaggi e …… (fatti salvi i diritti dell’abate di Borgo e dei nobili di Cuneo).
anni intercorsi tra l’ingresso nel borgo di Carlo I d’Angiò e quello del Conte Verde, Amedeo VI di Savoia. Alternanze e ricambi nel gruppo dirigente cuneese XIII secolo Poco sì sa della lotta politica in Cuneo prima dell’avvento del conte di Provenza. Come hanno ritenuto diversi studiosi locali è però possibile che si fosse verificata una prima polarizzazione interna tra le forze aristocratiche, legate anche all’abate di San Dalmazzo, e il popolo, organizzatosi In autonoma società, che tentava di contrastare i diritti e le prerogative dei domini-. L’avvento di Carlo d’Angiò non segno, a quanto pare, un processo di riconciliazione interno al borgo quanto piuttosto l’affermazione della fazione guelfa. Nello stesso atto di sotto-missione era prevista una clausola ad un tempo discriminante e disciplinante per la popolazione: l’accordo prescriveva infatti che «omnes homines Cunii et districtus eiusdem» giurassero «fidelitatcm dicto domino comjtj», sicche gli oppositori acconsentendo all impegno si sarebbero macchiati di spergiuro in caso di ribellione, mentre rifiutandolo si sarebbero esclusi dalla comunitas Cuore della fazione filoangioina erano sicuramente quei nobili che fra il giugno e il luglio del 1259 trattarono la sottomissione di Cuneo al conte di Provenza e che, per questo, furono largamente ricompensati in denaro sonante e in incarichi di potere. I fedeli di Carlo avevano sicuramente ampie possibilità di carriera, in Piemonte e fuori. Folco Arduino nel 1267 fu vicario regio di Alba, ambasciatore a Napoli nei 1276. consigliere del siniscalco di Lombardia nei rapporti con Asti nel 1274., Fu lui a rappresentare Cuneo alle trattative di tregua con Asti
L’accordo prevedeva la garanzia dei beni per i banditi di Cuneo, fatti salvi castelli e altre fortezze e io case distrutte al momento della loro fuoriuscita. ma non il loro rientro, ché, anzi, si precisava che essi non dovevano «stare in Cuneo nel districti Cunei». I banditi, si specifica nel documento, erano gli uomini delle consorterie dei Caballrii e dei Faramia, i figli del dominus Giovanni di domina Alasia e tutti coloro che li seguirono, oltre che tutti i fuoriusciti raccoltisi in Asti, il cui elenco era in un atto notarile citato, ma purtroppo non riportato nel documento: da circa 75 membri (l’elenco non è preciso e alcuni nomi sono ripetuti), presentava ovviamente radicali novità rispetto a quello di tre anni prima. Fra i consiglieri cerano gli esponenti della fazione ghibellina esiliati durante il regime angioino, come Giacomo Guglielmo Alasia, ma erano soprattutto i Faramia ad emergere, presenziando con tre esponenti Giacomo, Giovanni e Gianserio, Non mancavano, ovviamente, i Pasero, per i quali, oltre a Giacomo, rappresentante presso il marchese, furono presenti anche Bresciano e Nicolino. Fra i guelfi, che evidentemente non avevano conosciuto un esodo di massa, si contavano Niicolino e Bresciano Pasero, Enrico, Filippone e Rebordo Pecia e Nicola Caballerius; erano invece completamente assenti gli Arduino e i Gastaldo, banditi.
I sei capitolatori eletti in un primo momento furono Giovanni Nicolino, Giorgio Alasia, Giacomo Valdieri, Raimondino Brocardo, de Monte Male e Giovanni de Ast. Ad essi si aggiunsero Princivallo Dalmazzo. Lazzaro Centallo, Petruccio Tavolerio: e Vietto de Trunello. Come si può constatare, essi erano esponenti di un gruppo sociale dalle origini variegate: i membri della commissione facevano tutti parte di famiglie dell’elite di governo del borgo, equamente ripartiti, almeno stando alla testimonianza del Rehaccini. fra nobili e popolari. Fra i primi si ritroverebbero infatti gli Alasia, i Valdieri, i Brocardo e i da Asti; fra i secondi, esponenti di quegli uomini di popolo «tarn potentes quod nichil existimabant nobiles», si contavano i Centallo e i Tavolerii. La documentazione superstite permette di articolare ulteriormente tali informazioni. Gli Alasia, come si è visto in precedenza, schieratisi contro gli Angiò già della seconda metà del XIII secolo, facevano parte della più antica aristocrazia cuneese. Simile fu la parabola dei Brocardo. probabilmente più giovane di lui era invece Giorgio o Giorgino Alasia, la cui carriera iniziò più tardi. Lo si ritrova comunque ambasciatore a Bernezzo nel gennaio 1365. Nel 1421, i Bolleri risultavano imparentati con un’altra fra le più prestigiose discendenze di Cuneo: Giovannina Bolleri aveva infatti sposato Antonio Alasia.
Fra i più antichi lignaggi di Cuneo che seppero conservare la loro prevalenza vanno ricordati in particolare gli Alasia, i cui esponenti ricoprirono ininterrottamente importanti ruoli nel governo del luogo. Basterà qui ricordare alcune figure di particolare rilievo. Foresto Alasia, ricordato dal Rebaccini fra i personaggi più importanti agli inizi del Quattrocento, sedette in consiglio almeno a partire dal 1416 e ricopd un gran numero di incarichi, fra cui basterà ricordare quelli di ambasciatore presso la cotte ducale nel luglio 1416, nel febbraio l 417, nel giugno e nel dicembre 1418 . Carlo Alasia, entrato nel consiglio verso il 1426, ebbe a sua volta una brillante carriera ricoprendo ripetutamente le cariche di razionatore e di sapiente nel biennio 1431-1432 165. Nella seconda metà del secolo, un altro Foresto Alasia, priore di Sant’Anselmo, fu ambasciatore per il comune presso la curia romana verso il 1473 Antonimo Alasia sedeva in consiglio, dove fra il 1469 e il 1477 fu sapiente e stimatore dei danni, Giovanni Francesco Alasia rappresentò la famiglia nell’assemblea comunale nei primi anni del Cinquecento, ricoprendo diversi incarichi di sapiente, di contracditum prepositarum e di razionatore fra il 1507 e il 1509 La continuità di peso politico si basava anche su una consistente base patrimoniale a metà del Quattrocento, i diversi membri della discendenza possedevano un importante palazzo con botteghe in Cuneo, nel quartiere di San Francesco, sull’asse principale della platea, altre case nel dintorni, un mulino e diverse centinaia di giornate di terreni, organizzate attorno ad un tetto, a una motta e a due torri; residuo della passata preminenza esercitata dalla famiglia doveva anche essere il «quodam pedagium» detenuto dalla nobile Fiorenza Alasia, che le rendeva 8 fiorini all’anno. Palazzi urbani e torri suburbane costituivano per le famiglie cuneesi un «potente strumento di prestigio» al modello del quale si adeguarono, come si vedrà tra poco. anche i patrimoni dei personaggi di più recente affermazione, desiderosi di entrare in concorrenza, anche sul piano simbolico, con le discendenze più antiche.
La «pubblica utilità» poteva d’altronde avere molteplici interpretazioni, come avvenne ad esempio nel 1431, quando il potente consigliere Carlo Alasia riuscì ad ottenere un contributo pubblico di 25 fiorini per riparare e migliorare il palazzo di famiglia. Approvato dal duca Carlo II di Savoia l’intero operato del Provana, la riforma entrò ufficialmente i vigore con l’elezione dei nuovi credendari, il 30 gennaio 1516. si trattava dei nobili di Platea: Bernardino Cavalerius, Bartolomeo Paxerius, Filippo Corvi, Antonio de Busca, Giovanni Raffaele Alasia, Lorenzo Rebaccini, Luca Revello, Giovanni Antonio Brizio, Antonio Becherius, Raffaele Lovera Antonino Martini, Bernardino Operti.
Una bella immagine dell’aristocrazia di Cuneo nel Cinquecento è fornita da Dalmazzo Grasso, il quale narra di un fulmine che nel 1353 colpi una torosella della famiglia Farina, dove si erano trovati a leggere Luigi Farina (che, in odore di eresia, perì nella disgrazia), Giuseppe Acceglio e Giuseppe Alasia: i tre, esponenti di famiglie che facevano parte dell’elote della villa da alcuni secoli, rappresentavano un ceto che si distingueva anche per la levatura culturale e per l’apertura alle istan ze riformistiche che giungevano dai predicatori d’Oltralpe. Si denota che un Pietro Alasia compare spesso nelle cronache cuneesi dell’epoca medio-rinascimentale, e che, nell’Archivio storico di via Barbaroux a Torino, è conservata una patente-feudo di donazione di possedimenti presso Monaco e Nizza dai Savoia e tal, appunto, Pietro Alasia, ormai ivi residente e coniugato con una Grimaldi, avrebbe lasciato alla sua morte tutto alla moglie, e questa a sua volta a suoi parenti Alcuni Alasia o Allasia attualmente risiedono ancora in comuni limitrofi a Cuneo, esempio a Montanera. Dal “Crollalanza” risulta ancora un Alasia Cristoforo, nato a Sassari il 21 novembre del 1869, che studiò scienze nelle università di Torino, di Roma e quindi a Cagliari. Ora, valutando le citazioni riportate dalla cronaca dell'epoca (archivio storico città di Cuneo) degli Alasia-Allasia a Cuneo, e avendo notizie scritte solo successivamente di quelli di Sommariva, dimostratisi comunque ugualmente famosi, (soldati e capitani di ventura noti fin dal 1400 circa), è ammissibile credere nell’ipotesi che quelli di Cuneo non siano estinti come sostiene il Manno citato precedentemente, altresì che questi di Sommariva siano una parte degli allontanati da Cuneo dai guelfi e Angiò e che, ivi rifugiatisi, si siano definitivamente stabiliti trovando ulteriore sfogo per l'intraprendenza della famiglia, dominando anche in quel comune la scena politica e militare; praticamente il ramo delle famiglie Alasia di Sommariva potrebbe essersi generato solo dopo il decadimento di quello di Cuneo. Secondo quanto asserisce il Padre Maestro Gregorio Alasia dell’ Ordine de’ Servi di Maria, nella sua opera intitolata “Catalogo de’ Capitani, Alfieri, e Sergenti:di Sommariva del Bosco, che hanno fiorito dall’anno 1550 fino al 1612, descritto a perpetua memoria della bellicosa patria sua”, pare che il Luogo di Sommariva del Bosco sia passato sotto il felice ‘Dominio di Casa Savoja soltanto circa l’anno 1225, e da tal epoca in poi retto in feudo. Il giuramento di fedeltà prestato dagli uomini di Sommariva del Bosco al Duca Amedeo IX di Savoia il 4 febbraio 1472, tra gli altri cognomi tipo Oliverij, Marenghi, Aycardi, Barberij, Vivaldi, Racca, Strumia, Galli, Sibona, Gastaldi, Lantermi ecc… riportava già i seguenti Alaxia-Allaxia (alcuni con una sola “l” altri con la doppia): Dominicus de Alaxia, Matheus de Alaxia de Zogno, Eustacius de Allaxia, Blaxius filius Oddonj de Allaxia, Francesquinus de Allaxia Gratianj, Jacobus de Allaxia. Benedices (sic) de Allaxia, Gabriel de Allaxia filius Blaxij, Bernardus de Allaxia Blaxij, Manoel de Allaxia, Anthonius de Allaxia, Laurentinus de Allaxia, Stephanus de Allaxia, Odinus de Allaxia, Johannes de Allaxia Guillelmj, David de Allaxia, Symon de Allaxia Blaxij, Donatus de Allaxia Blaxij, Conradus de Allaxia, Odonus de Allaxia, Bernardus de Allaxia Georgij, Jeronus de Allaxia, Michaelis Vincencius de Allaxia Guillelmi, Marcellinus de Allaxia, Raymondus de Allaxia, Andreas de Allaxia Georgi, Nicolaus de Allaxia, Georgius de Allaxia pro se ed Michele iius filio, Facinus de Allaxia Angellinus de Allaxia, Johannes Guillelmus de Allaxia, Marchus de Allaxia, Mathues de Allaxia Petrini, Lurencius de Allaxia, Johannes de Allaxia Francisci, Bartholomeus de Allaxia, Daniel de Allaxia, Martinus de Allaxia, Graciani de Allaxia, Boninus de Allaxia, per totali n. 40 persone, probabilmente in età adulta, che portavano il cognome Alaxia-Allaxia. Qui di seguito si riporta la bibliografia di due eminenti esponenti dalla famiglia Alasia Sommarivese, tra cui Padre Gregorio Alasia, autore del Catalogo dei Capitani e cugino di I° o II° grado di Giovan Domenico, progenitore degli Alasia Villafranchesi ALASIA, GREGORIO (Gregorius de Sumaripa). — Al secolo Alessandro, nacque nel 1578 a Sommariva del Bosco (Cuneo), e il 28 apr. 1596 prese l’abito dei serviti. Il conte Raimondo della Torre Valsassina, signore di Duino, e, dal 1593 al 1597, legato imperiale a Venezia e a Roma, aveva preso accordi con rappresentanti dell’Ordine, già nel 1598, per fondare a Duino un convento di serviti con una scuola onde arginare la penetrazione protestante. Nel 1601 l’A., non ancora ordinato sacerdote, fu inviato a Duino per presiedere ai lavori di costruzione della nuova Casa, e assumerne la direzione. L’anno seguente lesse la prima messa. Fu il primo sacerdote cattolico che si pose il problema dei testi in lingua slovena indispensabili alla cura delle anime, compilando, ad uso dei sacerdoti cattolici attivi tra gli Sloveni, un Vocabolario italiano e Schiavo, stampato a Udine nel 1607 e di cui oggi si conosce una sola copia, conservata nella biblioteca di Lubiana; esso comprende, oltre al vocabolario vero e proprio, una breve grammatica slovena, alcuni dialoghi italiano-sloveni, le preghiere più comuni, e quattro ~ lodi spirituali solite a cantarsi da questi popoli nelle maggiori solennità dell’anno *. Lasciata Duino nel 1612, fu dapprima a Sommariva, poi, dal 1615, a Roma, dove morì, nel convento di S. Marcello, nel 1626. Nella Biblioteca nazionale di Firenze si conserva un codice di sua mano (segnato 1580 G. 8) contenente, fra l’altro, una sua opera agiografica rimasta medita. Oltre a svolgere una varia attività letteraria (il suo Catalogo de’ capitani, alfieri e sargenti di Sommariva del Bosco, Carmagnola, 1612, è Stato ristampato a Roma nel 1903, l’A. collaborò con Arcangelo Maria Giani alla compilazione degli Annales dell’Ordine dei Serviti; la testimonianza in proposito di Luigi M. Garbi (nella seconda ed. degli Annales, TI, Lucae 1721, p. 576) è confermata da una lettera del 26 febbr. 1612, indirizzata dail’A. al Giam, riguardante appunto la progettata storia dell’Ordine. ALASIA, GIUSEPPE ANTONIO. — Nato il 10 marzo 1731 a Sommariva del Bosco, dottore in teologia (26 maggio 1756), fu prefetto del seminario di Torino dal 1758 al 1761, capo delle Conferenze di teologia morale per designazione arcivescovile (1761), e dal 12 nov 1761 aggregato presso l’università di Torino alla facoltà teologica e all’antica facoltà delle arti per la classe di matematica. Dal 1768 ai 1783 si dedicò agli studi di geometria, pubblicando a Torino nel 1773 uno Specimen geometricum, ristampato poi nei 1799, in Cui studiava alcuni problemi relativi alla quadratura delle aree. Dai 1783 al 1809 l’A. pubblicò i Gommentana theologiae moralis (Augustae Taurinorum 1783-1809, IO voli.; 2 ediz., postuma, a cura di A. Suardi, ibid. 18301831, 8 voli.), che si diffusero molto, anche in compendi, e dettero all’A, una notevole fama. Considerato, finché visse, probabilista, e accusato di lassismo dai giansenisti, fu invece tacciato di rigorismo dall’allievo di P. B. Lanteri, L. Guala, che difendeva la morale liguoristica, i cui principi erano destinati a prevalere nell’insegnamento cattolico. Il Guala, leggendo al convitto ecclesiastico di Torino, istituito nel 1817, i Gommentania dell’A., ne correggeva le opinioni servendosi delle opere di s. Alfonso de’ Liguori. I testi del Guala finirono poi col sostituire, nei seminari, quelli dell’Alasia. A partire dal 1795, l’A. si appartò dalla vita pubblica, senza compiere atti di ossequio al nuovo potere; nel 1809, pubblicando il decimo e ultimo volume della sua opera maggiore, sottolineava, senza critiche, le variazioni da fare ai voll. I e in base ai mutamenti apportati nel campo del diritto dal codice napoleonico. Morì a Torino il i genn. 1812. Altro insigne Alasia Sommarivese è stato il Notaio Giovan Luigi, probabile discendente per omonimia col padre del succitato frate Gregorio Alasia, che fu Sindaco di Sommariva e riprese parti del Catalogo dei Capitani nel suo “Compendio di varie notizie relative al luogo di Sommaria Bosco” del 1820 Come verificato dai documenti nell’archivio storico e dalla somiglianza dello stemma, deriva di certo da Sommariva Bosco anche il ramo di Cavallermaggiore e probabilmente, per supposizione, in base agli spostamenti documentati dai vari archivi parrocchiali, anche quelli di Saluzzo, Racconigi, Cavallermaggiore, Savigliano, Monasterolo ecc..; a parte alcuni casi in cui si è trovata l’origine specifica da Sommariva stessa e in subordine da Saluzzo, Racconigi e Savigliano derivano a loro volta da Villafranca Piemonte le famiglie Allasia esistenti attuali a Pinerolo, Cavour, Barge, Revello, Staffarda, Piobesi, Castagnole, Buriasco, Scalenghe, Garzigliana, Moretta, Cardè, Vigone, Virle. A Sommariva è stampato su un banco parrocchiale lo stemma dell'arma di famiglia Alasia come dal Catalogo dei Capitani del padre Gregorio, che raffigura tra l'altro due mani che si stringono. Uno stemma \"Alasia\" identico fuorché raffigurare una rosa invece di due, è altresì presente lungo la scalinata di Palazzo Garnieri, sede del Municipio di Cavallermaggiore, qui le prime tracce del cognome si trovano dal 1684, per un banchetto di certo David Alasia, (peraltro David è anche un nome che compare dagli atti di nascita della Parr. di Sommariva) come da documento citato nel - Libro Percorsi Storici di Cavallermaggiore- autori Genta-Carità. Per quanto riguarda il Cognome Allais-Alais, in uso nelle valli Pellice e Chisone tra i Valdesi già dal 14° secolo (potrebbe essere una derivazione francese della medesima base Alaxia-Alaisyis trasformata dagli ugonotti) trasferitisi a ondate successive nelle vallate piemontesi, cacciati e perseguitati dai re cattolici francesi e dai Savoia è comparso che alcuni Allasia a Revello e Martignana, traggono origine da Martignana Po stessa, e prima ancora da Pagno nella Val Bronda dove negli antichi registri parrocchiali risultano originariamente con il cognome di Alais, probabilmente convertito in Alasia (come già citato all’inizio della presente più genericamente) da chi aveva letto gli atti di battesimo o matrimonio che riportavano la desinenza plurale del latino per indicare i coniugi che per Alaix e Alaxia era uguale, quindi esempio: Vittorio e Agnese Alais che erano stati indicati: “..Victorio et Agnes jugularum de Alaisis”, potevano diventare singolarmente alla trascrizione successiva per un battesimo, un decesso ecc: "Victorio de Alasia" o "Agnes de Alasia". A Martignana si trovano dunque degli Allasia, dal ‘700, di cui non si ha origine difficilmente interpretabile, forse di provenienza dalla vicina Saluzzo, e ancor prima da Sommaria, Racconigi, Savigliano, Dronero, oppure perché in origine “Alais”. Il ramo Villafranchese, come documentato dagli atti battesimali e matrimoniali della parrocchia, deriva da Sommariva (Sommaripa del Boschi),: il primo Alasia, Giovan Domenico giunse di passaggio a Villafranca, porto di attraversamento del fiume PO di genti e merci.
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