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Fonti e recensione a cura di Michele Balen
Feltre è una città del Veneto settentrionale, immersa in una conca naturale delimitata a nord dalle bellissime vette alpine delle dolomiti e a sud dalle cime prealpine del Tomatico e del massiccio del Grappa. La città è antichissima, di origini preromane. Numerosi popoli hanno sovrapposto, durante i secoli, la loro presenza su questo territorio contribuendo, nel bene e nel male, a rendere la storia feltrina ricca e affascinante. Non lontano da Feltre, si trova Lamen.
Lamen è un villaggio rurale di mezza montagna, che sorge sopra un dolce e soleggiato poggio naturale a ridosso delle Vette Feltrine. Il borgo, posto all’imboccatura dell’omonima valle, forma con i villaggi di Pren e di Vignui, la parrocchia di Vignui-Pren. È qui che si sono stanziati i primi Balen del Feltrino e d’Italia.
Sicuramente fin dal XV secolo esiste in Italia, a Feltre, un ceppo della famiglia Balen.
I documenti attestano l’esistenza dei Balen a Feltre fin dal XV secolo, presso la biblioteca civica e presso l’archivio della cattedrale. Sono generalmente dei registri relativi ai fondi terrieri di proprietà del Capitolo dei canonici o di locali confraternite religiose e laiche. In tali registri i massari scrivevano la natura e i confini del terreno affittato, le generalità dell’affittuario e l’importo da ricevere annualmente per l’affitto. Normalmente gli affittuari erano i coltivatori del luogo e tra i tanti nomi che appaiono nelle regole di Pren, Lamen, Vignui, si notano numerosi Balen.
I nomi più ricorrenti sono senz’altro Donato, Bortolomio, Biagio, Cristoforo, ma si leggono anche Zuanne, Zanvettor, Andrea, Battista, Vettor, Vendramin, Martino, Pol…
Il cognome è registrato talvolta in due forme: Balen, che è la più diffusa, e Ballen. La ragione può essere dovuta ad un diverso uso dell’accento: in via normale il cognome è pronunciato alla francese (Balèn) e in questo caso la doppia l diventa “pesante” da dirsi. Può darsi invece che vi fosse l’uso di pronunciare il nome alla germanica, con l’accento sulla a, ovvero Bàlen, in questo caso la pronuncia con due l diventa più eufonica (Bàllen). Si può dunque dedurre che la pronuncia originaria fosse questa seconda?
Dai documenti cirtati appare che i Balen non erano solo affittuari, ma anche proprietari di terre nelle medesime località ed anche che erano quasi esclusivamente concentrati nei dintorni di Lamen.
I Balen dunque non furono cittadini di Feltre: come testimoniano i documenti oggi visibili, erano piuttosto, almeno nella prima età moderna, dei rurali. Abitavano, infatti, a Lamen. Dediti ai lavori dei campi, i Balen, non ebbero incarichi pubblici né ecclesiastici, non almeno in età moderna, e non parteciparono in alcun modo visibile alle vicende della comunità feltrina; come la maggior parte della popolazione contadina, restarono ai margini della storia.
Il cognome è particolare per almeno due ragioni. La prima: Balen non appartiene a nessuna delle classi che normalmente costituiscono il repertorio dei cognomi locali, non è un mestiere (Fabris, Calligaro, Vaccari…), non si riferisce a una località, (Lasen, Facen, Trevisan…), non è un oggetto (Minella, Casagrande…), non un chiaro soprannome (Sgorlon, Rossi, dal Zotto…), non è una pianta (Perer, Vigna…), non è un punto di lavoro o di riferimento (dal Pont, dal Molin…), non deriva da un nome proprio (de Menech, Zampieri, Vettorel…). La seconda ragione: Balen è originariamente presente in Italia soltanto nel Feltrino, e nel Feltrino solo nella zona di Lamen. Con la quasi assoluta certezza, si può affermare che i pochi Balen che abitano nel resto d’Italia provengono tutti da antenati originari di Lamen di Feltre.
Il nome Balen pare straniero, infatti, mentre è così poco presente in Italia è, in realtà, diffusissimo in altri paesi europei come il Belgio, la Francia, la Germania, la Spagna, l’Inghilterra…
L’ipotesi che sia straniero è confortata dalla presenza in Europa, di più di un toponimo Balen. Il più utile ed importante dei quali sembra essere quello belga: Balen è una piccola città del Brabante, vicina a Mol e a Geel, quasi a ridosso dei confini con l’Olanda. A quel Balen fa riferimento quasi certamente il diffuso cognome Balen e van Balen, che ha numerosi portatori in tutta l’area dei paesi bassi e delle zone circonvicine.
La zona in cui si trova Balen è vicina ad Anversa, che fu un porto e un centro commerciale di prim’ordine, ma anche alla famosa Aquisgrana, la sede del palatium carolingio, la capitale del Sacro Romano Impero di Carlo Magno. Un vero centro nevralgico dell’Europa cristiana medievale. Un crocevia politico-militare che si allacciava con la Roma dei papi, con Marsiglia, Genova e Venezia, con Bisanzio e il mondo Orientale, con la Terra Santa. Bisogna tenerne conto pur senza cedere a facili conclusioni.  L’uomo medievale viaggiava molto più di quanto si possa immaginare. Ancora privi di un forte senso nazionale, i popoli si incrociavano di continuo. Più di una strada romana e medievale collegava le Fiandre e il Brabante con la Germania e con Venezia. Alcune passavano per Feltre: la romana Via Claudia Augusta Altinate, il Caminum Basilee o della Baviera e il Caminum Usporgi o di Augsburg (Augusta). Le strade erano quelle degli eserciti e degli imperatori, dei mercanti, dei pellegrini e dei crociati. Molti dunque percorrevano nei due sensi le arterie che collegavano il mediterraneo al nord Europa.
È dunque possibile che i Balen feltrini derivino da quelli fiamminghi o, meglio, brabantini e che siano giunti, prima del XV secolo, per una qualche ignota ragione, fino alle pendici delle Dolomiti, per poi stanziarvisi definitivamente. Una debole conferma all’ipotesi si può trovare in un altro cognome presente nel Feltrino: Budel, che presenta almeno un’analogia con Balen. Perché Budel è anche il nome di una città situata nella medesima area geografica e, più precisamente, nel sud dell’Olanda.
LAMEN E LA SUA VALLE
LAMEN
I Balen abitavano la “villa” di Lamen: un borgo rurale davvero minuscolo, addossato alle Vette Feltrine e immerso in un paesaggio dolce e assolato. Tutto lassù, sembra essere stato dipinto con grande poesia, ma in scala ridotta: è minuscola la chiesa, dedicata al patrono san Bartolomeo, è minuscolo l’abitato che l’attornia, minuscole sono le scuole elementari, e così il casello del latte che oggi è un centro sociale del paese.
Il borgo è costituito, nella parte più antica, da vecchie case di contadini, fatte di pietra e di legno, disposte in corti e viottoli e segnate dalle complesse architetture dei ballatoi esterni.
Sulla collinetta che delimita lo sguardo verso sud, sorge una vecchia casa dei Balen. È una costruzione semplice che sembra dominare il terreno sottostante, quello che fu la chiesura della famiglia. Quasi fosse un castello.
LE CHIESE
Nella prima età moderna, e forse già nel medioevo, la chiesa principale cui faceva riferimento la comunità di Lamen era quella di Vignui. Intitolata a San Giorgio cavaliere, nacque quasi certamente come chiesa castrense, cioè legata ad un castello o ad un borgo fortificato. La chiesa fu poi cappella della cattedrale di Feltre, fin quando diventò parrocchia. Dalla parrocchia di San Giorgio in Vignui dipendevano la chiesa di san Michele in Nemeggio, diventata a sua volta parrocchia nel 1689, la chiesa curaziale di San Bartolomeo di Lamen, nel 1857 consacrata e sacramentale e perciò seconda per importanza rispetto alla parrocchiale, e le chiese secondarie di San Biagio di Pren, Santa Maria Assunta in Altino, San Pellegrino in Cardenzan, una chiesa in Ronzen e l’antico oratorio di San Martino in Val di Garda.
La parrocchia di Vignui trasferita a Pren e in pratica cessò di esistere nel 1863; fu ripristinata come parrocchia autonoma nel 1928. Tuttavia, cosa alquanto strana, era sprovvista, nel 1872 di un archivio parrocchiale, i libri canonici li teneva il parroco come gli “stati delle anime”.
La chiesa di San Giorgio si trova in cima al colle che domina l’abitato di Vignui e risale al XIV secolo. Gli altari sono due: il maggiore è dell’Ottocento con due angeli ai lati ed ha una bellissima pala raffigurante San Giorgio che risale al XV secolo; vi è poi l’altare della Madonna di Caravaggio con una statua della Val Gardena e altre tele di autore ignoto. Il campanile e la facciata sono stati rifatti negli anni cinquanta del Novecento.
La chiesa di san Biagio di Pren fu costruita nelle forme attuali tra il 1835 e il 1863, anno in cui diventò sede della parrocchia a scapito di Vignui. Fu consacrata nel 1870 dal vescovo renier.
L’altare maggiore è in stucco e marmo e porta una pala di autore ignoto raffigurante la Madonna e i santi Biagio, Fabiano, Rocco e Sebastiano. Vi sono anche gli altari della Madonna del Rosario e di sant’Antonio da Padova, con le statue dei santi. La chiesa è dotata di un organo e ancora si erge il vecchio campanile.
San Bartolomeo di Lamen risale al XVI secolo e pare sia stata consacrata nel 1514. Ricostruita intorno al 1750 da un architetto veneziano ha un altare su cui spicca il tabernacolo barocco. L’abside mostra delle tele che raffigurano san Bartolomeo, San Giovanni Battista, la Madonna del Rosario e l’Annunciazione a Maria. Una cappella laterale, posta a nord e risalente al 1916, conserva la statua della Madonna delle Grazie. Nella chiesa vi sono anche le tele che raffigurano i SS. Vittore e Corona e la Deposizione di Gesù.
LA VALLE DI LAMEN
A nord del centro abitato si apre la Valle di Lamen. È piccola anche lei, verde, dolce…
È segnata dal corso del torrente Colmeda e sta tutta riparata sotto la mole del monte Pafagai (1047 s.l.m.). Nella valle vi sono numerose e consistenti tracce di frequentazioni preistoriche e la presenza delle vecchie calchere, (fornaci per fabbricare la calce).
Qui, a Lamen e nella sua valle come sui pendii delle montagne circostanti, si è svolta per secoli (almeno dal XV in poi) la vita agreste dei nostri antenati feltrini.

L’ARALDICA
Esiste effettivamente uno stemma della famiglia Balen. Anzi, ne esiste più d’uno. Prima di vederli è bene però fare qualche precisazione a scanso di equivoci.
Lo stemma, anzi l’arma, è una composizione artistica di simboli, chiamati pezze, di origine medievale e cavalleresca. Si tratta normalmente di uno scudo sul quale sono dipinte figure geometriche, animali, vegetali, oggetti, persone…aventi un carattere simbolico o allegorico. Non sempre gli stemmi sono da associarsi al ruolo di “cavaliere”, né sono necessariamente indice di “nobiltà”.  Del resto il concetto stesso di nobiltà cambia di luogo in luogo e di secolo in secolo. Dunque lo stemma è solo una raffigurazione allegorica e simbolica che un dato gruppo umano, una città, una famiglia, un ente si è dato per rappresentarsi. La stessa famiglia può aver assunto, secondo il luogo o il periodo, arme diverse, anche molto differenti tra loro. Famiglie dal medesimo cognome inoltre possono non condividere per nulla lo stesso stemma.
In definitiva, le arme, di seguito descritte, mantengono il loro senso più appropriato solo se accostate alla documentazione che le accompagna, solo se conservate nel quadro storico che le ha prodotte. Resta salvo ovviamente il diritto di chi, senza ledere i diritti altrui, desidera appropriarsene in modo lecito (di ciò si scriverà in altra occasione).
Sono documentate nell’Armorial Général, un testo che raccoglie numerosi blasoni europei, più di un’arma dei Balen. (“Illustrations to Rietstap’s Armorial Gènèral.” V. & H. V. Rolland by J. B. Rietstap. I - II, A-F). Heraldry Today, Londra, 1967.
Ecco i blasoni :
van Baelen (Olanda): arma d’argento alla rosa di rosso con tre foglie di verde.
Balen (Dordrecht): arma d’argento ai due bordoni da pellegrino d’azzurro incrociati, accompagnati da tre rose di rosso, una in capo e due ai lati. Alias   alla rosa di rosso tra due voli d’argento e rosso.

Si nota nello stemma dei van Baelen d’Olanda la medesima rosa presente in quelli dei Balen di Dordrecht, dal che si desume che le due famiglie abbiano la medesima origine se non addirittura che siano la stessa.
L’Armorial mostra anche l’arma dei
Balen de Gorenflos: arma di rosso allo scaglione d’oro accompagnato da tre trifogli, due in alto ed uno in basso, pure d’oro.
Anche i Baleni, descritti come famiglia italiana, hanno il loro blasone.
Baleni (Italia): arma d’oro alla croce di Sant’Andrea d’azzurro accompagnata da quattro merlotti posti 1, 2, 1 pure d’azzurro.
La famiglia dei Balen di Feltre non ha attualmente alcuno stemma documentato. Per questa ragione gli stemmi proposti dovrebbero essere collegati ai feltrini tramite una ricerca storica.
È interessante osservare che nello stemma dei Balen di Dordrecht appare una coppia di bordoni da pellegrino, talora scambiati per spade. I bordoni possono suggerire un’impresa compiuta dai membri della famiglia ossia uno o più pellegrinaggi verso i santuari più tipo del medioevo: la Terra Santa, Roma, o Sant’Iago de Compostela. Nel primo caso non sarebbe stato loro impossibile, durante il tragitto, attraversare la marca Veneta o addirittura il Feltrino.
Per quanto riguarda la rosa, essa apre una serie enorme di possibilità interpretative: è uno dei simboli più ricorrenti e più interessanti di tutta l’araldica. Affascinante appare soprattutto la variante dello stemma nella quale la rosa è posta tra due voli di rosso e argento ossia due ali d’uccello.
HENDRICK VAN BALEN.
Pur essendo vissuto in un’epoca in cui i Balen erano ormai ampiamente radicati in terra feltrina, e pur non essendo provato alcun legame con la famiglia feltrina, ritengo doveroso segnare alcune note sul pittore di Anversa Hendrick van Balen.
Hendrick van Balen nacque ad Anversa nel 1575 e vi morì il 17 luglio 1632. Secondo il van Mander, Hendrick ebbe per maestro d’arte il pittore Adam van Noort.
Nel 1592 egli era ormai diventato Maestro e tra il 1609 e il 1610 aveva raggiunto il grado di decano della Gilda dei Pittori. Si recò quindi a Roma per studiare l’arte classica e, al suo ritorno ad Anversa, entrò nella Confrerie des Romanistes di cui, nel 1613, diventò il decano.
Ebbe undici figli, parecchi dei quali, seguirono le orme del padre e si dedicarono all’arte della pittura. Dei suoi ventisei allievi due sono da annoverare tra i grandi della pittura fiamminga: il van Dyck e lo Snyders. Collaborò spesso con altri artisti di spicco, tra i quali vi fu il Brugel che dipingeva gli sfondi su cui Balen apponeva le figure umane.
Ebbe a disegnare dei cartoni per vetrate e per incisioni, ma in genere dipinse su legno e su rame opere,
spesso di piccole dimensioni, dai soggetti biblici e mitologici.
Verso la fine della sua carriera pare avesse lui stesso a subire l’influenza dell’allievo van Dyck, come appare nei suoi quadri in San Giacomo di Anversa, luogo dov’è oltretutto sepolto. Molte sue opere sono conservate in numerose gallerie d’Europa.

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