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Fonti e recensione a cura di Massimiliano Bonapace
Il nome originario di De Torcolo risale ad una "schiatta" di Longobardi, i Tockil e successivamente Von Torkil che si installarono per diritto di conquista nel distretto di Verona nell'ottavo secolo. Gli appunti lasciatimi in proposito da  mio padre e da mio  zio Renzo non sono molto esaustivi e vanno integrati  da una ricerca in zona che  farò al più presto partendo anche dalla "Storia dei Longobardi" di Paolo Diacono in cui vengono citati per ben due volte dei "De Tocchilis". Dallo stesso volume sappiamo inoltre che per quasi due secoli (il X° e l' XI°) i Longobardi non si fusero con i "gentili" (che probabilmente erano stati eliminati) ma rimasero dominatori all'uso barbaro conservando la lingua ed i costumi originari e imparentandosi quasi esclusivamente con la propria gente.
Scrive Antonio Cartolari nel suo  "Cenni sopra varie famiglie illustri veronesi"  -  Tip. Libanti -  Verona 1846: " .famiglia delle più antiche veronesi, trovandosi memoria d'un valoroso armigero fin dal 942, nei secoli posteriori vedesi registrata in vecchie carte e puranco nel campione dell'estimo del 1409 citasi De Tocculis Tramarinus De San Sebastiano.. Soprastanti alla fazione Ghibellina, dal 1164 al 1193 ....   Carnerolo De Toccoli fu Podestà di Cerea nel 1238...".
Da citare inoltre testualmente quello che scrive il Carinelli da pag. 1851 e segg. da "Notizie delle famiglie nobili veronesi": " Trovo la famiglia de' Toccoli antica per più di 500 anni nel Distretto di Verona, dove si trattenne sin circa l'anno 1440 nel qual tempo,  partitasi da Isola della Scala,  portossi nella suddetta città dalla quale ottenne pur anco la cittadinanza e imparentata poi con varie nobili casate restò anco ella numerata tra le medesme ed ammessa al Consiglio. "L'arma e il cimiero sono come delineato vedi e le prove che seguono delucidano quanto asserisco.."
Da documenti originali rintracciati presso l'Archivio Episcopale di Verona e successivamente dagli Annali del Principato Ecclesiastico di Trento dal 1022 al 1540 compilati su documenti di Frate Felice degli Uberti, reintegrati e annotati da Tommaso Gar - Edizioni Monauni -Trento 1860, risulta che Hermes Carolus von Torkil venne investito nel 1231 del feudo di Zevio e Isola della Scala con un rapporto di stretto vassallaggio nei confronti degli Scaligeri a cui erano dovute decime e soldati e per conto dei quali il feudo veniva amministrato.  Nel 1262 i Della Scala presero il potere in Verona con la nomina a Capitano del popolo di Mastino e nel 1311 detto Cangrande venne nominato Vicario Imperiale. I Toccolo o de' Toccolo continuarono al loro livello il servizio della "fazione".  Come recita in un testo del secolo scorso  G.B. di Crollalanza - Ed. Forni - Bologna 1892: " Beltrame Toccolo nel 1279 fu aggregato al nobile Consiglio Veronese. Uno di questa Casa diede nel 1487 grossa somma alla fabbrica di Santa Maria della Vittoria.  Nel 1546 Matteo Taccolo fu giudice di Collegio, nel 1547 venne nuovamente riaggregato al nobile Consiglio e poi nel  1565 ebbe la prima carica municipale di Vicario della Casa dei Mercanti. Nel 1723 un Antonio ne fu l'ultimo. La figlia di Antonio andò sposa a un Sansebastiano,Signore di Peschiera e il ramo originario si estinse. Ritorniamo ora al nostro ramo: Nella prima metà del 1300 il Principe Vescovo di Trento, tedesco e imperialista, sollecitò un intervento dei Feudatari Ghibellini contro i ribelli contadini sobillati dalla parte guelfa.In suo aiuto accorse l'Imperatore Ludovico il Bavaro con i suoi vassalli,  gli Estensi,  i Visconti e naturalmente i vicini Scaligeri con i loro partigiani ed i legati di altri Signori ed altre città Ghibelline (da A.Avancini - Storia del Trentino AA) Una cospicua pattuglia di De Tocculis di Zevio con alla testa Bonus Petri, secondogenito di Antonius Carolus e pronipote di Beltrame si unì alla spedizione. I valenti "soldatacci" che il nostro antenato menò seco,dopo aver assolto onorevolmente e vantaggiosamente per il Principe il compito che si erano assunti  ( e che, secondo il costume dei tempi non poteva essere che una crudele azione di rappresaglia ), vennero degnamente premiati. Bonus Petri de Tocculis venne compensato con la Scaria (n.d.r. unità territoriale amministrativa e giudiziaria longobarda) di tutto il feudo dell'altopiano di Ledro che comprendeva oltre i paesi della valle,anche Tiarno e Bezzecca (citato in un documento di investitura del 1340 riprodotto a pag.209 del "Trientiner Domkapitel - Santifeller - Wien 1900).  Dopo qualche anno, nel 1359,  in seguito alla sconfitta inflitta ai Conti d'Arco che avevano rotto il giuramento di fedeltà agli Scaligeri dandosi a Lodovico di Brandeburgo, principe del Tirolo, fu aggiunta anche la "Scaria" di Tenno e Pranzo. La  "Saria"  da cui  "Scario" come titolo, è la rappresentanza del Principe nel potere temporale con funzioni amministrative e giudiziarie. Doveva riscuotere le decime secondo la consuetudine ed il diritto e renderne conto, in più doveva essere giudice e arbitro per cause civili e penali fino ad un certo grado. Il titolo di  "Scario"  esisteva solo nei Principati Ecclesiastici di Trento,  Bressanone e Coira, in altri Ordinamenti veniva chiamato Vice Conte (titolo questo inesistente negli ordinamenti della Confederazione Germanica). Questa nuova investitura comportò il trasferimento  ad Arco della famiglia.  E' infatti ad Arco che ritroviamo citato Bonapasium de Tochulis di Ledro filius Boni Petri  in occasione dell'inizio di una delle tante liti riguardante la parte a lui spettante di una"muta di dazio"e di certe decime da esigere nella valle di Ledro ed a Riva per un certo periodo di ogni anno. ( Pag.571 - Vol. I Rep.Arch.Episcopii Tridentini - presso Archivio di Stato di Trento). E' quindi quì che nascono i Bonapace de Torcolo,con l'adozione del patronimico già dal figlio Martini de' Bonapasii de Tocculis di Ledro,  in occasione del  rinnovo della sua  investitura il 19/9/1391 (pag. 641 Vol. sopra citato).
Cosa vuol dire patronimico? Significa semplicemente che un nome di battesimo diventa cognome. Il nostro Bonapace deriva dall'antico tedesco "Hud friedu" ( Pace di Dio ) che venne tradotto in Bonapace o semplicemente italianizzato in ...Goffredo! Bonapace significa Goffredo con buona pace di chi si illudeva di cose strane. Consultando le cinquecentine dell'epoca ho trovato almeno altri due casi del no=me di battesimo Bonapace. Bonapasius da Monza era stato Podestà di Cerea nel 1254. Nel volume di cui sopra viene citato un ulteriore rinnovo dell'investitura nel  1424  da parte del Principe Vescovo Alessandro di Monzovia ad Antonio, figlio dei Bonapace de Toccoli di Arco per le Pievi e Vicariati di Tenno e Pranzo.  Un piccolo inciso per ricordare che comunque il nome di battesimo Bonapace era già stato usato in famiglia inquanto,come ricorda G.F.Tinto nel volume "La nobilta' di Verona" -Ed. Discepolo- Verona 1592- Un altro Bonapasius de' Tocculis era stato Podestà di Cerea nel XIII° Secolo.  Nello stesso tempo, viene ricordato il fratello cadetto di Martini,  Anton Carolus Bonaepacis von Torkyl (alla tedesca) figlio di Bonapasius, caduto nella difesa di Vienna durante l'assedio turco del 1393 (Arch. Episcop. di Cracovia - vol. AA 837 - pag. 218). L'inizio del declino famigliare cominciò con  Francesco dei Bonapace de' Torcoli che nel 1521 perse disastrosamente una lite col Capitolo di Trento. L'interessato oltre a perdere la causa ci rimise anche le spese e la maggior parte dei  "Beneficiati" ,cioè di quasi tutte le terre e dei servi assegnati ai suoi antenati a loro totale beneficio ed esenti da imposte quale compenso dei servigi resi al Principe Vescovo di Trento. A questo punto,esaurite le fonti di un benessere parassitario (di ricchezze è meglio proprio non parlare) dovette fatalmente avvenire la trasformazione della nostra famiglia da piccolo-aristocratica di campagna in borghese.  L'evoluzione dei costumi,accompagnata dalle naturali curiosità e capacità di apprendere dei Bonapace, oltre che dalle dimostrate virtù di combattenti affinate in secoli di amore per le sfide ed i combattimenti sia per le cause vinte che per quelle perse ne fecero dei Commercianti e dei Militari a un livello che trascendeva il puro Principato Ecclesiastico di Trento.  Chi voleva stare più tranquillo aveva aperte le rispettabili carriere di notaio o di uomo di chiesa che, secoli dopo, furono sostituite dal Servizio dello Stato.
In particolare va ricordato Carlo Antonio dei Bonapace de' Toccoli, figlio di Paolo Mario, che fu notaio di Leopoldo V, Principe del Tirolo, il quale lo volle al proprio fianco nella stesura di tutti i suoi atti fino al 1624 (data della morte del nostro).  Nei secoli seguenti si susseguirono varie Diaspore con la nascita dei rami principali attuali: Iniziò nella seconda metà del 1500 Paolo Mario, notaio, trasferendosi da Riva a Rovereto probabilmente a causa del matrimonio con la figlia di un signorotto locale.  Verso il 1600 il suo ultimogenito Antonio Mario, fratello del Carlo Antonio notaio di Leopoldo V  Principe del Tirolo, fece il cammino inverso e si trasferì in Val Rendena ove fondò il nucleo attualmente più numeroso, il cosidetto "Ramo di Pinzolo".  La specializzazione nel commercio della seta fu forse all'origine di un terzo distacco,  quello di Paolo Mario, figlio di Angelo Mario e fratello del già citato Carlo Antonio notaio che, verso la metà del XVII° secolo decise di spostarsi verso la fonte della materia prima insediandosi stabilmente nell'Impero Ottomano. (Paolo Carlo morì a Costantinopoli nel 1672).  Nel 1775 si trasferivano da Rovereto a Mori acquistandone la cittadinanza i fratelli Paolo Antonio (nato nel 1735) e Angelo Antonio Bonapace de Torcolo, nonche' le sorelle Caterina e Giovanna, ovvero tutto
il ramo principale discendente da Paolo Mario.  L' ultimo utilizzo del cognome completo Bonapace de' Torcolo risulta da una concessione per l'importazione della seta rilasciata il 13 Agosto 1790 in nome di Carlo Teodoro di Baviera, Vicario Imperiale, al nostro Paolo Antonio.  Da Mori, poi, verso il 1850 Paolo Ottavio Bonapace (senza piu' il de' Torcolo sparito con la Rivoluzione Francese) figlio cadetto di Paolo Angelo Antonio, spostò il suo nucleo a S. Pellegrino creandovi l'omonimo Ramo ancor oggi attivo nell'industria farmaceutica nazionale.
Subito dopo, verso il 1860, Achille Bonapace del Ramo di Pinzolo,volontario garibaldino e ricercato dalla Gendarmeria Austriaca per aver sobillato il popolo alla ribellione, seguì le orme del prozio e fuggì a Costantinopoli dove morì verso il 1890.
Vi sono alcune stranissime caratteristiche che si ripetono per tutti i secoli della Storia della nostra famiglia e cioè:
- Ci sposiamo tardi con donne non più giovanissime e quindi abbiamo tre generazioni scarse per secolo.  In effetti, mio figlio, nato nell'81 è il 20° discendente in linea diretta di Bonus Petri, nato (pare) nel 1308.
- Vi è un' altissima percentuale di celibi e nubili dovuta forse alla questione del Maggiorasco o "Maso chiuso".
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