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DABBENE
DABBENI
Dabbene ha un ceppo a Palermo ed uno piemontese, a Torino, Candiolo e Rivoli nel torinese, uno ad Asti, ed uno a Santa Vittoria d'Alba, Bra e Marene nel cuneese, Dabbeni. estremamente raro, parrebbe del basso bresciano, potrebbero derivare da un'alterazione del nome ebraico Dibon, o anche da una forma patronimica del nome germanico Abon, a sua volta derivato dalla radice germanica alb (elfo), ma si può anche ipotizzare, con maggior credibilità, una derivazione dal termine medioevale francese d'aubain, che nel medioevo aveva assunto il significato di straniero, derivando dal termine latino medioevale alibanus (colui che era sottoposto ad un diverso feudatario), a sua volta derivato da ali, contrazione di alius (altro, diverso) e banus (signore feudale).
DABELLANI Specifico bresciano
integrazioni fornite da Giacomo Ganza
è possibile che il cognome possa derivare dal toponimo Bellano paese del lago di Como "Da Bellano".
DA BO'
DAL BO
DAL BO'
Da Bò è unico, si tratta molto probabilmente di un errore di trascrizione del cognome Dal Bò, che sembra specifico del trevisano, di Treviso, Preganziol, Vittorio Veneto, Conegliano e Oderzo, Dal Bo è ancora più diffuso nel trevigiano, nel pordenonese e ad Udine, dovrebbero derivare dal termine bove ad indicare probabilmente una situazione economica florida della famiglia.
D'ABROSCA Molto raro è tipico del casertano.
DACCHILLE
D'ACCHILLE
DACHILLE
D'ACHILLE
D'Acchille, quasi unico, parrebbe dell'area abruzzese, Dacchille, molto molto raro, sembrerebbe specifico di Palo del Colle nel barese, anche se presenta un piccolo ceppo anche a Manfredonia nel foggiano, D'Achille sembrerebbe specifico dell'area abruzzese, laziale, di Palombaro nel teatino e Castel di Sangro nell'aquilano, di Roma e Velletri nel romano, di Bassano Romano nel viterbese e di Latina, con un piccolo ceppo a Palo del Colle nel barese ed a Manfredonia nel foggiano, Dachille, molto raro, è specifico di Palo del Colle nel barese, tutti questi cognomi dovrebbero essere forme patronimiche relative a capostipiti i cui padri si chiamassero Achille.
DACCO' Della zona compresa tra le provincie di Milano, Pavia e Lodi. Potrebbe derivare dalla contrazione di un Dalla Corte. (vedi Cortese)
notizie ulteriori fornite da Gian Luigi Daccò
Il cognome Daccò è davvero diffuso tra le province di Lodi, Cremona e sud Milano ma è tipico del Lodigiano, zona di S.Angelo. Credo che l'etimologia più coerente sia : Da Cò, dove Cò in lodigiano significa fontanile, quindi Daccò = Dal Fontanile, dalla Fonte.  In comune di Missaglia ( LC ) è attestato fin dal XV° secolo il toponimo Dacò o Dagò (vedi Statuto acque e faglie di Milano, 1346): Il toponimo si modificò, per italianizzazione, in Degore nel XVIII° secolo.  Di fatto il cognome Daccò a Dacò non è testimoniato poi in Brianza o nel Lecchese.  Più probabilmente anche il toponimo Dacò ha la stessa etimologia del cognome lodigiano: casina Da Cò, cascina del fontanile.
D'ACCURSO D'Accurso, molto molto raro, sembrerebbe originario della Sicilia, dell'ennese, zona di Sperlinga e Nicosia, e del palermitano zona di Bisacquino, si dovrebbe trattare di una forma patronimica dove il D' sta per il figlio di, riferendosi ad un padre del capostipite il cui nome era Accursus (vedi ACCORSI).
DA CHA Da Cha sembra essere unico, potrebbe derivare da un soprannome dialettale originato dal fatto di essere il capostipite identificabile come quello della casa, probabilmente in un ambiente contadino dove l'abitare in una casa singola era un'eccezione.
DA COL
DACOL
DE COL
DECOL
Da Col è specifico della zona che comprende il bellunese, con Cibiana di Cadore, Mel, Pieve di Cadore e Belluno e l'Alto Adige con Bolzano e Brunico, con un ceppo nel veneziano anche a San Donà di Piave e Venezia, Dacol, praticamente unico, è dovuto ad un errore di trascrizione anagrafica del precedente, De Col è tipicamente veneto, molto diffuso soprattutto nel bellunese, a Belluno, La Valle Agordina, Pieve d'Alpago, Ponte nelle Alpi, Sedico, Feltre, Agordo e Limana, ma anche a Venezia, Decol è praticamente unico e dovrebbe trattarsi di un errore di trascrizione del cognome precedente, questi cognomi dovrebbero indicare la provenienza delle famiglie da zone collinari o montagnose.
DACOMI
DA COMO
DACOMO
Dacomi, assolutamente rarissimo, sembrerebbe specifico del sudmilanese, pavese e lodigiano, Da Como, molto molto raro, ha un piccolo ceppo nel basso veronese ed uno a Mirandola nel vicino modenese, Dacomo, decisamente meno raro, ha un ceppo piemontese, con un nucleo a Torino e nel cuneese, presenze nella Lombardia occidentale ed in Veneto, l'origine di questi cognomi potrebbe essere dovuta ad una provenienza dei capostipiti dalla città lombarda di Como.
DA COSTA
DALLA COSTA
DALLACOSTA
Da Costa, molto molto raro, sembrerebbe del nord Italia, Dallacosta è quasi unico, si tratta di una variazione del cognome Dalla Costa, tipicamente veneto, del vicentino in particolare, dovrebbero derivare da nomi di località contenenti la radice Costa, tracce di queste cognominizzazioni le troviamo almeno dal 1500 ad esempio agli inizi del 1500 a Foza (VI) con il parroco prè Giorgio Dalla Costa e cinquant'anni più tardi a Rotzo (VI) con Domenego quondam Antonio dalla Costa citato in un atto del 1578.
D'ACQUISTO Tipico del palermitano, deriva dal nome gratulatorio medioevale Acquisto (vedi Acquisti).
D'ACUNTO
DE CUNTO
DI CUNTO
D'Acunto è un cognome tipico del salernitano, De Cunto ha un piccolo ceppo nel casertano, uno a San Severino Lucano, Potenza e Viggiano nel potentino ed uno a Santa Maria del Cedro nel cosentino, Di Cunto ha un ceppo a Roccamonfina nel casertano, a Castellabate nel salernitano ed a Napoli, ed un ceppo nel cosentino a Frascineto e Cassano allo Ionio.D'Acunto è un cognome tipico del salernitano, De Cunto ha un piccolo ceppo nel casertano, uno a San Severino Lucano, Potenza e Viggiano nel potentino ed uno a Santa Maria del Cedro nel cosentino, Di Cunto ha un ceppo a Roccamonfina nel casertano, a Castellabate nel salernitano ed a Napoli, ed un ceppo nel cosentino a Frascineto e Cassano allo Ionio.
integrazioni fornite da Fabio Paolucci (Salerno)
D'Acunto è un tipico cognome campano, cospicuamente diffuso nel Salernitano, sia nel versante interno (Buccino, Battipaglia, Bellizzi, Pontecagnano, Eboli) che, maggiormente, nel capoluogo e nei comuni della Costiera Amalfitana (Vietri sul Mare) e aree limitrofe (Cava dei Tirreni), con propaggini nel Napoletano (a Napoli, Barano d'Ischia, Torre del Greco e Ischia, isola in cui i D'Acunto sono presenti sicuramente, perchè documentati, già dal XVII sec.). Un ceppo D'Acunto ben radicato, ben più folto di quello del Salernitano, è rintracciabile nel basso Lazio, nelle località marittime di Minturno e Scauri, mentre ancora un altro ceppo è ravvisabile in Molise, ad Isernia. Numerose varianti del cognome sono individuabili in tutta l'Italia Meridionale, come Acunto, Acunti, Acunzo, Acunzi D'Acunti, D'Acunzo, D'Acunzi, e Dacunto (quasi unico) in Campania, De Cunto in Basilicata, con maggiore concentrazione nel comune potentino di San Severino Lucano, Di Cunto in Calabria (Frascineto, dove fino all'800 era registrata anche la forma Di Cunta, e Cassano allo Ionio nel Casentino). Un ceppo Daconto, poi originario di Giovinazzo, nel Barese, discende da un tale "mastro Giuseppe da Cunto di Bari, vissuto nel XVIII secolo. Dal punto di vista etimologico, il cognome dovrebbe derivare da uno o più toponimi esistiti in passato, denominati Cunto o Conto, in relazione ad aree di proprietà di personaggi elevati al rango comitale (come poteva essere, ad esempio, un toponimo detto Casale del Conte), ma non si può escludere una possibile derivazione del cognome da un soprannome, attribuito al capostipite per diversi motivi, come la dipendenza da un Conte, la discendenza da questi, la somiglianza fisica con un Conte, o addirittura creato in relazione ai modi di fare e alla baldanza simile a quella di un nobile. La teoria di derivazione più accettabile resta, in ogni modo, quella relativa al toponimo di provenienza, che avrebbe dato luogo a più ceppi Da Cunto o De Cunto e Di Cunto, divenuti poi per trascrizione anagrafica, in seguito a fusione dei termini, D'Acunto e varianti. La forma cognominale De Cunto risulta attestata fin dal XV sec. nei territori della Costiera Amalfitana: un Palamide de Cunto fu Vescovo di Minori dal 1475 al 1483, mentre un suo congiunto, Andrea de Cunto (o D'Acunto), fu prima Vescovo di Minori negli anni 1483 - 84, poi Arcivescovo di Amalfi dal 1484 al 1504, anno in cui morì. Le spoglie dell'Arcivescovo de Cunto furono depositate nella famosissima Cattedrale di Amalfi, in un apposito sacello ancora ammirabile nel suo splendore architettonico. A questo Casato appartenne anche l'Amalfitano Giovanni di Cunto, segretario del Re Ferrante d'Aragona (1458-1494), il quale fu investito dal Sovrano di molti feudi del Salernitano, fra cui Montecorice e Casal Velino. Si ha notizia documentaria che Giovanni di Cunto lasciò nel 1515 i feudi di Cannicchio e Novella (in agro di Montecorice) in eredità al convento napoletano della Madonna delle Grazie, che a sua volta li diede in permuta a Giovan Francesco Poderico nel 1519. Riguardo al citato potente Casato non si rinviene più alcuna fonte dei secoli successivi, probabilmente perché estintosi in linea maschile già a partire dalla prima metà del Cinquecento. Quasi certamente, i De Cunto (o D'Acunto) di Amalfi appena citati, accrebbero in ricchezze e sostanze soprattutto sfruttando il commercio marittimo, favoriti dalla potenza nei mari stabilita dalla Repubblica Marinara di Amalfi, città dove si erano insediati, riuscendo ad elevarsi dal rango mercantile di appartenenza a quello aristocratico con una repentina scalata sociale nello svolgersi di meno di un secolo (fine 400 - inizi 500). Poi, dalla prima metà del Cinquecento, sul Casato cala il sipario del buio documentario. Con ogni probabilità, i D'Acunto erano impegnati in special modo nella redditizia attività legata alla produzione ed al commercio di mercanzie soprattutto in ceramica, prodotta nella cittadina costiera di Vietri sul Mare, a pochi chilometri da Salerno: non a caso, proprio Vietri sul Mare è uno dei maggiori centri di irradiazione dei D'Acunto nel Salernitano. Inoltre, tuttora in tale comune è fiorente la produzione di manufatti in ceramica, attività artigianale il più delle volte tramandata da padre in figlio, non mancando, ancora oggi, e non a caso, aziende familiari del settore gestite da D'Acunto. Ancora un'ulteriore considerazione va precisata. Si è detto, all'inizio del paragrafo, che località di maggiore concentrazione di famiglie D'Acunto sono Minturno e Scauri, suggestive e antiche cittadine dell'area meridionale del Lazio, nella provincia di Latina, confinanti con i territori campani del Casertano, di cui le due località facevano parte fino alla seconda metà dell'800. Sembra evidente, quindi, lo svolgimento del fenomeno di irradiazione dei D'Acunto dalla Costiera Amalfitana a Minturno - Scauri, o viceversa da Minturno alla Costiera se questi erano originari di Minturno, e a tutti gli altri centri costieri del Napoletano e del Salernitano, nonché ad Ischia, come conseguenza dell'attività commerciale svolta dai D'Acunto per secolare tradizione, e in particolar modo nel periodo dei fasti della Repubblica Marinara di Amalfi. Dalle zone costiere, poi, molti rami si sarebbero insediati nelle zone interne della Campania, come ad esempio a Buccino, ultima roccaforte dei D'Acunto, quasi al confine con la Lucania dove invece sono concentrati i De Cunto, dedicandosi alle attività agricolo-pastorali. Resta ancora da verificare se tali ceppi sono originari dell'area di Minturno o della Costiera Amalfitana: solo a titolo informativo, sembrerebbe più accettabile una origine dei D'Acunto appartenente a Minturno (dove tutt'oggi è registrato il numero più consistente delle famiglie D'Acunto di tutta la Penisola, essendo il secondo cognome in ordine di frequenza dopo Conte, da cui potrebbe fra l'altro essersi formato), da cui sarebbero migrati alla volta di altri luoghi marittimi (del Napoletano e della Costiera) per motivi legati alle attività mercantili e artigianali (o legati alla pesca), e soprattutto, quindi, per la presenza di empori commerciali nei succitati luoghi. Non si può escludere, d'altro canto, l'estraneità dei più ceppi D'Acunto da una eventuale origine comune: se la forma cognominale è derivata da un toponimo o da un soprannome, è possibile che molti ceppi omonimi abbiano origini diverse fra loro, e, di conseguenza, non siano ricollegabili all'ipotizzata comune origine. Ad avvalorare la tesi dell'origine dalla cognominizzazione di un soprannome è la presenza, nel XVI sec., del pittore Napoletano Giulio di Angelo alias D'Acunto (o Felice D'Acunto), vivente nel 1562 e autore, tra tante opere, di una Madonna del Popolo col Bambino che accoglie sotto il manto fedeli infermi supplicanti in ginocchio, conservata nella chiesa di S. Maria del Popolo a Torre del Greco. Un ultima riflessione, per sostenere ancora più fermamente l'eventualità che il cognome di molti ceppi D'Acunto possa essersi originato dalla cognominizzazione di un soprannome, è la possibile derivazione etimologica dal termine dialettale "cunto", con il significato di "racconto, filastrocca": si ricordi, a tale proposito l'opera letteraria di Giambattista Basile (1566-1632) intitolata "Lo cunto de li cunti".
DA DALT
DADALT
DA DALTO
Da Dalt è tipico del trevisano, di Vittorio Veneto, Conegliano, Cappella Maggiore e Gorgo al Monticano, Dadalt, assolutamente rarissimo, parrebbe friulano, Da Dalto è specifico del trevisano, di Vazzola e Conegliano, dovrebbero derivare da nomi di località come Sala di Sopra (dadalt in dialetto) di Gorgo al Monticano o Tramonti di Sopra nel pordenonese, o molti altri simili.
D'ADAMIO
D'ADDAMIO
D'Adamio è tipico di San Salvo (CH) e del teatino, D'Addamio è un cognome tipicamente abruzzese, concentrato a Castelvecchio Subequo (AQ) ed a Roccaspinalveti (CH).
integrazioni fornite da Dr. Giovanni D'Addamio
D'Addamio è un cognome italiano di origine abruzzese, diffuso nella Valle Subequana, in provincia dell'Aquila, e nella zona montuosa compresa tra il fiume Trigno e il fiume Sangro, in provincia di Chieti. Tutte le persone che portano questo cognome sembrano provenire da questi luoghi o essere discendenti da persone che sono emigrate dagli stessi. Eventuali varianti possono essere dovute a errori di trascrizione da parte di soggetti di lingua inglese o spagnola.  L'origine di questo cognome è incerta. Apparentemente si tratta di un doppio patronimico (Di - Ad) utilizzato nel sud della penisola italiana, e significa letteralmente discendente di Damio ( Damio è un nome di origine greca : Damio era l'ammiraglio di Eumene II°, re di Pergamo negli anni 197-159 a.C).  Potrebbe anche trattarsi di una errata trascrizione anagrafica del più comune cognome D'Addario, molto diffuso su tutto il versante italiano del medio e basso adriatico. Tuttavia la localizzazione geografica, circoscritta in zone montuose o arroccate, il numero esiguo di individui che portano questo cognome e la presenza negli stessi luoghi (in provincia di Chieti ) di un cognome simile e altrettanto poco comune (D'Adamio), lasciano molti interrogativi sia sull'origine del cognome che delle genti.  Si tratta di luoghi che nel basso medio evo subirono un progressivo spopolamento a causa della peste del 1348 e dal carattere frequente delle epidemie che fecero la loro ricomparsa a intervalli di circa dieci anni. A ciò si aggiunse la catastrofica sequenza sismica iniziata il 5 dicembre 1456 che è ancora oggi ritenuto il più forte terremoto della storia italiana.  Il territorio ubicato della provincia di Chieti, insieme a parte del Molise, venne successivamente ripopolato, intorno al XV-XVI secolo, da popolazioni che sfuggivano all'avanzata ottomana nei Balcani. Tra esse vi erano genti di etnia serbo-croata, greca e albanese ( veggasi la monografia di Milan Resetar - Le colonie serbocroate nell'Italia Meridionale- Vienna 1911 ). Pertanto, non è da escludersi che il cognome D'Addamio sia l'italianizzazione  dei cognomi slavi Adamič e/o Addamič, ancora in uso nella Slovenia centrale (Osrednjeslovenska) e in Croazia ( Quarnaro e Zagabria).  Posta l'origine adriatica del cognome, la presenza dei D'Addamio nella Valle Subequana, si deve probabilmente ad una successiva migrazione interna verso Castelvecchio (ora Castelvecchio Subequo) che tra il basso medioevo e l'inizio del Rinascimento, visse il periodo più bello della sua storia: acquistò importanza per il numero di botteghe e il raffinato gusto dei suoi artigiani, diventò un luogo di commercio e richiamò l'attenzione dei paesi circonvicini; qui si svolgevano periodiche fiere e mercati rinomati.  Castelvecchio, posta in un luogo strategico del territorio, nei pressi della Via Claudio Valeria, già dal periodo bizantino aveva scambi commerciali con Lanciano e Vasto ed era uno dei paesi inseriti nel circuito della transumanza.
Nonostante non sia stato possibile acquisire notizie attraverso fonti storiche attendibili, è stato possibile accertare che alla fine del XIX secolo i D'Addamio erano presenti solo nei paesi di Roccaspinalveti (CH), Palmoli (CH), Dogliola (CH) e Castelvecchio Subequo (AQ).
Un interessante indizio a conferma dell'origine croato-ragusea dei D'Addamio lo troviamo a Castelvecchio Subequo, dove un ramo della famiglia ha conservato attraverso i secoli, quale soprannome, la forma abbreviata di un antico saluto in lingua albanese : Tungjatjeta. Si traduce nell'italiano salve o ciao e a sua volta deriva dall'originario saluto T'u ngjatte / zgjatte jeta ossia Possa la vostra vita essere lunga. Era un saluto sicuramente usato a Durazzo e conosciuto anche nella vicina Dubrovnik (L'antica Repubblica di Ragusa, la quinta Repubblica marinara).
D'ADDA
DADDA
Originario della zona compresa fra la provincia di Bergamo e quella di Milano, ovvia la derivazione o da qualche toponimo contenente il nome del fiume Adda o dal nome del fiume stesso. Le tracce più antiche si trovano ad Olgiate, dove Leone D'Adda, nel 1356 già disponeva di grandi ricchezze. Nel 1500 il Sansovino esaltò la magnificazione di Giovanni Rinaldo e Francesco D'Adda.
D'ADDARIO Diffuso dall'Abruzzo alla Puglia, dovrebbe derivare dal nome Addarius di cui si hanno tracce ad esempio nel 1700 a Pollutri (CH) con un certo Addarius Di Rosa e della cui cognominizzazione si hanno tracce verso la fine del 1700 nel Molise a Gambatesa (CB).
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
D'Aaddario è un cognome patronimico dal nome personale Dario, che in epoca classica, sulla scorta del greco Daréios, era pronunciato Darìus. Il significato è 'che mantiene il bene' o 'che possiede beni'.
D'ADDIO D'Addio è un cognome tipico del casertano e del napoletano, si dovrebbe trattare di un cognome attribuito da confraternite di carità o conventi a dei bimbi abbandonati.
DADIE' Dadié è specifico di Cortina d'Ampezzo nel Cadore, potrebbe derivare da una modificazione dialettale del nome medioevale germanico Dadhari a sua volta derivato dall'unione dei termini dad (azione) cui si è aggiunto il termine hari (armata).
DA DIO
DE DEO
DEDEO
DEO
Da Dio è praticamente unico, De Deo ha un ceppo abruzzese a Pescara, a Sulmona nell'aquilano ed a Chieti, ed un piccolo ceppo a San Severo nel foggiano, Dedeo è quasi unico, Deo è originario del salernitano, possono essere derivati dal nome medioevale Deo o da forme patronimiche dello stesso. (vedi anche DI DIO).
integrazione fornita da Giuseppe Concas
DEO: cognome raro, presente in 29 Comuni d'Italia, con maggiore diffusione in Campania: Salerno 10, etc. assente in Sardegna. Nel Di.Sto.Sa (Dizionario Storico Sardo, di Francesco Cesare Casula), alla voce Villaspeciosa leggiamo: .Dal 1365 al 1409.il re di Sardegna, Pietro il Cerimonioso continuò a dare il villaggio in feudo ai suoi sudditi, anche se si trattava solo di concessioni nominali, perché Villaspeciosa era in mano agli Arborea.nel 1368 la concesse a Pietro Deo (sic). Nel 1358 scoppia di nuovo la guerra tra il giudicato d'Arborea e il re (aragonese - Pietro il Cerimonioso) di Sardegna. Il testo del Fara (Ioannis Francisci Farae - De Rebus Sardois III) riporta: .Quare feudatarii omnes infrascripti, qui in Sardinia dominatum habebant, debita obsequia in eo bello praestare visi sunt: (pertanto i feudatari di seguito elencati, che avevano in Sardegna i loro domini, in quella guerra prestarono i loro favori alla corona).segue il lungo elenco.(tra cui) Petrus de Deo qui habebat oppidum Villae Speciosae curatorie Norae;.(quindi, nel 1358, Pietro de Deo era già signore di Villa Speciosa ?). Il cognome Deo, tra l'altro, è presente in ben 32 Stati USA: New Jersey con 30/50 nuclei familiari; New York e Michigan contano la maggiore diffusione con 20/25 nuclei familiari etc.
DAELLI Concentrato nella provincia di Milano.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Il cognome Daelli può suggerire la derivazione per aferesi dai cognomi Redaèlli, o Radaèlli, molto diffusi entrambi nel milanese (vedi RADAELLI).
D'AFFLITTO Tipico napoletano, deriva da un soprannome originato dal fatto che il capostipite, Placido Romano, diventato cristiano e fattosi battezzare con il nome di Eustachio, morì martire durante la persecuzione di Adriano e per "l'afflizione che patì detto cavaliere di Cristo, i suoi figliuoli acquistarono il cognome D'Afflitto", i D'Afflitto furono signori di Lizzanello in Puglia.
DAFFONCHIO Parrebbe originario della provincia di Alessandria.
DA FORNO Da Forno è tipico del bellunese, di Pieve di Cadore in particolare, dovrebbe stare ad indicare la provenienza del capostipite dal paese di Forno di Zoldo nel bellunese.
DA FRE'
DAFRE'
Da Frè è tipico dell'area veneto, friulana, di Sarmede soprattutto e di Cordignano, nel trevisano e del vicino pordenonese, Dafrè, quasi unico, sicuramente veneto, dovrebbe essere dovuto ad un'errata trascrizione del precedente, che potrebbe derivare da nomi di località, forse identificate dalla forma apocopata di Fredo (freddo), o da forme patronimiche riferite alla forma apocopata dell'aferesi  di nomi come Alfredo o simili.
DAGA Daga è tipicamente sardo, con ceppi nel nuorese, a Sindia ed Ollolai, nel sassarese, ad Alghero, Sassari e Villanova Monteleone, a Cagliari e Quartu Sant'Elena nel cagliaritano, ad Oristano e Riola Sardo nell'oristanese ed a Carbonia ed Iglesias, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine sardo daga (corta spada) a sua volta derivato dal latino daga, la corta e larga spada dei legionari romani, forse ad indicare nei capostipiti dei militari.
D'AGARO Molto raro è specifico friulano, dovrebbe derivare dal nome medioevale di origine ebraica Agar, di cui abbiamo un esempio in un atto di vendita dell'anno 759: "In Dei nomine. regnante domno nostro Desiderio rege, anno regni eius tertio, mense iunium... ...Signum + manus Agari clerici uindituri et conseruaturi....", è pure possibile una derivazione da un nome di località friulana ora scomparsa, come Agaro (VB) in Val d'Ossola, o anche da un soprannome, ricordiamo che agar in dialetto significa solco, canalone.
D'AGATA D'Agata ha un piccolo ceppo tra campobassano e beneventano, che potrebbe derivare dal nome del paese di Sant'Agata dei Goti nel beneventano, ed un ceppo più consistente nella Sicilia orientale, nel messinese, catanese soprattutto e siracusano, che potrebbe derivare dal nome di paesi come Sant'Agata li Battiati nel catanese, o Sant'Agata di Messina.
DAGGIANO Tipico della provincia di Taranto è molto raro, potrebbe derivare dall'aferesi del nome italo germanico Andagis, ma è poco probabile.
DAGLIA Daglia è specifico di Voghera nel pavese, con altre presenze nel pavese e nell'alessandrino, potrebbe derivare da un antico nome di località ora scomparso, forse legato al nomen latino Allius.
DAGNANO Dagnano, quasi scomparso in Italia, dovrebbe essere originario del savonese, probabilmente di Loano, di difficile interpretazione si possono considerare: la provenienza del capostipite dal paese di Agnan in Francia, ma sembra troppo lontano, o anche l'alterazione del nome francese Daguenant.
DAGNESE Dagnese è specifico di Torino, dovrebbe trattarsi dell'italianizzazione di nomi francesi come Dagneaux, una forma ipocoristica del nome Daniel (Daniele), ma si potrebbe però anche trattare di un'errata trascrizione di una forma matronimica riferita a capostipiti la cui madre si fosse chiamata Agnese.  (vedi D'AGNESE)
D'AGNESE D'Agnese ha un ceppo abruzzese nel pescarese a Montesilvano e Pescara, un ceppo nel latinense a Gaeta e Formia, ed in Campania a Napoli ed a Montemarano nell'avellinese, si dovrebbe trattare di una forma matronimica riferita a capostipiti la cui madre si fosse chiamata Agnese.  (vedi AGNES)
D'AGNI D'Agni è assolutamente rarissimo, probabilmente calabrese, dovrebbe stare ad indicare la provenienza del capostipite dal paese di Agni sull'isola di Corfù in Grecia.
D'AGNOLO
DE AGNOLI
De Agnoli, assolutamente rarissimo, parrebbe veneto, D'Agnolo, sicuramente friulano, ha un ceppo a Vivaro nel pordenonese ed uno a Trieste, dovrebbero derivare entrambi da forme patronimice derivate dal nome medioevale Agnolus, una forma arcaica del nome Angelo (vedi AGNOLETTI), ad intendere quindi le famiglie di figli di un Agnolo.
D'AGOSTINI
D'AGOSTINO
DAGOSTINI
DAGOSTINO
D'Agostini ha un ceppo tra Veneto e Friuli ed uno nel Lazio, Dagostini, assolutamente rarissimo, è tipico di Trieste, D'Agostino è diffuso moltissimo  in tutt'Italia, ma particolarmente nel centro sud, Dagostino, decisamente più raro è specifico di Giovinazzo (BA) e della zona di Barletta, derivano da ipocoristici o del nome latino Augustus o di soprannomi derivanti dal fatto di essere nati in agosto, riferimento da cui il capostipite ha tratto il soprannome.  Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Giovinazzo (BA) almeno dal 1500, quando in un atto viene citato mastro Giuseppe de Agostino di Nola.
DA GRADI
DAGRADI
Dagradi è tipico del sudmilanese e del pavese, Da Gradi è quasi unico, dovrebbero derivare da toponimi locali (vedi DE GRADA).
D'AGREZIA
DAGREZIA
DAGREZIO
D'Agrezia, quasi unico, sembrerebbe avere qualche presenza a Canosa di Puglia nel barese ed a Venaria nel torinese, Dagrezia, molto molto raro, è tipico del pavese, di Mortara in particolare, Dagrezio, quasi unico, è del milanese, dovrebbe trattarsi di forme matronimiche o patronimiche riferite a capostipiti la cui madre si fosse chiamata con il nome medioevale latino Agretia , o il cui padre si fosse chiamato Agretius, entrambi di origini galloromane, dell'uso di questi nomi abbiamo un esempio nell'Historiae Deorum Gentilium: "...de hac in Horta actum est. Agretius
grammaticus eandem videtur facere Heben et Iuventam: Ab Iuventa, ait, dea quae Hebe graece dicitur, Herculis uxore, Iunium mensem appellatum, in libris priscorum se ait invenisse. Idem et in Fastis Ovidius, quod et in Annis et mensibus nostris etc. commodius retulimus. ..".
DAGUATI Daguati, assolutamente rarissimo, ha un piccolissimo ceppo a Cremona e nel cremonese, dovrebbe trattarsi di una forma etnica ed indicare la provenienza del capostipite dalla zona della Val Malenco nel sondriese, dove esiste la località montana di Dagua nei pressi di Chiesa Val Malenco.
DAHO'
DEHO
DEHO'
Dahò è quasi unico, probabilmente lombardo, Deho è dell'area comprendente le provincie di Pavia e Milano, così come il più diffuso Dehò che sembrerebbe specifico di Miradolo Terme nel pavese e di Milano, con un ceppo anche a Romano di Lombardia nel bergamasco, dotrebbe trattarsi di forme dialettali indicanti l'origine dei capostipiti dal paese di Vhò nell'alessandrino o Vho nel cremonese.
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sito curato da Ettore Rossoni

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