IAQUINTA
IAQUINTI
IAQUINTO |
Iaquinta è specifico cosentino della zona di San Giovanni in fiore,
con un ceppo anche a Bisignano (CS), Iaquinti è quasi unico, Iaquinto,
molto molto raro sembrerebbe tipico di Moiano (BN) con un ceppo probabilmente
secondario a Napoli, dovrebbero derivare dal nome greco Hyakinthos trasformato
in Iaquintus in epoca medioevale, come conferma questo documento beneventano
di epoca longobarda: "In nomine domini quadragesimo
quarto anno principatus domini Gisolfi... .... a domino protectione ac
recta in me cognosco abere memoria: quam et ego mulier nomine Iaquinta
filia quondam domini Iaquinti
de Apusmonte (Roccapiemonte
(SA)) et
uxor sum predicti Ciceri nosque vir et uxor..." e come si legge
in un atto del X° secolo relativo al monastero di Rovigliano (NA):
"...In nomine domini undecimo anno principatus domini
nostri Iohannis. et sexto anno principatus domini Guaimarii ... ...ad ipsam
speluncam in monte Vesuveo. una cum Iaquintus
clericus et notarius. advocator de ipso sacro et venerabili monasterio...". |
IARIA
IERA
IERAIA |
Iaria è tipico del reggino, di Melito di Porto Salvo, Condofuri,
Bova Marina, Roccaforte del Greco, Seminara, Bagnara Calabra e San Lorenzo,
Iera è specifico del catanzarese, di Gizzeria e Lamezia Terme, Ieria,
estremamente raro, è del reggino, dovrebbero derivare da un soprannome
originato dal vocabolo greco iereia
(ιέρεια =
sacerdotessa), ad indicare probabilmente
che si trattava di famiglie con una capostipite nota per la sua ieraticità
o perchè moglie di un prete ortodosso. |
IATTONI
JATTONI |
Jattoni, è quasi unico, si tratta probabilmente della forma arcaica
di Iattoni che, tipicamente emiliano, è particolarmente concentrato
nella zona del modenese a Pavullo nel Frignano, con diramazioni anche a
Vignola, Modena e Sestola, dovrebbe derivare dal nome di irigine longobarda
Atto, Attonis, di cui abbiamo un esempio
in un Breve investiture beneficiario nomine del XII° secolo a Milano:
"...Atto,
patrus et nepos de civitate Laude, investierunt Attonem
qui habitare videtur civitate Mediolani et Ambrosium qui dicitur de Gornade
...".
integrazioni fornite da Massimiliano
Jattoni
Il cognome Iattoni o Jattoni è un cognome raro presente in Emilia
e precisamente nei paesi limitrofi di Beduzzo e Antesica (provincia di
Parma) e a Pavullo nel Frignano (Modena). Deriva dal patronimico longobardo
Attone (il documento più antico
da me trovato riguarda un atto notarile del mio trisavolo Giovanni de Actonibus
del 1462), già il figlio Ugolino assumeva il cognome de Iactonibus.
Dopo la morte di Mathilde di Canossa (una Attoni) il possedimento di Antesica
andò al ramo cadetto degli Attoni, cugini di Matilde. Probabilmente
gli Iattoni discendono da questa famiglia. |
IAVARONE
IAVARONI |
Iavarone è specifico del Casertano e del napoletano, Iavaroni è
praticamente unico e dovrebbe essere dovuto ad un errore di trascrizione,
dovrebbe derivare da una modificazione di Giovanni Barone cioè l'uomo
libero (baro, baronis) Giovanni, tracce
di questa cognomizzazione le troviamo in quest'atto del 1749 a Sant'Antimo
(NA): "... per mano di me Notar Francesco
Iavarone della Terra di S. Antimo, et in fede
richiesto ...". |
| IAZEOLLA |
Assolutamente rarissimo è specifico del beneventano.
integrazioni e stemmi forniti da Fabio Paolucci
La famiglia Iazeolla di San Giorgio La Molara (BN) vanta antichissime e
nobilissime origini. Non è a San Giorgio che va individuato il ceppo d’
origine, ma nel vicino centro di Colle Sannita, distante dal primo
appena 13 Km. Gli Iazeolla impiantarono la propria dinastia prima a
Colle Sannita nel 1495, e successivamente nel 1684 a San Giorgio La
Molara. Secondo il parere di accreditati storici locali (cifr. Rosati),
Capostipite degli Iazeolla sarebbe stato il principe banchiere di
origine inglese Jazier, giunto a Napoli nel 1495 al seguito del Re di
Francia Carlo VIII al fine di partecipare alla fulminea campagna d’
Italia del febbraio/giugno 1495 per attuare la rivendicazione del Regno
di Napoli dagli Angioini. Giunto in Campania il giovane Re, allora
appena ventiseienne, fu costretto subito a risalire precipitosamente la
Penisola sotto la minaccia di complicazioni internazionali. Gran parte
del suo seguito non lo seguì, preferendo rimanere a Napoli. Così fece
anche il principe Jazier, che a causa delle persecuzioni politiche
contro i seguaci del Re Carlo VIII, fu costretto poi a riparare a Colle
Sannita, dove il suo cognome fu italianizzato in Iazeolla. A Colle gli
Iazeolla diedero inizio ad una florida e nobile dinastia sannita: un
suo discendente, Carlo (1615 – 1661), nel 1647 collaborò a domare la
rivolta di Masaniello, meritando il titolo di Duca dalla Casa regnante
spagnola del Re Filippo IV d’Asburgo, rappresentata in Napoli dal
Viceré Duca d’Arcos. Figlio del Duca collese Carlo Iazeolla fu Carlo
II, nato a Colle Sannita nel 1661, che apena laureato “Dottore Fisico”
in medicina, a soli 24 anni, volle abbandonare il natio borgo per
stabilirsi a San Giorgio La Molara, dove fu ospite dei nobili coniugi
dott. fisico Geronimo Modena e Diana Chirico, dei quali sposò la figlia
nobildonna Caterina e rimase erede del grande Castello dei nobili
Modena, tutt’ora di proprietà degli Iazeolla. A San Giorgio il Duca
Iazeolla si interessò di commercio internazionale: import-export per il
Regno di Napoli, cosa che evidentemente faceva anche il padre, e
attività che richiedeva un vastissimo giro di capitali. Ma gli
investimenti, anche se rischiosi, erano ben remunerati. Per questo
motivo le già enormi ricchezze del Duca Iazeolla aumentarono ancora
rapidamente. Insieme alle basi economiche, Carlo si preoccupò di far
fiorire l’albero genealogico, dando alla luce ben otto figli, sei donne
e due maschi. Consapevole dell’importanza degli imparentamenti, il Duca
si impegnò affinché le figlie facessero matrimoni di rango: così delle
figlie, Donna Giuditta sposò Donato Marano dei marchesi di Petruro, Donna Angela il nobile Nicola Palmieri di Colle Sannita, Donna Grazia
sposò Domenico de Paolis feudatario di Orsara di Puglia e Donna Felicia
sposò il nobile Girolamo Iansiti di San Marco dei Cavoti, discendente
dall’illustre giureconsulto Giacinto Iansiti. Dei maschi, Don Girolamo
(1692 – 1760) sposò la nobile Petronilla Palmieri di Colle Sannita
(figlia dei “gentili” Don Fabrizio e Donna Dianora Alderisio, sorella
del già citato Don Nicola) mentre Don Urbano (1706 – 1775) sposò la
nobile napoletana Lucia Tardioli, di famiglia di grande rilievo sociale
nel Patriziato della Capitale. Il Duca Carlo Iazeolla morì a San
Giorgio nel 1724 e fu sepolto nella chiesa dell’Annunziata presso il
monastero dei Padri Domenicani, nella tomba sotto l’altare gentilizio
segnalata dagli stemmi della Casa Iazeolla. Tra i discendenti più
illustri di questa antica e nobilissima Casata, fregiata con i titoli
di Duca, Marchese e Barone, ricordiamo il marchese Carlo III Iazeolla
(1747 – 1818), tra i capi rivoluzionari promotori della Repubblica
Partenopea del 1799, il cui nome è inciso sulla prima delle due lapidi
affisse ai lati dell’ingresso principale di Palazzo San Giacomo,
Municipio di Napoli, tra i nomi dei martiri della libertà contro l’
oppressione dei Borboni, il Capitano Don Luigi Iazeolla (1792 – 1849),
cospiratore dei moti carbonari nella prima metà dell’Ottocento, l’
architetto gesuita Don Giovan Battista Iazeolla (1806 – 1859), attivo
nella prima metà del XIX secolo, il Capitano Don Giuseppe Iazeolla
(1819 – 1872), Capo dello Stato Maggiore dei Cacciatori Irpini e
ribelle liberale. Nel corso dei secoli, tale illustre e aristocratica
Casata, ha intrecciato rapporti sociali e finanziari con le più potenti
famiglie del Regno di Napoli, quali i principi di Gerace, i Duchi di
Marigliano, i Conti di Montescaglioso, il banchiere Delahante, e
parentele con personaggi di spicco come il ministro Zurlo, e con nobili
famiglie come i Borghi, i Baroni Rossi di Grisolia, i Marchesi
Frangipane, i Baroni Massone, i Marchesi Riccardi, etc. Gli Iazeolla
sono inoltre progenitori di illustri Casate Sannite, come i Baroni di
Ginestra, i nobili Palmieri, Del Grosso, Paolucci, Meomartini, de
Paulis, Alderisio di Colle Sannita e di molte delle più potenti Casate
del Mezzogiorno italiano. È ancora ammirabile, nel suo splendore, il
Castello Iazeolla sito a San Giorgio La Molara, nel Beneventano.
Informazioni di notevole interesse sulla Famiglia Iazeolla si devono all'amore
per la ricerca storica e alla dedizione allo studio del dott. Ermanno Iazeolla
(1919 - 1993), autore del testo Storia della Famiglia
Iazeolla, nel sogno della Repubblica Napoletana. |
| IBBA
|
Ibba è molto diffuso in tutta la Sardegna, nel cagliaritano a Quartu
Sant'Elena, Cagliari, San Sperate, Selargius, Vallermosa, Monserrato, Capoterra,
Assemini e molti altri, nel sassarese ad Alghero, Sassari, nell'Ogliastra
a Ilbono, nel Medio Campidano a Sardara, Villanovaforru, Samassi, San Gavino
Monreale, Sanluri, nell'oristanese a Bosa, Uras, Oristano, Ardauli, nell'iglesiente
a Carbonia e Gonnesa.
integrazioni fornite da Giuseppe
Concas
IBBA: potrebbe derivare da v-illa
= abitato (latino villa),
che produce, quasi sempre, bidda o
anche idda. Non trascuriamo l’avverbio
do luogo iba/e, dal latino ibi
= là, colà, o il pronome
dimostrativo latino illa = quella.
Libbra = 400 grammi, dà, in campidanese, libba.
Nel cosiddetto fenomeno del betacismo la elle latina( soprattutto nei dialetti
meridionali) muta nella labiale occlusiva sonora b: olìa, obìa;
mola, moba; alas, abas. Anche la “v” diventa spesso “b”, come del resto
in villa, bidda; virdi, birdi; viginti,binti; etc. Il cognome Ibba è
presente negli antichi documenti della lingua sarda, in cui è sempre
preceduto da “de”, ad indicare la provenienza. De ibba = de idda. Non abbiamo
altri suggerimenti, rimane comunque incertezza su significato ed etimologia.
Trai firmatari della Pace di Eleonora, *LPDE del 1388, abbiamo: Iba (de)
Geminiano, jurato ville Curchuris; Iba (de) Joanne, jurato ville Alas (odierno
Ales); Iba (de) Mariano, jurato Ville Longe (Villalonga,distrutto. Campitani
Majoris); Ibba (de) Joanne, jurato ville Siilì(odierno Silì);
Ibba (de) Nicolao, jurato ville Segaco (Segatos – distrutto -Contrate Partis
Milis); Ibba (de) Petro, ville Ecclesiarum(Villa di Chiesa – Iglesias);
Ibba(de) Xpoforus – de Aristanni. Attualmente è presente in ben
270 Comuni italiani, di cui 131 della Sardegna : Quartu S. E. 423, Cagliari
290, Alghero 119, Sassari 89, Ilbono 79, Sardara 76, Bosa 61. |
ICARDI
ICARDO |
Icardi è tipico dell'alessandrino e del torinese, Icardo, assolutamente
rarissimo sembrerebbe del savonese e potrebbe derivare dall'aferesi del
cognome Aicardo (vedi), ma è anche
possibile una derivazione diretta dal nome Aicardus o del cognome Riccardi. |
IDDA
IDDAS |
Idda è specifico della costa occidentale della provincia di Sassari,
Iddas, assolutamente rarissimo, ha un piccolo ceppo a Ittireddu nel sassarese,
uno ancora più piccolo nel nuorese ed uno nel cagliaritano, possono
derivare dal vocabolo dialettale idda
(villa, paese), e starebbe ad indicare
una provenienza cittadina, sarebbe l'equivalente dell'italiano Villa, ma
è pure possibile che derivinnno da un nome di località, come
Punta Idda zona di Ozieri (SS) o Badu Idda di Illorai (SS), o Binza Idda
di Banari (SS).
integrazioni fornite da Giuseppe
Concas
IDDA; IDDAS: villa/s o bidda/s
(con caduta della consonante iniziale) nel significato di villaggio/i
o centro/i abitato/i. Dal latino villa,
villaggio aperto, a differenza di oppidum
o villaggio fortificato. Tantissimi
nomi di villaggi della Sardegna, sono composti, e tra questi, parecchi
hanno come base “villa”: Villamassargia, Villanova, Villaputzu, Villasor,
Villamar, Villacidro, Villaurbana, etc. Nei dialetti centrali e meridionali
il vocabolo villa ha subito i seguenti fenomeni fonetici: villa→ vidda→ bidda.
Nei documenti antichi in nostro possesso li ritroviamo sempre preceduti
da “de” de (b)idda, de villa, ad indicare la provenienza. Trai firmatari
della Pace di Eleonora, *LPDE del 1388, troviamo: Idda (de) Margiano, jurato
ville Silli. (odierno Isili. Contrate Marmille); Idda(de) Joanne, jurato
ville Fenugheda..(Fenugheddu distrutto - Campitani Majoris). Nel Condaghe
di Santa Maria di Bonarcado, *CSMB, XI°, XIII°, sec. troviamo:
De Villa Comida(99), maiore de scolca(capo della squadra di armati di sorveglianza
ai confini) de Narabulìa, teste in una lite (kertidu) per il possesso
della metà di una terra, della quale se ne era impossessato
per intero donnu (nobile) Guigelmu (Guglielmo), marchese e giudice di Plominus(Pluminos,
villaggio scomparso, nei pressi di Quartu S. E. – residenza estiva dei
sovrani del Giudicato di Càlari). Citiamo alcuni dettagli di questa
lite (cap. 99), del *CSMB, poiché in calce c’è la data …Et
custa binkidura fuit facta secundo die intrante agusti ANNO DOMINI MILLESIMO
CCV (2 agosto del 1205): si tratta di Guglielmo Sallusio IV della nuova
casata dei Lacon – Massa di Càlari( figlio della sorella di Torchitorio
III, che non ebbe eredi diretti, e del ligure Oberto Obertenghi, marchese
di Massa e Corsica), nel periodo del suo tentativo di unificazione
dell’isola. Nella storia è conosciuto come “il Terribile”, perché
sempre in guerra con gli altri stati giudicali ed ancor più per
il comportamento violento, che lo caratterizzava. Ma nonostante la sua
potenza e la sua arroganza, perde la causa con il priore di Bonarcado Petru
Perosino o forse rinuncia per altri motivi! Attualmente IDDA è presente
in 58 Comuni italiani, di cui 26 della Sardegna(centro nord): Cuglieri
73, Ittiri 32, Alghero 26, Sassari 15, Oristano 12, Cagliari 11, etc. IDDAS
è presente in 23 Comuni d’Italia, dicui 8 della Sardegna: Ittireddu
8, Quartu S. E. 6, Borre 5, Monserrato 3, etc. |
| IDDAU
|
Iddau, molto molto raro, è tipico del sassarese, di Alghero in particolare.
integrazioni fornite da Giuseppe
Concas
IDDAU: deriva probabilmente da biddau
o biddayu = abitante
del villaggio, contadino. Qui da noi, in Campidano, per
distinguere gli abitanti dei paesi da quelli della città, usiamo
il termine bidduncu/s (de
bidda). Cognome raro, presente in 10 Comuni italiani, tra cui
6 sardi: Alghero 26, Villanovamonteleone 8, Ozieri 6, P. Torres 3, etc. |
IDDIOLOSA
IDDIOLOSA' |
Sia Iddiolosa che Iddiolosà sono quasi unici, assolutamente estremamente
rari, dovrebbero derivare da cognomi attribuiti a fanciulli abbandonati. |
IDINI
IDINO |
Idini è molto raro ed è tipico del sassarese, Idino, assolutamente
rarissimo è riscontrabile solo nel Monferrato anche se sembrerebbe
di origine sarda, dovrebbero derivare dal vocabolo sardo idda (villa, paese) che
starebbe ad indicare un abitante della città, sarebbe l'equivalente
del Villani italiano, ma è pure possibile che derivino dal nome
proprio Idino, pochissimo usato nel passato. |
| IDONE
|
Idone sembrerebbe specifica del reggino, di Campo Calabro e di Villa San
Giovanni in particolare, dovrebbe derivare dal nome medioevale di origine
longobarda Idone, forma aferetica del
nome Widone. |
IELARDI
JELARDI |
Molto molto raro è specifico di San Marco Dei Cavoti (BN).
integrazioni fornite da dr. Andrea
Jelardi (Napoli)
a seguito di ricerche presso l'antico archivio di famiglia Jelardi,
si tratta di un cognome originario di San Marco dei Cavoti (BN) e legato
alla fondazione del paese alla fine del 1300, ad opera di provenzali gavoti,
abitanti di Gap ( città del sudest della Francia). All'epoca della
fondazione del paese vi arrivarono anche i tre nobili fratelli feudatari
Rinaldo, Guglielmo e Giovanni Gaullart, il cui cognome venne poi italianizzato
in Galardus. Per successiva corruzione è poi diventato Jalardus
e quindi Jelardo e Jelardi (unica forma sopravvissuta). Lo stemma della
famiglia, insignita di titoli nobiliari, risale probabilmente al 1568:
raffigura due leoni che sorreggono una ruota con il motto soprastante Caesar
Piactus laddove Piactus è una forma corrotta dal latino
Placitus, a significare: con il beneplacito dell'imperatore.
Un antico palazzo di famiglia si trova nella piazza principale di San Marco
dei Cavoti, ove sono presenti altre famiglie Ielardi, che però con
i Jelardi in questione non risultano avere legami di parentela almeno dal
1665.
integrazioni fornite da Fabio Paolucci
I Jelardi di San Marco dei Cavoti discendono dai Paolucci di Colle
Sannita così come i Paolucci discendono dagli Jelardi: la nobildonna
Benedetta Paolucci (1861-1927, figlia del N.H. Cavaliere Avv. Don Francesco
Paolucci fu Magnifico Cav. Don Salvatore di Colle) moglie del N.H. Cav.
Don Vincenzo Salvatore Meomartini è una ava degli Jelardi (è
trisavola del dott. Andrea Jelardi che ha donato al sito le sue preziose
informazioni). I Paolucci (anche la stessa "Donna
Benedetta") discendono a loro volta dalla nobildonna Magnifica
Donna Felicia Jelardi di San Marco, nata nel 1737 circa e figlia
del Magnifico Don Giacinto Jelardi,
sposata col Magnifico Notaro Don Giuseppe Alderisio
di Colle. I Jelardi e i Paolucci, oltre a questi legami
così stretti, discendono dagli stessi nobili casati continuamente
intrecciati fra loro (Meomartini, Alderisio, Palmieri, del Grosso, Petruccelli,
de Paulis, Sedati, Cassitto, etc: molti di questi cognomi sono rintracciabili
nel sito). |
| IELO |
Ielo è specifico del reggino, dovrebbe derivare da un soprannome
originato da ielo una versione arcaica
del termine greco gelio (risata)
forse a caratterizzare un carattere particolarmente gioviale del capostipite. |
IELPA
IELPO
JELPO |
Ielpa, quasi unico, è dovuto ad errori di trascrizione di Ielpo
e Jelpo, cognomi calabrolucani.
integrazioni fornite da Giovanni
Vezzelli
Ielpo è un tipico cognome lucano, presente solo sporadicamente
in Calabria: in dialetto lucano jerpu =
calabrese (RC) jèlapu = avena
selvatica. Cfr. bovese, dialetto grecanico della zona di Bova (RC): 'ajèlipo',
gr. ant. aighìlops. Fonte: Gerhard Rohlfs: Dizionario storico dei
cognomi in Lucania, 1985 |
IEMMA
IEMME
IEMMI
JEMMA
JEMMI
|
Iemma è distribuito dalla provincia di Roma a quella di Reggio Calabria
con un ceppo anche a Palermo, Iemme è assolutamente rarissimo, Iemmi
è specifico del reggiano, Jemma è estremamente raro, più
probabilmente meridionale, ma con un ceppo anche nel marchigiano e Jemmi,
assolutamente rarissimo, è della zona centroccidentale dell'Emilia,
dovrebbero tutti derivare da modificazioni del nome medioevale
Gemma. (vedi GEMMA) |
| IENCO
|
Molto molto raro è specifico di Caulonia nel reggino, dovrebbe derivare
da un soprannome originato dal vocabolo dialettale iencu (bovino) dal vocabolo
latino iovencus, dovuto probabilmente al mestiere di bovaro o mungitore. |
| IENNA
|
Ienna, è tipicamente siciliano, di Palermo e del trapanese, di Gibellina
e Marsala, secondo alcuni potrebbe derivare da una modificazione dialettale
del nome Gianni, secondo altri si tratta
invece di un'alterazione del nome ebraico Hena,
ma non si può trascurare anche la possibilità che possa trattarsi
di una forma dialettale tronca derivata dal nome Gennaro. |
IENNARO
INNARO |
Iennaro è assolutamente rarissimo, Innaro, molto molto raro, ha
un ceppo napoletano ed uno crotonese, derivano da modificazioni dialettali
del nome Gennaro. |
IERARDI
IERARDO |
Ierardi è tipico calabrese, del crotonese e di Petilia Policastro
(KR) in particolare, Ierardo, assolutamente rarissimo, è probabilmente
dovuto ad errori di trascrizione, dovrebbero derivare o dal nome medioevale
germanico Gerhart, o dal nome normanno Geraldus. |
| IERFONE |
Ierfone, estremamente raro, è tipico di Acquaro in provincia di
Vibo Valentia, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine
greco ieròs-fonè
o suono divino, forse a ricordare una
particolare abilità canora o potenza di voce del capostipite. Se l'ipotesi qui sotto suggerita dal Signor Giovanni Ierfone è sostenibile
si deve allora supporre che il nome longobardo Erfone
abbia avuto un'origine longobarda e non greca, in questo caso possiamo
ipotizzare che il nome sia stato originato dal termine longobardo hraffon
(prendere con la forza, conquistare con violenza)
e che il nome possa aver avuto il significato di Conquistatore.
ipotesi suggerita da Giovanni Ierfone
L’origine di questo cognome non necessariamente deve ritenersi di derivazione
greca, bensì più propriamente longobarda. Il cognome, infatti,
potrebbe avere origine come riferimento all’abate e proposto Erfone (figlio
di Pietro, duca del Friuli); il quale, con i fratelli Marco e Anto, tutti
di nobile stirpe longobarda, al seguito del Re longobardo Rachis, fondò
l’Abbazia S. Salvatore (sul Monte Amiata, in provincia di Siena) intorno
all’anno 745. D’altra parte, un Erfone è vescovo a Gubbio nell’847.
I Longobardi, in seguito, nella loro marcia d’espansione, scesero al Sud
e conquistarono la Calabria costituendo un gastaldato con sede a Cosenza
(847). I Bizantini, nell’885, scacciarono i Longobardi. La riconquista
bizantina impresse di nuovo alla Calabria i segni dell’ellenismo grazie
anche all’azione dei monaci basiliani, un cui convento sorgeva a Soriano
(a pochi chilometri da Acquaro). E l’Erfone longobardo, intriso di cultura
greca, venne scritto e pronunciato alla greca. Dunque, I-erfone: da cui,
appunto, ieròs e fonè. Infine, sempre a pochissimi chilometri
da Acquaro, sorgeva una istituzione religiosa dedicata al Santo Salvatore.
Le prime notizie risalgono al 1310, ma è da ritenersi che il sito,
collocato prsso il casale di Pronìa (alle spalle di Dasà,
a circa 1 km. da Acquaro) sia molto più antico. |
| IEROVANTE |
Ierovante, assolutamente rarissimo, tipico dell'alto cosentino, zona di
Trebisacce, decisamente di etnia albanese originario della città
di Corone nel Peloponneso, da dove gli antenati fuggirono nel 1534 per
evitare che l'Impero Ottomano potesse far scempio delle loro vite, sorte
che toccò invece nel 1571 ai cittadini cristiani di Famagosta, potrebbe
derivare dal fatto di ricoprire il capostipite una carica sacerdotale. |
IERVOLINI
IERVOLINO |
Iervolini è quasi unico ed è probabilmente dovuto ad un errore
di trascrizione di Iervolino che, squisitamente campano del napoletano
in particolare, è maggiormente presente ad Ottaviano, Poggiomarino,
Napoli, San Giuseppe Vesuviano e San Gennaro Vesuviano, ha un ceppo nel
foggiano a Vico Del Gargano e Vieste ed uno a Palermo.
integrazioni fornite da Giovanni
Vezzelli
Iervolino è cognome napoletano ma anche laziale e pugliese.
Ha alla base il soprannome Iervolino
che potrebbe derivare dal latino ervilia
= veccia, pianta erbacea detta anche
ingrassabue; si ha un riscontro nel
termine dialettale napoletano ervo
con lo stesso significato di erba. |
IESU
JESU |
Sia Iesu che Jesu sono molto rari e sembrerebbero tipici del napoletano,
dovrebbero derivare dal nome latino Jesus
(Gesù), una variante arcaica
del nome Giosuè. |
IGNAZI
IGNAZIO
IGNAZZI |
Ignazi, molto molto raro, sembrerebbe tipico del Piceno, della zona di
Montegranaro (AP) in particolare, Ignazio, assolutamente rarissimo, sembrerebbe
pugliese, Ignazzi è decisamente pugliese, soprattutto del barese,
con presenze anche nel Salento, derivano tutti dal nome latino Ignatius,
ricordiamo Sant'Ignazio di Antiochia, il successore di Pietro come vescovo
di quella città che subì il martirio nell'anno 107 sotto
l'imperatore Traiano. |
IGNELSI
IGNELZI |
Ignelsi, quasi unico, è probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione
di Ignelzi, che sembrerebbe tipicamente campano, dell'avellinese e di Casalbore
in particolare, dovrebbe derivare dal nome Ignelzio, una forma modificata
del nome Ignatius. |
| IGNOTI
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Assolutamente rarissimo è tipicamente siciliano, dovrebbe derivare
da identificazioni fornite a figli di NN da parte di enti non religiosi
probabilmente non preposti ad azioni di carità. |
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