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IAQUINTA
IAQUINTI
IAQUINTO
Iaquinta è specifico cosentino della zona di San Giovanni in fiore, con un ceppo anche a Bisignano (CS), Iaquinti è quasi unico, Iaquinto, molto molto raro sembrerebbe tipico di Moiano (BN) con un ceppo probabilmente secondario a Napoli, dovrebbero derivare dal nome greco Hyakinthos trasformato in Iaquintus in epoca medioevale, come conferma questo documento beneventano di epoca longobarda: "In nomine domini quadragesimo quarto anno principatus domini Gisolfi... .... a domino protectione ac recta in me cognosco abere memoria: quam et ego mulier nomine Iaquinta filia quondam domini Iaquinti de Apusmonte (Roccapiemonte (SA)) et uxor sum predicti Ciceri nosque vir et uxor..." e come si legge in un atto del X° secolo relativo al monastero di Rovigliano (NA): "...In nomine domini undecimo anno principatus domini nostri Iohannis. et sexto anno principatus domini Guaimarii ... ...ad ipsam speluncam in monte Vesuveo. una cum Iaquintus clericus et notarius. advocator de ipso sacro et venerabili monasterio...".
IARIA
IERA
IERAIA
Iaria è tipico del reggino, di Melito di Porto Salvo, Condofuri, Bova Marina, Roccaforte del Greco, Seminara, Bagnara Calabra e San Lorenzo, Iera è specifico del catanzarese, di Gizzeria e Lamezia Terme, Ieria, estremamente raro, è del reggino, dovrebbero derivare da un soprannome originato dal vocabolo greco iereia (ιέρεια = sacerdotessa), ad indicare probabilmente che si trattava di famiglie con una capostipite nota per la sua ieraticità o perchè moglie di un prete ortodosso.
IATTONI
JATTONI
Jattoni, è quasi unico, si tratta probabilmente della forma arcaica di Iattoni che, tipicamente emiliano, è particolarmente concentrato nella zona del modenese a Pavullo nel Frignano, con diramazioni anche a Vignola, Modena e Sestola, dovrebbe derivare dal nome di irigine longobarda Atto, Attonis, di cui abbiamo un esempio in un Breve investiture beneficiario nomine del XII° secolo a Milano: "...Atto, patrus et nepos de civitate Laude, investierunt Attonem qui habitare videtur civitate Mediolani et Ambrosium qui dicitur de Gornade ...".
integrazioni fornite da Massimiliano Jattoni
Il cognome Iattoni o Jattoni è un cognome raro presente in Emilia e precisamente nei paesi limitrofi di Beduzzo e Antesica (provincia di Parma) e a Pavullo nel Frignano (Modena). Deriva dal patronimico longobardo Attone (il documento più antico da me trovato riguarda un atto notarile del mio trisavolo Giovanni de Actonibus del 1462), già il figlio Ugolino assumeva il cognome de Iactonibus. Dopo la morte di Mathilde di Canossa (una Attoni) il possedimento di Antesica andò al ramo cadetto degli Attoni, cugini di Matilde. Probabilmente gli Iattoni discendono da questa famiglia.
IAVARONE
IAVARONI
Iavarone è specifico del Casertano e del napoletano, Iavaroni è praticamente unico e dovrebbe essere dovuto ad un errore di trascrizione, dovrebbe derivare da una modificazione di Giovanni Barone cioè l'uomo libero (baro, baronis) Giovanni, tracce di questa cognomizzazione le troviamo in quest'atto del 1749 a Sant'Antimo (NA): "... per mano di me Notar Francesco Iavarone della Terra di S. Antimo, et in fede richiesto ...".
IAZEOLLA Assolutamente rarissimo è specifico del beneventano.
integrazioni e stemmi forniti da Fabio Paolucci
La famiglia Iazeolla di San Giorgio La Molara (BN) vanta antichissime e nobilissime origini. Non è a San Giorgio che va individuato il ceppo d’ origine, ma nel vicino centro di Colle Sannita, distante dal primo appena 13 Km. Gli Iazeolla impiantarono la propria dinastia prima a Colle Sannita nel 1495, e successivamente nel 1684 a San Giorgio La Molara. Secondo il parere di accreditati storici locali (cifr. Rosati), Capostipite degli Iazeolla sarebbe stato il principe banchiere di origine inglese Jazier, giunto a Napoli nel 1495 al seguito del Re di Francia Carlo VIII al fine di partecipare alla fulminea campagna d’ Italia del febbraio/giugno 1495 per attuare la rivendicazione del Regno di Napoli dagli Angioini. Giunto in Campania il giovane Re, allora appena ventiseienne, fu costretto subito a risalire precipitosamente la Penisola sotto la minaccia di complicazioni internazionali. Gran parte del suo seguito non lo seguì, preferendo rimanere a Napoli. Così fece anche il principe Jazier, che a causa delle persecuzioni politiche contro i seguaci del Re Carlo VIII, fu costretto poi a riparare a Colle Sannita, dove il suo cognome fu italianizzato in Iazeolla. A Colle gli Iazeolla diedero inizio ad una florida e nobile dinastia sannita: un suo discendente, Carlo (1615 – 1661), nel 1647 collaborò a domare la rivolta di Masaniello, meritando il titolo di Duca dalla Casa regnante spagnola del Re Filippo IV d’Asburgo, rappresentata in Napoli dal Viceré Duca d’Arcos. Figlio del Duca collese Carlo Iazeolla fu Carlo II, nato a Colle Sannita nel 1661, che apena laureato “Dottore Fisico” in medicina, a soli 24 anni, volle abbandonare il natio borgo per stabilirsi a San Giorgio La Molara, dove fu ospite dei nobili coniugi dott. fisico Geronimo Modena e Diana Chirico, dei quali sposò la figlia nobildonna Caterina e rimase erede del grande Castello dei nobili Modena, tutt’ora di proprietà degli Iazeolla. A San Giorgio il Duca Iazeolla si interessò di commercio internazionale: import-export per il Regno di Napoli, cosa che evidentemente faceva anche il padre, e attività che richiedeva un vastissimo giro di capitali. Ma gli investimenti, anche se rischiosi, erano ben remunerati. Per questo motivo le già enormi ricchezze del Duca Iazeolla aumentarono ancora rapidamente. Insieme alle basi economiche, Carlo si preoccupò di far fiorire l’albero genealogico, dando alla luce ben otto figli, sei donne e due maschi. Consapevole dell’importanza degli imparentamenti, il Duca si impegnò affinché le figlie facessero matrimoni di rango: così delle figlie, Donna Giuditta sposò Donato Marano dei marchesi di Petruro, Donna Angela il nobile Nicola Palmieri di Colle Sannita, Donna Grazia sposò Domenico de Paolis feudatario di Orsara di Puglia e Donna Felicia sposò il nobile Girolamo Iansiti di San Marco dei Cavoti, discendente dall’illustre giureconsulto Giacinto Iansiti. Dei maschi, Don Girolamo (1692 – 1760) sposò la nobile Petronilla Palmieri di Colle Sannita (figlia dei “gentili” Don Fabrizio e Donna Dianora Alderisio, sorella del già citato Don Nicola) mentre Don Urbano (1706 – 1775) sposò la nobile napoletana Lucia Tardioli, di famiglia di grande rilievo sociale nel Patriziato della Capitale. Il Duca Carlo Iazeolla morì a San Giorgio nel 1724 e fu sepolto nella chiesa dell’Annunziata presso il monastero dei Padri Domenicani, nella tomba sotto l’altare gentilizio segnalata dagli stemmi della Casa Iazeolla. Tra i discendenti più illustri di questa antica e nobilissima Casata, fregiata con i titoli di Duca, Marchese e Barone, ricordiamo il marchese Carlo III Iazeolla (1747 – 1818), tra i capi rivoluzionari promotori della Repubblica Partenopea del 1799, il cui nome è inciso sulla prima delle due lapidi affisse ai lati dell’ingresso principale di Palazzo San Giacomo, Municipio di Napoli, tra i nomi dei martiri della libertà contro l’ oppressione dei Borboni, il Capitano Don Luigi Iazeolla (1792 – 1849), cospiratore dei moti carbonari nella prima metà dell’Ottocento, l’ architetto gesuita Don Giovan Battista Iazeolla (1806 – 1859), attivo nella prima metà del XIX secolo, il Capitano Don Giuseppe Iazeolla (1819 – 1872), Capo dello Stato Maggiore dei Cacciatori Irpini e ribelle liberale. Nel corso dei secoli, tale illustre e aristocratica Casata, ha intrecciato rapporti sociali e finanziari con le più potenti famiglie del Regno di Napoli, quali i principi di Gerace, i Duchi di Marigliano, i Conti di Montescaglioso, il banchiere Delahante, e parentele con personaggi di spicco come il ministro Zurlo, e con nobili famiglie come i Borghi, i Baroni Rossi di Grisolia, i Marchesi Frangipane, i Baroni Massone, i Marchesi Riccardi, etc. Gli Iazeolla sono inoltre progenitori di illustri Casate Sannite, come i Baroni di Ginestra, i nobili Palmieri, Del Grosso, Paolucci, Meomartini, de Paulis, Alderisio di Colle Sannita e di molte delle più potenti Casate del Mezzogiorno italiano. È ancora ammirabile, nel suo splendore, il Castello Iazeolla sito a San Giorgio La Molara, nel Beneventano.
Informazioni di notevole interesse sulla Famiglia Iazeolla si devono all'amore per la ricerca storica e alla dedizione allo studio del dott. Ermanno Iazeolla (1919 - 1993), autore del testo Storia della Famiglia Iazeolla, nel sogno della Repubblica Napoletana.
IBBA Ibba è molto diffuso in tutta la Sardegna, nel cagliaritano a Quartu Sant'Elena, Cagliari, San Sperate, Selargius, Vallermosa, Monserrato, Capoterra, Assemini e molti altri, nel sassarese ad Alghero, Sassari, nell'Ogliastra a Ilbono, nel Medio Campidano a Sardara, Villanovaforru, Samassi, San Gavino Monreale, Sanluri, nell'oristanese a Bosa, Uras, Oristano, Ardauli, nell'iglesiente a Carbonia e Gonnesa.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
IBBA: potrebbe derivare da v-illa = abitato (latino villa), che produce, quasi sempre, bidda o anche idda. Non trascuriamo l’avverbio do luogo iba/e, dal latino ibi = là, colà, o il pronome dimostrativo latino illa = quella. Libbra = 400 grammi, dà, in campidanese, libba. Nel cosiddetto fenomeno del betacismo la elle latina( soprattutto nei dialetti meridionali) muta nella labiale occlusiva sonora b: olìa, obìa; mola, moba; alas, abas. Anche la “v” diventa spesso “b”, come del resto in villa, bidda; virdi, birdi; viginti,binti; etc. Il cognome Ibba è  presente negli antichi documenti della lingua sarda, in cui è sempre preceduto da “de”, ad indicare la provenienza. De ibba = de idda. Non abbiamo altri suggerimenti, rimane comunque incertezza su significato ed etimologia. Trai firmatari della Pace di Eleonora, *LPDE del 1388, abbiamo: Iba (de) Geminiano, jurato ville Curchuris; Iba (de) Joanne, jurato ville Alas (odierno Ales); Iba (de) Mariano, jurato Ville Longe (Villalonga,distrutto. Campitani Majoris); Ibba (de) Joanne, jurato ville Siilì(odierno Silì); Ibba (de) Nicolao, jurato ville Segaco (Segatos – distrutto -Contrate Partis  Milis); Ibba (de) Petro, ville Ecclesiarum(Villa di Chiesa – Iglesias); Ibba(de) Xpoforus – de Aristanni. Attualmente è presente in ben 270 Comuni italiani, di cui 131 della Sardegna : Quartu S. E. 423, Cagliari 290, Alghero 119, Sassari 89, Ilbono 79, Sardara 76, Bosa 61.
ICARDI
ICARDO
Icardi è tipico dell'alessandrino e del torinese, Icardo, assolutamente rarissimo sembrerebbe del savonese e potrebbe derivare dall'aferesi del cognome Aicardo (vedi), ma è anche possibile una derivazione diretta dal nome Aicardus o del cognome Riccardi.
IDDA
IDDAS
Idda è specifico della costa occidentale della provincia di Sassari, Iddas, assolutamente rarissimo, ha un piccolo ceppo a Ittireddu nel sassarese, uno ancora più piccolo nel nuorese ed uno nel cagliaritano, possono derivare dal vocabolo dialettale idda (villa, paese), e starebbe ad indicare una provenienza cittadina, sarebbe l'equivalente dell'italiano Villa, ma è pure possibile che derivinnno da un nome di località, come Punta Idda zona di Ozieri (SS) o Badu Idda di Illorai (SS), o Binza Idda di Banari (SS).
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
IDDA; IDDAS: villa/s o bidda/s (con caduta della consonante iniziale) nel significato di villaggio/i o centro/i abitato/i. Dal latino villa, villaggio aperto, a differenza di oppidum o villaggio fortificato. Tantissimi nomi di villaggi della Sardegna, sono composti, e tra questi, parecchi hanno come base “villa”:  Villamassargia, Villanova, Villaputzu, Villasor, Villamar, Villacidro, Villaurbana, etc. Nei dialetti centrali e meridionali il vocabolo villa ha subito i seguenti fenomeni fonetici: villa→ vidda→ bidda. Nei documenti antichi in nostro possesso li ritroviamo sempre preceduti da “de” de (b)idda, de villa, ad indicare la provenienza. Trai firmatari della Pace di Eleonora, *LPDE del 1388, troviamo: Idda (de) Margiano, jurato ville Silli. (odierno Isili. Contrate Marmille); Idda(de) Joanne, jurato ville Fenugheda..(Fenugheddu distrutto - Campitani Majoris). Nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, *CSMB, XI°, XIII°, sec. troviamo: De Villa Comida(99), maiore de scolca(capo della squadra di armati di sorveglianza ai confini) de Narabulìa, teste in una lite (kertidu) per il possesso della metà di una  terra, della quale se ne era impossessato per intero donnu (nobile) Guigelmu (Guglielmo), marchese e giudice di Plominus(Pluminos, villaggio scomparso, nei pressi di Quartu S. E. – residenza estiva dei sovrani del Giudicato di Càlari). Citiamo alcuni dettagli di questa lite (cap. 99), del *CSMB, poiché in calce c’è la data …Et  custa binkidura fuit facta secundo die intrante agusti ANNO DOMINI MILLESIMO CCV (2 agosto del 1205): si tratta di Guglielmo Sallusio IV della nuova casata dei Lacon – Massa di Càlari( figlio della sorella di Torchitorio III, che non ebbe eredi diretti, e del ligure Oberto Obertenghi, marchese di Massa e Corsica),  nel periodo del suo tentativo di unificazione dell’isola. Nella storia è conosciuto come “il Terribile”, perché sempre in guerra con gli altri stati giudicali ed ancor più per il comportamento violento, che lo caratterizzava. Ma nonostante la sua potenza e la sua arroganza, perde la causa con il priore di Bonarcado Petru Perosino o forse rinuncia per altri motivi! Attualmente IDDA è presente in 58 Comuni italiani, di cui 26 della Sardegna(centro nord): Cuglieri 73, Ittiri 32, Alghero 26, Sassari 15, Oristano 12, Cagliari 11, etc. IDDAS è presente in 23 Comuni d’Italia, dicui 8 della Sardegna: Ittireddu 8, Quartu S. E. 6, Borre 5, Monserrato 3, etc.
IDDAU Iddau, molto molto raro, è tipico del sassarese, di Alghero in particolare.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
IDDAU: deriva probabilmente da biddau o biddayu = abitante del villaggio, contadino. Qui da noi, in Campidano,  per distinguere gli abitanti dei paesi da quelli della città, usiamo il termine bidduncu/s (de bidda). Cognome raro, presente in 10 Comuni italiani, tra cui 6 sardi: Alghero 26, Villanovamonteleone 8, Ozieri 6, P. Torres 3, etc.
IDDIOLOSA
IDDIOLOSA'
Sia Iddiolosa che Iddiolosà sono quasi unici, assolutamente estremamente rari, dovrebbero derivare da cognomi attribuiti a fanciulli abbandonati.
IDINI
IDINO
Idini è molto raro ed è tipico del sassarese, Idino, assolutamente rarissimo è riscontrabile solo nel Monferrato anche se sembrerebbe di origine sarda, dovrebbero derivare dal vocabolo sardo idda (villa, paese) che starebbe ad indicare un abitante della città, sarebbe l'equivalente del Villani italiano, ma è pure possibile che derivino dal nome proprio Idino, pochissimo usato nel passato.
IDONE Idone sembrerebbe specifica del reggino, di Campo Calabro e di Villa San Giovanni in particolare, dovrebbe derivare dal nome medioevale di origine longobarda Idone, forma aferetica del nome Widone.
IELARDI
JELARDI
Molto molto raro è specifico di San Marco Dei Cavoti (BN).
integrazioni fornite da dr. Andrea Jelardi (Napoli)
a seguito di ricerche presso l'antico archivio di famiglia Jelardi, si tratta di un cognome originario di San Marco dei Cavoti (BN) e legato alla fondazione del paese alla fine del 1300, ad opera di provenzali gavoti, abitanti di Gap ( città del sudest della Francia). All'epoca della fondazione del paese vi arrivarono anche i tre nobili fratelli feudatari Rinaldo, Guglielmo e Giovanni Gaullart, il cui cognome venne poi italianizzato in Galardus. Per successiva corruzione è poi diventato Jalardus e quindi Jelardo e Jelardi (unica forma sopravvissuta). Lo stemma della famiglia, insignita di titoli nobiliari, risale probabilmente al 1568: raffigura due leoni che sorreggono una ruota con il motto soprastante Caesar Piactus laddove Piactus è una forma corrotta dal latino Placitus, a significare: con il beneplacito dell'imperatore.  Un antico palazzo di famiglia si trova nella piazza principale di San Marco dei Cavoti, ove sono presenti altre famiglie Ielardi, che però con i Jelardi in questione non risultano avere legami di parentela almeno dal 1665.
integrazioni fornite da Fabio Paolucci
I Jelardi di San Marco dei Cavoti discendono dai Paolucci di Colle Sannita così come i Paolucci discendono dagli Jelardi: la nobildonna Benedetta Paolucci (1861-1927, figlia del N.H. Cavaliere Avv. Don Francesco Paolucci fu Magnifico Cav. Don Salvatore di Colle) moglie del N.H. Cav. Don Vincenzo Salvatore Meomartini è una ava degli Jelardi (è trisavola del dott. Andrea Jelardi che ha donato al sito le sue preziose informazioni).  I Paolucci (anche la stessa "Donna Benedetta") discendono a loro volta dalla nobildonna Magnifica Donna Felicia Jelardi di San Marco, nata nel 1737 circa e figlia del Magnifico Don Giacinto Jelardi, sposata col Magnifico Notaro Don Giuseppe Alderisio di Colle.  I Jelardi e i Paolucci, oltre a questi legami così stretti, discendono dagli stessi nobili casati continuamente intrecciati fra loro (Meomartini, Alderisio, Palmieri, del Grosso, Petruccelli, de Paulis, Sedati, Cassitto, etc: molti di questi cognomi sono rintracciabili nel sito).
IELO Ielo è specifico del reggino, dovrebbe derivare da un soprannome originato da ielo una versione arcaica del termine greco gelio (risata) forse a caratterizzare un carattere particolarmente gioviale del capostipite.
IELPA
IELPO
JELPO
Ielpa, quasi unico, è dovuto ad errori di trascrizione di Ielpo e Jelpo, cognomi calabrolucani.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Ielpo è un tipico cognome lucano, presente solo sporadicamente in Calabria: in dialetto lucano jerpu = calabrese (RC) jèlapu = avena selvatica. Cfr. bovese, dialetto grecanico della zona di Bova (RC): 'ajèlipo', gr. ant. aighìlops. Fonte: Gerhard Rohlfs: Dizionario storico dei cognomi in Lucania, 1985
IEMMA
IEMME
IEMMI
JEMMA
JEMMI
Iemma è distribuito dalla provincia di Roma a quella di Reggio Calabria con un ceppo anche a Palermo, Iemme è assolutamente rarissimo, Iemmi è specifico del reggiano, Jemma è estremamente raro, più probabilmente meridionale, ma con un ceppo anche nel marchigiano e Jemmi, assolutamente rarissimo, è della zona centroccidentale dell'Emilia, dovrebbero tutti derivare da modificazioni del nome medioevale Gemma. (vedi GEMMA)
IENCO Molto molto raro è specifico di Caulonia nel reggino, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal vocabolo dialettale iencu (bovino) dal vocabolo latino iovencus, dovuto probabilmente al mestiere di bovaro o mungitore.
IENNA Ienna, è tipicamente siciliano, di Palermo e del trapanese, di Gibellina e Marsala, secondo alcuni potrebbe derivare da una modificazione dialettale del nome Gianni, secondo altri si tratta invece di un'alterazione del nome ebraico Hena, ma non si può trascurare anche la possibilità che possa trattarsi di una forma dialettale tronca derivata dal nome Gennaro.
IENNARO
INNARO
Iennaro è assolutamente rarissimo, Innaro, molto molto raro, ha un ceppo napoletano ed uno crotonese, derivano da modificazioni dialettali del nome Gennaro.
IERARDI
IERARDO
Ierardi è tipico calabrese, del crotonese e di Petilia Policastro (KR) in particolare, Ierardo, assolutamente rarissimo, è probabilmente dovuto ad errori di trascrizione, dovrebbero derivare o dal nome medioevale germanico Gerhart, o dal nome normanno Geraldus.
IERFONE Ierfone, estremamente raro, è tipico di Acquaro in provincia di Vibo Valentia, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine greco ieròs-fonè  o suono divino, forse a ricordare una particolare abilità canora o potenza di voce del capostipite. Se l'ipotesi qui sotto suggerita dal Signor Giovanni Ierfone è sostenibile si deve allora supporre che il nome longobardo Erfone abbia avuto un'origine longobarda e non greca, in questo caso possiamo ipotizzare che il nome sia stato originato dal termine longobardo hraffon (prendere con la forza, conquistare con violenza) e che il nome possa aver avuto il significato di Conquistatore.
ipotesi suggerita da Giovanni Ierfone
L’origine di questo cognome non necessariamente deve ritenersi di derivazione greca, bensì più propriamente longobarda. Il cognome, infatti, potrebbe avere origine come riferimento all’abate e proposto Erfone (figlio di Pietro, duca del Friuli); il quale, con i fratelli Marco e Anto, tutti di nobile stirpe longobarda, al seguito del Re longobardo Rachis, fondò l’Abbazia S. Salvatore (sul Monte Amiata, in provincia di Siena) intorno all’anno 745. D’altra parte, un Erfone è vescovo a Gubbio nell’847. I Longobardi, in seguito, nella loro marcia d’espansione, scesero al Sud e conquistarono la Calabria costituendo un gastaldato con sede a Cosenza (847). I Bizantini, nell’885, scacciarono i Longobardi. La riconquista bizantina impresse di nuovo alla Calabria i segni dell’ellenismo grazie anche all’azione dei monaci basiliani, un cui convento sorgeva a Soriano (a pochi chilometri da Acquaro). E l’Erfone longobardo, intriso di cultura greca, venne scritto e pronunciato alla greca. Dunque, I-erfone: da cui, appunto, ieròs e fonè. Infine, sempre a pochissimi chilometri da Acquaro, sorgeva una istituzione religiosa dedicata al Santo Salvatore. Le prime notizie risalgono al 1310, ma è da ritenersi che il sito, collocato prsso il casale di Pronìa (alle spalle di Dasà, a circa 1 km. da Acquaro) sia molto più antico.
IEROVANTE Ierovante, assolutamente rarissimo, tipico dell'alto cosentino, zona di Trebisacce, decisamente di etnia albanese originario della città di Corone nel Peloponneso, da dove gli antenati fuggirono nel 1534 per evitare che l'Impero Ottomano potesse far scempio delle loro vite, sorte che toccò invece nel 1571 ai cittadini cristiani di Famagosta, potrebbe derivare dal fatto di ricoprire il capostipite una carica sacerdotale.
IERVOLINI
IERVOLINO
Iervolini è quasi unico ed è probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione di Iervolino che, squisitamente campano del napoletano in particolare, è maggiormente presente ad Ottaviano, Poggiomarino, Napoli, San Giuseppe Vesuviano e San Gennaro Vesuviano, ha un ceppo nel foggiano a Vico Del Gargano e Vieste ed uno a Palermo.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Iervolino è cognome napoletano ma anche laziale e pugliese. Ha alla base il soprannome Iervolino che potrebbe derivare dal latino ervilia = veccia, pianta erbacea detta anche ingrassabue; si ha un riscontro nel termine dialettale napoletano ervo con lo stesso significato di erba.
IESU
JESU
Sia Iesu che Jesu sono molto rari e sembrerebbero tipici del napoletano, dovrebbero derivare dal nome latino Jesus (Gesù), una variante arcaica del nome Giosuè.
IGNAZI
IGNAZIO
IGNAZZI
Ignazi, molto molto raro, sembrerebbe tipico del Piceno, della zona di Montegranaro (AP) in particolare, Ignazio, assolutamente rarissimo, sembrerebbe pugliese, Ignazzi è decisamente pugliese, soprattutto del barese, con presenze anche nel Salento, derivano tutti dal nome latino Ignatius, ricordiamo Sant'Ignazio di Antiochia, il successore di Pietro come vescovo di quella città che subì il martirio nell'anno 107 sotto l'imperatore Traiano.
IGNELSI
IGNELZI
Ignelsi, quasi unico, è probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione di Ignelzi, che sembrerebbe tipicamente campano, dell'avellinese e di Casalbore in particolare, dovrebbe derivare dal nome Ignelzio, una forma modificata del nome Ignatius.
IGNOTI Assolutamente rarissimo è tipicamente siciliano, dovrebbe derivare da identificazioni fornite a figli di NN da parte di enti non religiosi probabilmente non preposti ad azioni di carità.
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