| LUNA |
Ha quasi certamente più
ceppi originari, nel vicentino, nell'area tra Perugia ed Ancona e probabilmente
anche al sud, dovrebbe derivare dal cognomen latino Lunaris. |
| LUNALBI |
Lunalbi, assolutamente rarissimo, tipico di Matera, è un cognome
dato a bambini abbandonati, il significato richiama un latineggiante chiaro
di luna. |
LUNARDELLI
LUNARDELLO
LUNARDI
LUNARDINI
LUNARDINO
LUNARDO |
Lunardelli ha un ceppo trevigiano nella zona di Oderzo e dintorni ed uno
a Nodica (PI), Lunardello, assolutamente rarissimo, è del vicentino,
Lunardi è molto diffuso nel Veneto, nell'alta Toscana ed in Lombardia,
Lunardini ha un ceppo lucchese ed uno romagnolo, Lunardo parrebbe avere
un ceppo siciliano a Enna ed uno nel Veneto, derivano tutti da modificazioni
del nome Leonardo, tracce di quest'uso si hanno ad esempio in un atto del
1391 a Ferrara: "...Ancora ave da Opecino famio de
messer Lunardo
per orço ch'el ge vendè libre vij,..." o nel 1431
a Rimini: "...Fuorono alcune ribellioni et combustione
de libri in Arimino, Pesaro, Fano, Fossombrone, et fuorono remossi de Rimini
Giohanne de Lamberto e Lunardo Rovello...". |
| LUNGAROTTI |
Decisamente raro non consente di
individuare un areale originario, a solo titolo di ipotesi potrebbe essere
la provincia di Perugia o quella di Pesaro, potrebbe derivare dal nomen
latino Longinus. |
| LUNGHI |
Si individuano più ceppi,
nelle province di Milano Lodi, Cremona e Pavia, nel ferrarese, nelle province
di Firenze e Prato e in quelle di Roma e Frosinone, deriva da soprannomi
collegati con l'altezza del capostipite. |
| LUONI |
Luoni è tipico del varesotto, di Cassano Magnago, Busto Arsizio,
Gallarate e Cairate e del vicino Legnano nel milanese e Lezzeno nel comasco,
potrebbe derivare da una modificazione del nome del toponimo Luino (VA),
famiglia nobile di scultori del ramo occidentale del lago di Como risale
almeno al 1400, un Cristoforo Luoni, tagliapietre, figura tra gli artisti
che nella seconda metà del 1400 lavorò i marmi della Certosa
di Pavia e nel 1483 Policleto Luoni fu tra gli scultori che lavorarono
a Milano alla costruzione del Portale della facciata della Chiesa di Santa
Maria Podone. |
LUPARINI
LUPERINI |
Luparini, molto raro, sembrerebbe del perugino, Luperini, altrettanto
raro è del pisano, derivano dal nome medioevale Luparinus, un Luparino
figura fra gli ostaggi presi da Federico Barbarossa nel 1155 dopo aver
raso al suolo Spoleto (PG), tracce di questa cognomizzazione le troviamo
tra i personaggi arrestati e giustiziati dalla Santa Inquisizione nel giugno
1590, dove è presente un Fulvio Luparino. |
LUPI
LUPINI
LUPO
LUPPI |
Lupi è proprio del centro
nord, Lupini parrebbe avere due ceppi, uno nel bergamasco ed uno nel perugino,
Lupo è panitaliano, Luppi ha un forte nucleo originario nell'area
che comprende le province di Mantova, Modena e Bologna ed un altro ceppo
nel milanese e comasco. Tutti questi cognomi hanno diverse origini, dal
cognomen latino Lupus è la più consistente, da toponimi contenenti
il termine Lupo o Lupi, come San Lupo (BN), Morlupo (RM), Montelupo (FI)
- (CN) e tanti altri, ed è pure possibile la derivazione da soprannomi
legati ad incontri o fatti connessi con dei lupi. |
| LUPIERI
|
Lupieri è tipicamente friulano, di Preone, Udine, Tolmezzo ed Enemonzo
nell'udinese e di Trieste e Romans d`Isonzo nel goriziano, ha un ceppo
anche a Viterbo, dovrebbe derivare dall'antico mestiere di luparius
italianizzato in lupiere (cacciatore
di lupi), figura necessaria per proteggere greggi ed abitazioni di un luogo,
il Friuli che era molto ricco di quelle bestie feroci. |
| LUPIS |
Ha un ceppo genovese ed uno calabrese.
integrazioni fornite da Marco Lupis
Macedonio Palermo di Santa Margherita
Antichissima famiglia originiaria della Puglia e dirmatasi in
Calabria, in Sicilia e in Dalmazia
In Terra di Bari, nel XII secolo, i Lupis vennero ascritti al patriziato di
Giovinazzo e nel1282 vennero iscritti anche tra le famiglie nobili di Molfetta, sul
registro di Re Carlo I fascicolo 1, foglio 6, qualificati "... de genere mílitum,
nobili antiqussimi - dei Nobili dell'antique famiglie nobili de Giovenazzo".
Già in quell'epoca, infatti, un ramo si era stabilito a Molfetta. Il Carabellese
nel suo "La Puglia e il suo Comune nel secolo XV" definisce i Lupis di Giovinazzo
"...tra le famiglie più doviziose e illustri di tutta la Puglia, che gareggiavano
(...) nell'arringo civile ed economico del Rinascimento." (Bari, 1905, pag. XV).
La genealogia di questa linea è stata ricostruita da Monsignor Filippo Roscini sulla
base delle pergamene dell'archivo della Cattedrale di Giovinazzo. Tutti i documenti
a corredo dell'intera genealogia pugliese, a partire dal capostipite documentato,
il giudice imperiale Simeone Lupis di Giovinazzo (n. ca 1170), figlio del giudice
imperiale Roberto o Eberto, figlio di Guido de'Lupis (Wido o Widone, Marchese di
Soragna nel 1198), sono stati pubblicati dallo stesso don Roscini nel suo volume
Bisanzio Lupis, poeta e cronista nella Puglia cinquecentesca. Giovinazzo, 1974.
Del titolo di Marchese di Soragna, dato sempre sotto forma di investitura feudale di
origine imperiale, sono sempre stati investiti tutti i rappresentanti maschi della
famiglia, fino al 13-6-1495, quando Bonifacio de' Lupis (+ 24-1/4-2-1497), Marchese
di Soragna, istituisce la primogenitura a favore del figlio Diofebo.
I discendenti di Roberto (detto Eberto) Lupis,marchese di Soragna, trasferitosi in
Puglia dopo la nomina a Giudice Imperiale e divenuto "capostipite dei Lupis di
Puglia, Calabria e Sicilia", abbandonarono il predicato di Soragna (che continuò
nel ramo del fratello Guido di Soragna), "per conservare il titolo di Marchese, cui
hanno quindi diritto tutti i rappresentanti maschi delle tre linee indicate in
quanto esse linee si divisero dal tronco comune prima del 13-6-1495, quando
Bonifacio de' Lupis (+ 24-1/4-2-1497), Marchese di Soragna, istituì la
primogenitura a favore del figlio Diofebo, limitando così la successione dei titoli
ai soli maschi primogeniti".
Il Giudice Imperiale Lupo o Lupone (1210-1271), figlio del giudice imperiale Simeone
Lupis, a sua volta figlio del citato Roberto o Eberto Lupis di Soragna, fu Primo
Ministro e consigliere dell'imperatore Federico Il di Svevia e fece parte di quella
commissione di giuristi inviati dall'imperatore al pontefice Gregorio IX per
difendere e sostenere le tesi imperiali, che portò alla pubblicazione del
"Manifesto" del 25 aprile 1239 col quale l'Imperatore, dichiarandosi pienamente
indipendente dal Papa ed appellandosi ad un concilio generale, cacciò dal Regno di
Sicilia e di Puglia tutti i frati francescani e domenicani, come nemici del Regno
insorti a fianco del Pontefice. Fu amico e collaboratore del dantesco Pier Delle
Vigne. Nel secolo XV Pavo o Pavone Lupis venne nominato Regio Giustiziere (Viceré) in
Calabria alla corte di re Alfonso I d'Aragona e Podestà di Firenze. Antonello, nel 1390, venne ascritto tra i familiari di re Ladislao.
Marino de Lupis fu vescovo di Molfetta e Lattanzio nominato commendatore
dell'Ordine di San Lazzaro nel 1541 e nel 1549 eletto Almirante del Mare (Grande
Ammiraglio) della provincia di Bari, dal re di Spagna. Figura di rilievo nell'originario ceppo giovinazzese fu Bisanzio Lupis, storico e
poeta, nato a Giovinazzo nel 1478 e morto ivi nel 1555; sposò la nobile Antonia
Elefante. Scrisse le "Cronache di Giovinazzo" dalle origini ai suoi tempi, date
alle stampe dal de Ninno nel 1880, e le "Rime", raccolta di composizioni poetiche
che costituiscono una delle prime prove dell'editoria cinquecentesca in Puglia.
La Linea di Molfetta (BA)
Nel ramo trasferitosi a Molfetta (BA) si distinsero ancora Padre Domenico Lupis,
priore dell'ordine dei Celestini, che fu, nel 1656, creato arcivescovo di Conza, in
Campania; ricordato dal Von Ranke nella sua "Storia dei Papi" (Sansoni 1965) a
pagina 832 del secondo volume, quale confidente e consigliere di Papa Urbano VIII.
Ma il personaggio più noto di questo ramo fu senz'altro Antonio Lupis, figlio di
Flaminio e Maria de Ceglia, nato a Molfetta il 16 febbraio 1649, morto a Bergamo nel
dicembre 1701. Trasferitosi a Venezia in gioventù, fu colà scrittore estremamente
prolifico. Produsse più di quaranta opere, spaziando in vari campi: dalla poesia al
romanzo, dalle opere latine agli studi storici. Nella città lagunare strinse
profonda amicizia con i Tiepolo e con Giovan Francesco Loredan, principe
dell'Accademia degli Incogniti, della quale fece parte. Scrisse la vita dello
stesso Loredan, ed una sua opera, "L'amazzone scozzese", fu ridotta in dramma dal
poeta Francesco Petrobelli di Bari e rappresentata per oltre un secolo nel teatri
italiani con buon successo.
All'alba del secolo XVI la famiglia si diramò poi in due linee con i fratelli Paolo
(nobile messinese, nato nel 1549) e Ferrante (morto nel 1595) i quali discendevano
dal capostipite Simeone attraverso Lupone, Goffredo, Nicola, Lorenzo, Goffredo II,
Domenico, Blasio, Luca ed Ippolito. Questi due fratelli fondarono le linee calabrese
e sicula della famiglia.
L'arma usata anticamente era "d'azzurro al lupo d'oro rampante, accompagnato nel
canton destro del capo da una rosa di rosso".
Le Linee di Dalmazia e Fiume
Attorno al XIII secolo alcuni Lupis passarono dall'avita Giovinazzo all'altra
sponda dell'Adriatico, fondando così il ramo Dalmata della famiglia. Esso,
illustrato dai fratelli Lorenzo e Manfredi Lupis, notai imperiali di Ragusa
(Dubrovnik) il 22 gennaio 1291 e da Nicola Lupis, notaio imperiale il 25 gennaio
1383, si diramò in Sebenico col notaio Giovanni Lupis, documentato dal 1510 al 1529.
I Lupis Dalmati godettero nobiltà in parecchie località, tra le quali Lesina, Lissa,
Parenzo, Stagno ed altre. Un giornale polacco, il “Kurier literazki naukovni”,
scrivendo dei Lupis di Moldavia e Valacchia, derivati da questo ramo dalmata,
ricorda Maria Mogilanka Lupis, figlia del principe Basilio Lupis, che fu governatore
di Moldavia negli anni 1634-1653, moglie del principe Radziwill, e ne riproduce una
xilografia. Un ramo della famiglia si unì alla nobile famiglia Dojmi, con il
matrimonio di donna Onofria, figlia del conte Nicolò de Lupis, nobile di Parenzo,
morto il 6 febbraio 1725 col nobile Stefano Dojmi.
A Lissa esiste ancora un palazzo appartenuto alla famiglia fino ai recenti mutamenti
politici.
Giovanni Lupis von Rammer 1813-1875Un altro ramo, "slavizzò" il cognome in "Vuk
-Vukic" o "Vukassinovich" (Lupo o Lupi in illirico), come si trova ripetutamente
documentato. Trasferitosi poi a Fiume nel corso del XVIII secolo, ritradusse il
cognome in Lupis o Luppis, con il nobile Luca Luppis, marito della nobile Francesca
Craglievich. Tale ramo fu illustrato da Giovanni Luppis o Lupis, inventore del
siluro (nato a Fiume il 27 agosto 1813, morto a Milano l'11 gennaio 1875) , marito
di Elisa dei baroni De Zotty, nominato perciò nobile col predicato "von Rammer"
(affondatore) con diploma dato in Vienna il 1 agosto 1869 dall'Imperatore Francesco
Giuseppe.
I Lupis ebbero due palazzi in Fiume, posti alle estremità del porto e, fino ai tempi
recenti, furono armatori con una propria flotta.
La Linea Siciliana
Dal summenzionato don Paolo Lupis, attraverso Giuseppe (sp. donna Vincenza Spata) ,
Vincenzo Stefano, Gianbattista, Stefano II, Paolo II, discendono per linea diretta i
fratelli Sebastiano e Giuseppe II Lupis di Ragusa in Sicilia. Il primo fu capitano
di Giustizia a Ragusa nel 1765 e 1770 (sposato con la nob. donna Teresa
Casa-Bertini) e il secondo venne investito del titolo di barone del Carrozziero il 1
aprile 1758. Da detto Sebastiano, attraverso Emanuele (sp. nob. D. Marianna Casa), e
Gaetano (sp. nob. Donna Francesca Scrofani Ottaviano) discendono gli attuali
rappresentanti la linea di Ragusa in Sicilia, illustrata anche dall'ex Ministro
della Marina Mercantile e del Turismo e Spettacolo, Giuseppe Lupis del Carozziero.
La Linea Calabrese
Fu il marchese Ippolito Lupis il primo a trasferirsi a Grotteria in Calabria
dall'avita Giovinazzo nelle Puglie, proveniente da Nicastro-Amantea, al seguito del
principe di Roccella don Giovanbattista Carafa, con l'incarico di Procuratore della
famiglia Carafa e amministratore del vasto Stato Feudale degli stessi principi
Carafa in Calabria Ulteriore.
L'abate Orazio Lupis, nato a Martone (antico casale di Grotteria) il 19 marzo
1736, morto a Catanzaro il 14 giugno 1816, fu storico e poeta in Napoli, dove
strinse profonda amicizia con gli esponenti del locale fermento illuminista.
Pasquale Lupis (1753-1802), dottore in utroque iure, governatore di Squillace, il 28
gennaio 1781 risulta visconte (viceconte) di Condoianni.
Orazio II (1752-1799), fratello del precedente, fu nel 1787 governatore e giudice di
Siderno.
L'avvocato Domenico, del ramo Lupis-Crisafi, fu uno storico locale e scrisse la
"Cronaca di Grotteria", pubblicata postuma.
A Giovinazzo esiste ancora Palazzo Lupis. A Grotteria il Palazzo, risalente al XVI
secolo, si trova in piazza Matteotti, già piazza Domenico Lupis.
La nobiltà dei Lupis di Grotteria è stata riconosciuta tra gli altri anche
dall'Ordine di Malta (S.M.O.M.) che ammise il loro quarto alle Prove di Nobiltà
della nobile Donna Maria Teresa Scaglione, dama di Onore e Devozione, figlia di
Giacomo e di donna Anna Lupis Crisafi.
I Lupis di Grotteria sono presenti nell'Edizione XIX del Libro d'Oro della Nobiltà
Italiana, volume 20, pagg. 1807-1813
Il ramo di Grotteria è rappresentato oggi dal 13° duca di San Donato (di Ninea),
nobile dei principi di Santa Margherita, marchese dott. don Marco II Lupis Macedonio
Palermo di Santa Margherita (de Luna d'Aragona Sanseverino di Calvera e San
Donato), 13° duca di San Donato (di Ninea), nobile dei principi di Santa Margherita,
marchese e patrizio di Giovinazzo, che vive ad Hong Kong. Giornalista,
corrispondente, stringer e inviato speciale dall'Estremo Oriente per i maggiori
giornali italiani (Panorama, Corriere della Sera, L'Espresso, La Repubblica etc.) e
per la RAI-Radiotelevisione Italiana (un articolo di Marco Lupis). Dal 2005 è
Presidente Onorario dell'Istituto Internazionale di Palazzo Lupis per lo Studio dei
Ceti Dirigenti del Mediterraneo, che ha sede nell'antico Palazzo che tuttora
appartiene alla sua famiglia.
Con sentenza del Consiglio di Stato n. 515 del 3 giugno 1997 e successivo decreto
del Ministro di Grazia e Giustizia dell'11 febbraio 1998, Marco Lupis Macedonio
Palermo di Santa Margherita è stato riconosciuto unico erede e autorizzato ad
aggiungere i cognomi delle famiglie:
Macedonio duchi di Grottolella, marchesi di Ruggiano, Oliveto Citra, Capriglia e
Tortora, baroni di Poligori, signori dell'isola di Nisida nel Golfo di Napoli
a seguito della morte senza discendenza del 6°ed ultimo duca di Grottolelle del ramo
napoletano, don Francesco III Macedonio e Berio di Salza (nato a Napoli il 4 sett.
1783), con la scomparsa del quale il titolo e la successione del cognome sono
passati alla linea agnatizia di Grotteria, a sua volta estintasi nel ramo
primogenito il 13 aprile 1838, con la morte della trisava del marchese Marco Lupis,
donna Lauretana Macedonio di Poligori e Ferrari-Spina, da Grotteria.:
Palermo principi di Santa Margherita e Santo Stefano, marchesi di Calorendi, Pari
del Regno di Sicilia come baroni di Martini, a seguito della morte senza discendenza
a Messina, il 13 novembre 1922, del 17° barone e 8° principe di Santa Margherita,
don Tommaso III Palermo e Caronia, con la scomparsa del quale il titolo di nobile
dei principi di Santa Margherita e la successione del cognome sono passati alla
linea agnatizia di Grotteria, a sua volta estintasi il 24 giugno 1936 con la morte
della bisnonna del marchese Marco Lupis, donna Dorotea Palermo di Santa Margherita e
Macedonio di Poligori, da Grotteria. |
LURAGHI
LURAGO |
Luraghi è specifico del nordmilanese e comasco, Lurago, molto molto
raro, sembrerebbe specifico di San Vittore Olona (MI), dovrebbero derivare
da toponimi come Lurago d'Erba o Lurago Marinone (CO). |
LURASCHI
LURASCO |
Luraschi è specifico del comasco e del nordmilanese, Lurasco, praticamente
unico, sembrerebbe dovuto ad errori di trascrizione, dovrebbero derivare
dall'etnico del toponimo Lura (CO), tracce di questa cognominizzazione
le troviamo a Viboldone (MI) fin dal 1500 con il praepositus Giorgio Lurasco. |
| LURATI
|
Abbastanza raro sembra tipico del comasco, di Uggiate Trevano, Parè,
Como e Olgiate Comasco, deriva dal toponimo Lurate Caccivio (CO). |
LUSARDI
LUSSARDI
LUSUARDI
LUXARDI
LUXARDO
LUXORO
LUZARDI
LUZARDO
LUZZARDI
|
Lusardi è specifico della zona che comprende la Lombardia meridionale,
le province di Piacenza e Parma e quella di La Spezia, Lussardi, estremamente
raro, parrebbe dell'area lombardoveneta, Lusuardi è tipico del reggiano
e modenese, Luzardi e Luzardo sono assolutamente rarissimi e sembrerebbero
lombardi, Luzzardi è molto raro e sembra tipico del sud della Lombardia,
Luxardi è assolutamente rarissimo, Luxardo è abbastanza raro,
sembrerebbero tipici del genovese, di Genova soprattutto, Luxoro ha un
ceppo a Genova ed uno a Carloforte nell'iglesiente in Sardegna, che è
una antica colonia genovese, dovrebbero tutti derivare dal nome medioevale Luxiardus
di cui abbiamo un esempio nel parmense in un atto testamentario dell'anno
1022 con il quale Plato de Plati lascia ai figli Luxardo, Alenerio, Rolandino,
Franzoto, Begarolo e Antonio le sue proprietà: "...Nobiles
Domini Allinerius, Franzotus, Rolandinus, Luxiardus,
Begarolus et Antonius, filii quondam strenui militis domini Plato de Platis
et egregiae dominae Methodie, comitisse, filia quondam domini Luciani militis
et comitis de Pomello....". Tracce di queste cognominizzazioni
le troviamo nel parmense almeno dal 1400, quando i Lusardi, discendenti
dagli Obertenghi conti di Lavagna, avevano costruito, in accordo con altri
Signori locali, una rete di castelli atti a presidiare le strade ed i valichi
che permettevano la comunicazione del parmense con Liguria e Toscana. |
| LUSINI |
Tipico della zona tra Arezzo e Siena, potrebbe derivare dal nomen latino
Lusius, ma è pure possibile che derivi da un nome di località,
come Monte Lusino nel reggiano. |
| LUSITI |
Presente solo a Melegnano, è
impossibile effettuare qualsiasi tipo di ipotesi. |
LUSSO
LUSSU
LUTZU |
Lusso ha un ceppo nel sud della Sardegna ed uno in Piemonte, Lussu è
specifico del cagliaritano, Lutzu è tipico del centrosud della Sardegna,
i ceppi sardi dovrebbero derivare da modificazioni del nome latino Lucius,
ma è pure possibile una derivazioni da una troncatura del toponimo
Santu Lussurgiu (OR). |
| LUSVARDI |
Molto raro è specifico dell'alto
modenese, potrebbe essere di origine armena e deriverebbe dal nome proprio
Lusvard diffuso in quella regione, ma è pure possibile che possa trattarsi di una diversa forma del
cognome Lusuardi (vedi LUSARDI), ricordiamo
che anticamente, nella grafia medioevale, tra V
ed U non si faceva distinzione.
integrazione fornita da www.comunitaarmena.it
(a mezzo Dr. Andrea Malavolti)
Molto probabilmente è così: Lusvard è un
nome diffuso in Armenia (luys = luce
; Vard =Rosa). |
| LUSZACH |
Assolutamente rarissimo è tipico dell'udinese, di origine slovena
dovrebbe derivare dal toponimo Luza un paesino nelle vicinanze di Costne
e Grimacco (UD). |
| LUVARA' |
Abbastanza raro sembrerebbe originario
della zona dello stretto di Messina tra Sicilia e Calabria, dovrebbe derivare
dal cognome patrizio Luverà risalente almeno al 1500, le prime tracce
di Luvarà risalgono alla visita pastorale a Radicena del 1753 dal
quale verbale risulta che "nella Chiesa di San Basilio
Magno l’altare di San Francesco da Paola era sotto lo ius patronatus del
“magnifico Antonio Luvarà”.
Un'ipotesi alternativa circa l'origine di questo cognome
lo farebbe derivare dal vocabolo siciliano lùvaru (sorta di pesce).
quest'ultima ipotesi è suggerita
da Gianna Ferrari De Salvo |
LUZI
LUZIO
LUZZI
LUZZIO |
Luzio ha un ceppo abruzzese, uno pugliese nel leccese in particolare a
Matino e Carpignano Salentinoed uno siciliano a palermo e San Cataldo (CL),
Luzi e Luzzi sono tipici della fascia che comprende Marche, Umbria, Lazio
ed Abruzzo, Luzzio, assolutamente rarissimo, parrebbe siciliano, derivano
dal nome medioevale Lutius, di cui
abbiamo molti esempi fra gli scolari dell'Università di Perugia
nel 1500, dove troviamo: Lutius Catalanus, Lutius Niccolai de Castro Panicali,
Lutius Centoflorenus e molti altri con questo nome, tracce di questa cognomizzazione
le troviamo a Bologna nel 1306 quando si laurea in Medicina e Filosofia
un certo Luzio Luzzi. |
LUZZATTI
LUZZATTO |
Luzzatti è estremamente raro ed è
presente solo nel milanese, Luzzatto potrebbe essere concentrato nel Veneto
e a Trieste. Il ceppo originario di tutti questi cognomi dovrebbe provenire
dalla regione della Lusazia ai confini
fra la Germania e la Polonia. Nel 1400, con l'invasione turca, furono in
molti, tra gli abitanti di quelle terre invase, a cercare scampo fuggendo
verso altre zone d'Europa, ed alcuni arrivarono nelle zone dell'Italia
settentrionale sopra indicate. Luzzatto dovrebbe essere ebraico; un David
Luzzatto nasce a Trieste nel 1800 si distingue come insigne poeta e cultore
dei sacri testi ebraici diventando insegnante del Collegio Rabbinico di
Padova. |
| LUZZITELLI
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Luzzitelli è caratteristico di Capranica nel viterbese, potrebbe
derivare da una forma ipocoristica del nome gentilizio latino originato
dalla Gens Lusia o Luxia,
come potrebbe anche derivare dal nome medioevale latino Lutius,
di cui abbiamo un esempio nell'elenco degli scolari dello Studio di Perugia,
che nell'anno 1572 certifica la presenza di un certo Lutius Victorius originario
della provincia romana e nel 1577 indica la presenza di un certo Lutius
Niccolai de Castro Panicali originario della Tuscia. (vedi
anche LUZI) |
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