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LUNA Ha quasi certamente più ceppi originari, nel vicentino, nell'area tra Perugia ed Ancona e probabilmente anche al sud, dovrebbe derivare dal cognomen latino Lunaris.
LUNALBI Lunalbi, assolutamente rarissimo, tipico di Matera, è un cognome dato a bambini abbandonati, il significato richiama un latineggiante chiaro di luna.
LUNARDELLI
LUNARDELLO
LUNARDI
LUNARDINI
LUNARDINO
LUNARDO
Lunardelli ha un ceppo trevigiano nella zona di Oderzo e dintorni ed uno a Nodica (PI), Lunardello, assolutamente rarissimo, è del vicentino, Lunardi è molto diffuso nel Veneto, nell'alta Toscana ed in Lombardia, Lunardini ha un ceppo lucchese ed uno romagnolo, Lunardo parrebbe avere un ceppo siciliano a Enna ed uno nel Veneto, derivano tutti da modificazioni del nome Leonardo, tracce di quest'uso si hanno ad esempio in un atto del 1391 a Ferrara: "...Ancora ave da Opecino famio de messer Lunardo per orço ch'el ge vendè libre vij,..." o nel 1431 a Rimini: "...Fuorono alcune ribellioni et combustione de libri in Arimino, Pesaro, Fano, Fossombrone, et fuorono remossi de Rimini Giohanne de Lamberto e Lunardo Rovello...".
LUNGAROTTI Decisamente raro non consente di individuare un areale originario, a solo titolo di ipotesi potrebbe essere la provincia di Perugia o quella di Pesaro, potrebbe derivare dal nomen latino Longinus.
LUNGHI Si individuano più ceppi, nelle province di Milano Lodi, Cremona e Pavia, nel ferrarese, nelle province di Firenze e Prato e in quelle di Roma e Frosinone, deriva da soprannomi collegati con l'altezza del capostipite.
LUONI Luoni è tipico del varesotto, di Cassano Magnago, Busto Arsizio, Gallarate e Cairate e del vicino Legnano nel milanese e Lezzeno nel comasco, potrebbe derivare da una modificazione del nome del toponimo Luino (VA), famiglia nobile di scultori del ramo occidentale del lago di Como risale almeno al 1400, un Cristoforo Luoni, tagliapietre, figura tra gli artisti che nella seconda metà del 1400 lavorò i marmi della Certosa di Pavia e nel 1483 Policleto Luoni fu tra gli scultori che lavorarono a Milano alla costruzione del Portale della facciata della Chiesa di Santa Maria Podone.
LUPARINI
LUPERINI
Luparini, molto raro, sembrerebbe del perugino, Luperini, altrettanto raro è del pisano, derivano dal nome medioevale Luparinus, un Luparino figura fra gli ostaggi presi da Federico Barbarossa nel 1155 dopo aver raso al suolo Spoleto (PG), tracce di questa cognomizzazione le troviamo tra i personaggi arrestati e giustiziati dalla Santa Inquisizione nel giugno 1590, dove è presente un Fulvio Luparino.
LUPI
LUPINI
LUPO
LUPPI
Lupi è proprio del centro nord, Lupini parrebbe avere due ceppi, uno nel bergamasco ed uno nel perugino, Lupo è panitaliano, Luppi ha un forte nucleo originario nell'area che comprende le province di Mantova, Modena e Bologna ed un altro ceppo nel milanese e comasco. Tutti questi cognomi hanno diverse origini, dal cognomen latino Lupus è la più consistente, da toponimi contenenti il termine Lupo o Lupi, come San Lupo (BN), Morlupo (RM), Montelupo (FI) - (CN) e tanti altri, ed è pure possibile la derivazione da soprannomi legati ad incontri o fatti connessi con dei lupi.
LUPIERI Lupieri è tipicamente friulano, di Preone, Udine, Tolmezzo ed Enemonzo nell'udinese e di Trieste e Romans d`Isonzo nel goriziano, ha un ceppo anche a Viterbo, dovrebbe derivare dall'antico mestiere di luparius italianizzato in lupiere (cacciatore di lupi), figura necessaria per proteggere greggi ed abitazioni di un luogo, il Friuli che era molto ricco di quelle bestie feroci.
LUPIS Ha un ceppo genovese ed uno calabrese.
integrazioni fornite da Marco Lupis Macedonio Palermo di Santa Margherita
Antichissima famiglia originiaria della Puglia e dirmatasi in Calabria, in Sicilia e in Dalmazia In Terra di Bari, nel XII secolo, i Lupis vennero ascritti al patriziato di Giovinazzo e nel1282 vennero iscritti anche tra le famiglie nobili di Molfetta, sul registro di Re Carlo I fascicolo 1, foglio 6, qualificati "... de genere mílitum, nobili antiqussimi - dei Nobili dell'antique famiglie nobili de Giovenazzo". Già in quell'epoca, infatti, un ramo si era stabilito a Molfetta. Il Carabellese nel suo "La Puglia e il suo Comune nel secolo XV" definisce i Lupis di Giovinazzo "...tra le famiglie più doviziose e illustri di tutta la Puglia, che gareggiavano (...) nell'arringo civile ed economico del Rinascimento." (Bari, 1905, pag. XV). La genealogia di questa linea è stata ricostruita da Monsignor Filippo Roscini sulla base delle pergamene dell'archivo della Cattedrale di Giovinazzo. Tutti i documenti a corredo dell'intera genealogia pugliese, a partire dal capostipite documentato, il giudice imperiale Simeone Lupis di Giovinazzo (n. ca 1170), figlio del giudice imperiale Roberto o Eberto, figlio di Guido de'Lupis (Wido o Widone, Marchese di Soragna nel 1198), sono stati pubblicati dallo stesso don Roscini nel suo volume Bisanzio Lupis, poeta e cronista nella Puglia cinquecentesca. Giovinazzo, 1974. Del titolo di Marchese di Soragna, dato sempre sotto forma di investitura feudale di origine imperiale, sono sempre stati investiti tutti i rappresentanti maschi della famiglia, fino al 13-6-1495, quando Bonifacio de' Lupis (+ 24-1/4-2-1497), Marchese di Soragna, istituisce la primogenitura a favore del figlio Diofebo. I discendenti di Roberto (detto Eberto) Lupis,marchese di Soragna, trasferitosi in Puglia dopo la nomina a Giudice Imperiale e divenuto "capostipite dei Lupis di Puglia, Calabria e Sicilia", abbandonarono il predicato di Soragna (che continuò nel ramo del fratello Guido di Soragna), "per conservare il titolo di Marchese, cui hanno quindi diritto tutti i rappresentanti maschi delle tre linee indicate in quanto esse linee si divisero dal tronco comune prima del 13-6-1495, quando Bonifacio de' Lupis (+ 24-1/4-2-1497), Marchese di Soragna, istituì la primogenitura a favore del figlio Diofebo, limitando così la successione dei titoli ai soli maschi primogeniti". Il Giudice Imperiale Lupo o Lupone (1210-1271), figlio del giudice imperiale Simeone Lupis, a sua volta figlio del citato Roberto o Eberto Lupis di Soragna, fu Primo Ministro e consigliere dell'imperatore Federico Il di Svevia e fece parte di quella commissione di giuristi inviati dall'imperatore al pontefice Gregorio IX per difendere e sostenere le tesi imperiali, che portò alla pubblicazione del "Manifesto" del 25 aprile 1239 col quale l'Imperatore, dichiarandosi pienamente indipendente dal Papa ed appellandosi ad un concilio generale, cacciò dal Regno di Sicilia e di Puglia tutti i frati francescani e domenicani, come nemici del Regno insorti a fianco del Pontefice. Fu amico e collaboratore del dantesco Pier Delle Vigne. Nel secolo XV Pavo o Pavone Lupis venne nominato Regio Giustiziere (Viceré) in Calabria alla corte di re Alfonso I d'Aragona e Podestà di Firenze. Antonello, nel 1390, venne ascritto tra i familiari di re Ladislao. Marino de Lupis fu vescovo di Molfetta e Lattanzio nominato commendatore dell'Ordine di San Lazzaro nel 1541 e nel 1549 eletto Almirante del Mare (Grande Ammiraglio) della provincia di Bari, dal re di Spagna. Figura di rilievo nell'originario ceppo giovinazzese fu Bisanzio Lupis, storico e poeta, nato a Giovinazzo nel 1478 e morto ivi nel 1555; sposò la nobile Antonia Elefante. Scrisse le "Cronache di Giovinazzo" dalle origini ai suoi tempi, date alle stampe dal de Ninno nel 1880, e le "Rime", raccolta di composizioni poetiche che costituiscono una delle prime prove dell'editoria cinquecentesca in Puglia. La Linea di Molfetta (BA) Nel ramo trasferitosi a Molfetta (BA) si distinsero ancora Padre Domenico Lupis, priore dell'ordine dei Celestini, che fu, nel 1656, creato arcivescovo di Conza, in Campania; ricordato dal Von Ranke nella sua "Storia dei Papi" (Sansoni 1965) a pagina 832 del secondo volume, quale confidente e consigliere di Papa Urbano VIII. Ma il personaggio più noto di questo ramo fu senz'altro Antonio Lupis, figlio di Flaminio e Maria de Ceglia, nato a Molfetta il 16 febbraio 1649, morto a Bergamo nel dicembre 1701. Trasferitosi a Venezia in gioventù, fu colà scrittore estremamente prolifico. Produsse più di quaranta opere, spaziando in vari campi: dalla poesia al romanzo, dalle opere latine agli studi storici. Nella città lagunare strinse profonda amicizia con i Tiepolo e con Giovan Francesco Loredan, principe dell'Accademia degli Incogniti, della quale fece parte. Scrisse la vita dello stesso Loredan, ed una sua opera, "L'amazzone scozzese", fu ridotta in dramma dal poeta Francesco Petrobelli di Bari e rappresentata per oltre un secolo nel teatri italiani con buon successo. All'alba del secolo XVI la famiglia si diramò poi in due linee con i fratelli Paolo (nobile messinese, nato nel 1549) e Ferrante (morto nel 1595) i quali discendevano dal capostipite Simeone attraverso Lupone, Goffredo, Nicola, Lorenzo, Goffredo II, Domenico, Blasio, Luca ed Ippolito. Questi due fratelli fondarono le linee calabrese e sicula della famiglia. L'arma usata anticamente era "d'azzurro al lupo d'oro rampante, accompagnato nel canton destro del capo da una rosa di rosso". Le Linee di Dalmazia e Fiume Attorno al XIII secolo alcuni Lupis passarono dall'avita Giovinazzo all'altra sponda dell'Adriatico, fondando così il ramo Dalmata della famiglia. Esso, illustrato dai fratelli Lorenzo e Manfredi Lupis, notai imperiali di Ragusa (Dubrovnik) il 22 gennaio 1291 e da Nicola Lupis, notaio imperiale il 25 gennaio 1383, si diramò in Sebenico col notaio Giovanni Lupis, documentato dal 1510 al 1529. I Lupis Dalmati godettero nobiltà in parecchie località, tra le quali Lesina, Lissa, Parenzo, Stagno ed altre. Un giornale polacco, il “Kurier literazki naukovni”, scrivendo dei Lupis di Moldavia e Valacchia, derivati da questo ramo dalmata, ricorda Maria Mogilanka Lupis, figlia del principe Basilio Lupis, che fu governatore di Moldavia negli anni 1634-1653, moglie del principe Radziwill, e ne riproduce una xilografia. Un ramo della famiglia si unì alla nobile famiglia Dojmi, con il matrimonio di donna Onofria, figlia del conte Nicolò de Lupis, nobile di Parenzo, morto il 6 febbraio 1725 col nobile Stefano Dojmi. A Lissa esiste ancora un palazzo appartenuto alla famiglia fino ai recenti mutamenti politici. Giovanni Lupis von Rammer 1813-1875Un altro ramo, "slavizzò" il cognome in "Vuk -Vukic" o "Vukassinovich" (Lupo o Lupi in illirico), come si trova ripetutamente documentato. Trasferitosi poi a Fiume nel corso del XVIII secolo, ritradusse il cognome in Lupis o Luppis, con il nobile Luca Luppis, marito della nobile Francesca Craglievich. Tale ramo fu illustrato da Giovanni Luppis o Lupis, inventore del siluro (nato a Fiume il 27 agosto 1813, morto a Milano l'11 gennaio 1875) , marito di Elisa dei baroni De Zotty, nominato perciò nobile col predicato "von Rammer" (affondatore) con diploma dato in Vienna il 1 agosto 1869 dall'Imperatore Francesco Giuseppe. I Lupis ebbero due palazzi in Fiume, posti alle estremità del porto e, fino ai tempi recenti, furono armatori con una propria flotta. La Linea Siciliana Dal summenzionato don Paolo Lupis, attraverso Giuseppe (sp. donna Vincenza Spata) , Vincenzo Stefano, Gianbattista, Stefano II, Paolo II, discendono per linea diretta i fratelli Sebastiano e Giuseppe II Lupis di Ragusa in Sicilia. Il primo fu capitano di Giustizia a Ragusa nel 1765 e 1770 (sposato con la nob. donna Teresa Casa-Bertini) e il secondo venne investito del titolo di barone del Carrozziero il 1 aprile 1758. Da detto Sebastiano, attraverso Emanuele (sp. nob. D. Marianna Casa), e Gaetano (sp. nob. Donna Francesca Scrofani Ottaviano) discendono gli attuali rappresentanti la linea di Ragusa in Sicilia, illustrata anche dall'ex Ministro della Marina Mercantile e del Turismo e Spettacolo, Giuseppe Lupis del Carozziero. La Linea Calabrese Fu il marchese Ippolito Lupis il primo a trasferirsi a Grotteria in Calabria dall'avita Giovinazzo nelle Puglie, proveniente da Nicastro-Amantea, al seguito del principe di Roccella don Giovanbattista Carafa, con l'incarico di Procuratore della famiglia Carafa e amministratore del vasto Stato Feudale degli stessi principi Carafa in Calabria Ulteriore. L'abate Orazio Lupis, nato a Martone (antico casale di Grotteria) il 19 marzo 1736, morto a Catanzaro il 14 giugno 1816, fu storico e poeta in Napoli, dove strinse profonda amicizia con gli esponenti del locale fermento illuminista. Pasquale Lupis (1753-1802), dottore in utroque iure, governatore di Squillace, il 28 gennaio 1781 risulta visconte (viceconte) di Condoianni. Orazio II (1752-1799), fratello del precedente, fu nel 1787 governatore e giudice di Siderno. L'avvocato Domenico, del ramo Lupis-Crisafi, fu uno storico locale e scrisse la "Cronaca di Grotteria", pubblicata postuma. A Giovinazzo esiste ancora Palazzo Lupis. A Grotteria il Palazzo, risalente al XVI secolo, si trova in piazza Matteotti, già piazza Domenico Lupis. La nobiltà dei Lupis di Grotteria è stata riconosciuta tra gli altri anche dall'Ordine di Malta (S.M.O.M.) che ammise il loro quarto alle Prove di Nobiltà della nobile Donna Maria Teresa Scaglione, dama di Onore e Devozione, figlia di Giacomo e di donna Anna Lupis Crisafi. I Lupis di Grotteria sono presenti nell'Edizione XIX del Libro d'Oro della Nobiltà Italiana, volume 20, pagg. 1807-1813 Il ramo di Grotteria è rappresentato oggi dal 13° duca di San Donato (di Ninea), nobile dei principi di Santa Margherita, marchese dott. don Marco II Lupis Macedonio Palermo di Santa Margherita (de Luna d'Aragona Sanseverino di Calvera e San Donato), 13° duca di San Donato (di Ninea), nobile dei principi di Santa Margherita, marchese e patrizio di Giovinazzo, che vive ad Hong Kong. Giornalista, corrispondente, stringer e inviato speciale dall'Estremo Oriente per i maggiori giornali italiani (Panorama, Corriere della Sera, L'Espresso, La Repubblica etc.) e per la RAI-Radiotelevisione Italiana (un articolo di Marco Lupis). Dal 2005 è Presidente Onorario dell'Istituto Internazionale di Palazzo Lupis per lo Studio dei Ceti Dirigenti del Mediterraneo, che ha sede nell'antico Palazzo che tuttora appartiene alla sua famiglia. Con sentenza del Consiglio di Stato n. 515 del 3 giugno 1997 e successivo decreto del Ministro di Grazia e Giustizia dell'11 febbraio 1998, Marco Lupis Macedonio Palermo di Santa Margherita è stato riconosciuto unico erede e autorizzato ad aggiungere i cognomi delle famiglie: Macedonio duchi di Grottolella, marchesi di Ruggiano, Oliveto Citra, Capriglia e Tortora, baroni di Poligori, signori dell'isola di Nisida nel Golfo di Napoli a seguito della morte senza discendenza del 6°ed ultimo duca di Grottolelle del ramo napoletano, don Francesco III Macedonio e Berio di Salza (nato a Napoli il 4 sett. 1783), con la scomparsa del quale il titolo e la successione del cognome sono passati alla linea agnatizia di Grotteria, a sua volta estintasi nel ramo primogenito il 13 aprile 1838, con la morte della trisava del marchese Marco Lupis, donna Lauretana Macedonio di Poligori e Ferrari-Spina, da Grotteria.: Palermo principi di Santa Margherita e Santo Stefano, marchesi di Calorendi, Pari del Regno di Sicilia come baroni di Martini, a seguito della morte senza discendenza a Messina, il 13 novembre 1922, del 17° barone e 8° principe di Santa Margherita, don Tommaso III Palermo e Caronia, con la scomparsa del quale il titolo di nobile dei principi di Santa Margherita e la successione del cognome sono passati alla linea agnatizia di Grotteria, a sua volta estintasi il 24 giugno 1936 con la morte della bisnonna del marchese Marco Lupis, donna Dorotea Palermo di Santa Margherita e Macedonio di Poligori, da Grotteria.
LURAGHI
LURAGO
Luraghi è specifico del nordmilanese e comasco, Lurago, molto molto raro, sembrerebbe specifico di San Vittore Olona (MI), dovrebbero derivare da toponimi come Lurago d'Erba o Lurago Marinone (CO).
LURASCHI
LURASCO
Luraschi è specifico del comasco e del nordmilanese, Lurasco, praticamente unico, sembrerebbe dovuto ad errori di trascrizione, dovrebbero derivare dall'etnico del toponimo Lura (CO), tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Viboldone (MI) fin dal 1500 con il praepositus Giorgio Lurasco.
LURATI Abbastanza raro sembra tipico del comasco, di Uggiate Trevano, Parè, Como e Olgiate Comasco, deriva dal toponimo Lurate Caccivio (CO).
LUSARDI
LUSSARDI
LUSUARDI
LUXARDI
LUXARDO
LUXORO
LUZARDI
LUZARDO
LUZZARDI
Lusardi è specifico della zona che comprende la Lombardia meridionale, le province di Piacenza e Parma e quella di La Spezia, Lussardi, estremamente raro, parrebbe dell'area lombardoveneta, Lusuardi è tipico del reggiano e modenese, Luzardi e Luzardo sono assolutamente rarissimi e sembrerebbero lombardi, Luzzardi è molto raro e sembra tipico del sud della Lombardia, Luxardi è assolutamente rarissimo, Luxardo è abbastanza raro, sembrerebbero tipici del genovese, di Genova soprattutto, Luxoro ha un ceppo a Genova ed uno a Carloforte nell'iglesiente in Sardegna, che è una antica colonia genovese, dovrebbero tutti derivare dal nome medioevale Luxiardus di cui abbiamo un esempio nel parmense  in un atto testamentario dell'anno 1022 con il quale Plato de Plati lascia ai figli Luxardo, Alenerio, Rolandino, Franzoto, Begarolo e Antonio le sue proprietà: "...Nobiles Domini Allinerius, Franzotus, Rolandinus, Luxiardus, Begarolus et Antonius, filii quondam strenui militis domini Plato de Platis et egregiae dominae Methodie, comitisse, filia quondam domini Luciani militis et comitis de Pomello....".  Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo nel parmense almeno dal 1400, quando i Lusardi, discendenti dagli Obertenghi conti di Lavagna, avevano costruito, in accordo con altri Signori locali, una rete di castelli atti a presidiare le strade ed i valichi che permettevano la comunicazione del parmense con Liguria e Toscana.
LUSINI Tipico della zona tra Arezzo e Siena, potrebbe derivare dal nomen latino Lusius, ma è pure possibile che derivi da un nome di località, come Monte Lusino nel reggiano.
LUSITI Presente solo a Melegnano, è impossibile effettuare qualsiasi tipo di ipotesi.
LUSSO
LUSSU
LUTZU
Lusso ha un ceppo nel sud della Sardegna ed uno in Piemonte, Lussu è specifico del cagliaritano, Lutzu è tipico del centrosud della Sardegna, i ceppi sardi dovrebbero derivare da modificazioni del nome latino Lucius, ma è pure possibile una derivazioni da una troncatura del toponimo Santu Lussurgiu (OR).
LUSVARDI Molto raro è specifico dell'alto modenese, potrebbe essere di origine armena e deriverebbe dal nome proprio Lusvard diffuso in quella regione, ma è pure possibile che possa trattarsi di una diversa forma del cognome Lusuardi (vedi LUSARDI), ricordiamo che anticamente, nella grafia medioevale, tra V ed U non si faceva distinzione.
integrazione fornita da www.comunitaarmena.it (a mezzo Dr. Andrea Malavolti)
Molto probabilmente è così: Lusvard  è un nome diffuso in Armenia (luys = luce ; Vard =Rosa).
LUSZACH Assolutamente rarissimo è tipico dell'udinese, di origine slovena dovrebbe derivare dal toponimo Luza un paesino nelle vicinanze di Costne e Grimacco (UD).
LUVARA' Abbastanza raro sembrerebbe originario della zona dello stretto di Messina tra Sicilia e Calabria, dovrebbe derivare dal cognome patrizio Luverà risalente almeno al 1500, le prime tracce di Luvarà risalgono alla visita pastorale a Radicena del 1753 dal quale verbale risulta che "nella Chiesa di San Basilio Magno l’altare di San Francesco da Paola era sotto lo ius patronatus del “magnifico Antonio Luvarà”.
Un'ipotesi alternativa circa l'origine di questo cognome lo farebbe derivare dal vocabolo siciliano lùvaru (sorta di pesce).
quest'ultima ipotesi è suggerita da Gianna Ferrari De Salvo
LUZI
LUZIO
LUZZI
LUZZIO
Luzio ha un ceppo abruzzese, uno pugliese nel leccese in particolare a Matino e Carpignano Salentinoed uno siciliano a palermo e San Cataldo (CL), Luzi e Luzzi sono tipici della fascia che comprende Marche, Umbria, Lazio ed Abruzzo, Luzzio, assolutamente rarissimo, parrebbe siciliano, derivano dal nome medioevale Lutius, di cui abbiamo molti esempi fra gli scolari dell'Università di Perugia nel 1500, dove troviamo: Lutius Catalanus, Lutius Niccolai de Castro Panicali, Lutius Centoflorenus e molti altri con questo nome, tracce di questa cognomizzazione le troviamo a Bologna nel 1306 quando si laurea in Medicina e Filosofia un certo Luzio Luzzi.
LUZZATTI
LUZZATTO
Luzzatti è estremamente raro ed è presente solo nel milanese, Luzzatto potrebbe essere concentrato nel Veneto e a Trieste. Il ceppo originario di tutti questi cognomi dovrebbe provenire dalla regione della Lusazia ai confini fra la Germania e la Polonia. Nel 1400, con l'invasione turca, furono in molti, tra gli abitanti di quelle terre invase, a cercare scampo fuggendo verso altre zone d'Europa, ed alcuni arrivarono nelle zone dell'Italia settentrionale sopra indicate. Luzzatto dovrebbe essere ebraico; un David Luzzatto nasce a Trieste nel 1800 si distingue come insigne poeta e cultore dei sacri testi ebraici diventando insegnante del Collegio Rabbinico di Padova.
LUZZITELLI Luzzitelli è caratteristico di Capranica nel viterbese, potrebbe derivare da una forma ipocoristica del nome gentilizio latino originato dalla Gens Lusia o Luxia, come potrebbe anche derivare dal nome medioevale latino Lutius, di cui abbiamo un esempio nell'elenco degli scolari dello Studio di Perugia, che nell'anno 1572 certifica la presenza di un certo Lutius Victorius originario della provincia romana e nel 1577 indica la presenza di un certo Lutius Niccolai de Castro Panicali originario della Tuscia. (vedi anche LUZI)
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