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PASCA
PASCO
Pasca ha un ceppo nel Salento, uno nel palermitano, uno nel napoletano ed uno nel sassarese, Pasco è rarissimo e sembrerebbe veneto, dovrebbero derivare dal nome medioevale Pasqua, dato spesso ai nati in quel giorno.
PASCAI Pascai, molto molto raro è specifico della Sardegna sudoccidentale, dovrebbe trattarsi di una forma dialettale sarda del nome latino Pasqualis.
PASCAL Pascal è un cognome tipico valdostano di La Salle ed Aosta, con ceppi anche nel torinese soprattutto a Villar Perosa e Perosa Argentina, di origine francese deriva dal nome francese Pascal (Pasquale) nome spesso attribuito a bambini nati appunto nel periodo pasquale.
integrazioni fornite da Francesco Pasquali
Più che un'origine francese, Pascal è la versione locale - forse influenzata dal francoprovenzale -  del nome latino Pascalis, da cui deriva l'italiano Pascale-Pasquale nome storicamente diffuso in tutta Italia, in Spagna e in Francia. I Pascal di Morgex furono signori di Fornet, consignori di Avise, Valgrisanche. I Pascal o Paschal de la Ruine de Mogex furono un'altra antica famiglia della Val d'Aosta. Pascal è anche un nome proprio di persona sia nella lingua italiana che in quella francese. Anche in Francia è diffuso come cognome.
PASCALE
PASCALI
PASQUAL
PASQUALE
PASQUALETTI
PASQUALETTO
PASQUALI
PASQUALIN
PASQUALINI
PASQUALINO
PASQUALINOTTO
PASQUALIS
PASQUALON
PASQUALONE
PASQUALONI
PASQUALOTTO
Pascale sembrerebbe tipico del sud, Campania soprattutto, ma ha ceppi significativi anche in Lazio, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, Pascali, tipicamente pugliese, del Salento in particolare, ha ceppi anche nelle province di Vibo Valentia e Cosenza, Pasqual è tipico dell'area veneto, friulana, del veneziano in particolare, ma anche del vicentino, trevigiano, pordenonese ed udinese, Pasquale, pur essendo panitaliano, è decisamente più presente in Abruzzo, Molise, Puglia e Campania, con ceppi comunque anche in Sicilia, Calabria, Basilicata e Lazio ed in tutto il nord, Pasqualetti ha un ceppo toscano, in particolare nel fiorentino e nel pisano, ed un ceppo tra ternano, viterbese e romano, Pasqualetto, ha un nucleo in Veneto, in particolare nel veneziano ed un ceppo in Sicilia nel nisseno, sia Pasquali che Pasqualini sono distribuiti al centro nord, Pasqualin è molto diffuso nel Veneto, soprattutto nel vicentino, trevisano, padovano e veneziano, Pasqualino ha un ceppo a Siderno nel reggino ed in Sicilia, a Palermo, nel nisseno a Riesi, Caltanissetta, Butera e Gela, ed a Catania, Pasqualinotto è specifico di Iesolo nel veneziano, Pasqualis è decisamente triestino, Pasqualon, molto raro, è tipicamente veneto, del vicentino, di Enego e Thiene e di Piazzola sul Brenta nel padovano, Pasqualone è della zona che comprende gli Abruzzi, a Chieti e Torrevecchia Teatina nel teatino, a L'Aquila, Tornimparte e Prezza nell'aquilano, ed a Pescara, Loreto Aprutino e Penne nel pescarese, il Molise, in particolare a Campobasso, ed il romano, Pasqualoni è specifico di Perugia e Cannara nel perugino e di Orvieto nel ternano, de L'Aquila e di Bellante nel teramano, e di Rpma, Fiumicino ed Affile nel romano, Pasqualotto, tipicamente veneto, del veronese, vicentino, padovano e trevisano in particolare, dovrebbero derivare tutti, direttamente o tramite ipocoristici, accrescitivi, o forme dialettali, dal nome tardo latino Pasqualis, dalla sua traduzione Pasquale o da forme dialettali come Pascale, nome normalmente attribuito ai bambini nati appunto durante il periodo delle feste pasquali.
PASCALIS Tipico sardo, della zona tra oristanese e cagliaritano, è molto raro, deriva dall'aggettivo sardo per pasquale.
integrazioni fornite da Francesco Pasquali
Pascalis è il cognome di alcune famiglie piemontesi e valdostane attestate nei consegnamenti d'arme piemontesi del 1580 e blasonate nel prezioso volume "ll Patriziato Subalpino". Queste famiglie avevano i titoli di conti di Ilonza, conti di Vallanzengo, baroni di Nucetto, signori di Fornet, consignori di Avise. Il cognome di queste famiglie viene riportato nei documenti  in varie forme:  Pascalis, Pascali, Pascal, Pascale, Pasquale. Pascalis è la volgarizzazione del nome latino Paschalis. Il nome personale Pascalis  - e poi Pasqualis da cui Pascale e Pasquale- era diffuso storicamente in tutti i territori dell'Italia peninsulare e insulare. La forma base del cognome derivato da questo nome è panitaliana.
PASCARELLA Cognome originario della zona tra Napoli e Caserta, deriva dal nome tardo latino Pasqualis, attraverso la modifica dialettale Pascalis, Pascaris.
PASCASI
PASCASIO
Pascasi, molto molto raro, è laziale, soprattutto di Torre Cajetani nel frusinate, Pascasio, quasi unico, è campano, probabilmente del salernitano, dovrebbero derivare dal nome latino medioevale Pascasius o Paschasius, di cui abbiamo un esempio d'uso a Napoli nel 1483: ".. erga Nos: et statum nostrum, cum nuper maximis necessitatibus opprimeremur, promto animo Nobis elargiti fuerunt, et rationem carlenorum decem pro quolibet ducato: recipiente illos de nostri ordinatione, et mandato Spectabile, et magnifico Pascasio Carlon Comite Alefii Consiliario, et Maiordomo nostro fideli dilecto  ..".
PASCELUPO Pascelupo, quasi unico, sembrerebbe del parmense, potrebbe derivare dal nome del paese perugino di Pascelupo.
PASCHINI Paschini è tipicamente friulano di Verzegnis e Tolmezzo nell'udinese, dovrebbe derivare dal nome Paschinus, forma arcaica del nome Pasquinus.
PASCHINO Paschino è tipico del sassarese di Sennori e di Sassari, potrebbe derivare da diminutivi del nome Pasqua (vedi PASCA), secondo alcuni deriva invece da modificazioni dell'antico nome ligure Passino, mentre secondo altri deriverebbe dall'essere nato il capostipite il giorno di paschinunti vocabolo sardo per Epifania.
integrazioni fornite da Antonello Mocci
I Paschino presenti nel nord della Sardegna, nascono da un errore dell'ufficiale all'anagrafe al momento della registrazione di una nascita. Quando nacque il fratello minore di Salvatore Pasquino, nel presentarsi all'anagrafe si espressero in dialetto sassarese nel quale la parola pasquino di pronuncia paschino...oggi siamo alla quinta o sesta generazione dei Paschino.
PASCI
PASCIS
PAXI
Pasci è specifico di Serrenti nel Medio Campidano, con un piccolo ceppo anche a Gergei e Senorbì nel cagliaritano, Pascis è quasi unico, sempre dell'area campidanese, Paxi, altrettanto raro, è specifico invece del cagliaritano, dovrebbero derivare da soprannomi basati sul verbo sardo pasci (pascolare), indicando forse che il mestiere del capostipite fosse quello del pastore, ma è anche possibile una derivazione da un'alterazione del vocabolo sardo pagi (pace).
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PASCI; PASCIS; PAXI: significa pace e viene dal latino pax. Paxi è la variante antica, che mantiene la base latina, ma la “x”, nella pronuncia, discostandosi da quella latina, diventa una fricativa palatale sonora, come la “j” francese. Nelle carte antiche lo troviamo nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, CSMB, XI, XIII secolo, nella variante Pasi. Al capitolo 89 troviamo la famiglia di Pasi Miale (Michele): > Coiuvedi Miale Pasi, serbu de Sancta Maria de Bonarcadu, cum Castula Novagla, ancilla de iudice apus binarios. Fecerunt VI fiios: Torbini primariu et in factu suo Goantine et Jorgia et Cizella et Istephane et Bera. Partivi custos (ho diviso questi)  col giudice; levando (prendendo)Troodori Paganu, maiore de vino(soprintendente alle vigne). Levait (ha preso) iudice a Torbini et a Bera et clesia a Goantine et a Jorgia. Judice levedi a Cizella et clesia a Istephane. Testes…Sempre nel CSMB, al capitolo 60 abbiamo Pasi Dorgotori, come teste in un acquisto (compòru): comporài a Comida Kellarida terra, tenendo (confinante)a saltu meu et fegindeli sollu et complili prezu(gli ho dato un soldo – un soldo aureo – sardo). Testes: Trogodori Pasi et Gostantine Nonne. Nello stesso Condaghe sono nominate altre tre persone col cognome Pasi. Attualmente il cognome Pasci è presente in 26 Comuni italiani, di cui 17 in Sardegna: Serrenti 49, Gerrei 16, Senorbì 14, Iglesias 8, etc. Il cognome Paxi è molto raro ed è presente in soli 4 Comuni sardi: Cagliari 10, Quartu, Senorbì e Mandas, con un solo nucleo familiare. Pascis è rarissimo e presente in un solo Comune della Sardegna: Mogoro con 11.
PASCOLI
PASCOLIN
PASCOLINI
PASCOLO
Pascoli ha un nucleo importante nell'udinese, un ceppo in Romagna ed uno a Roma, Pascolin, assolutamente rarissimo, è dell'udinese, Pascolini ha un ceppo nell'udinese, uno nel perugino a Gubbio e nelle Marche tra Fabriano (AN) e Tolentino (MC), Pascolo è specifico dell'udinese, derivano dal nome medioevale Pascolus, traccia di questa cognominizzazione la troviamo nell'elenco degli scolari dell'Università di Perugia dove, nell'anno 1583 compare un certo Ioannes Pascolus citramontanus.
PASCON
PASQUON
Pascon è specifico del trevisano, di Salgareda, Chiarano, Fontanelle, Cison di Valmarino e Motta di Livenza, con un piccolo ceppo anche a Fossalta di Piave nel veneziano, ed uno a Curtatone nel mantovano, Pasquon è tipico dell'area veneziana, di Torre del Mosto e Ceggia, con un piccolo ceppo a Casarsa della Delizia nel pordenonese, si dovrebbe trattare di forme dialettali venete originate da una forma accrescitiva del nome medioevale Pasqua (vedi PASQUA).
PASCOTTI
PASCOTTO
Pascotti sembrerebbe unico, Pascotto è tipicamente veneto e della provincia di Pordenone, si dovrebbe trattare di forme ipocoristiche e patronimiche del nome Pasqua, starebbero perciò ad indicare le famiglie di figli di un Pasqua.
PASCUCCI
PASCUCCIO
PASCULLI
PASCULLO
PASCUZZI
PASCUZZO
Pascucci è tipico dell'Italia centrale e della Campania, Pascuccio, rarissimo, è campano in particolare dell'avellinese, Pasculli, decisamente pugliese è tipico del barese, di Bitonto, Bisceglie, Andria, Molfetta e Bari e di Martina Franca (TA), Pascullo, molto più raro sembra specifico di Palo Del Colle (BA), Pascuzzi è tipicamente calabrese, della provincia di Catanzaro in particolare, Pascuzzo, sempre calabrese, è tipico del cosentino, dovrebbero tutti derivare da nomi attribuiti al capostipite in quanto nato il giorno o durante il periodo di Pasqua.
integrazioni fornite da Andrea
Questi cognomi venivano inizialmente assegnati a figli nati nel giorno o nel periodo di Pasqua, successivamente vennero utilizzati per ricordare la morte e la resurrezione di Cristo. Pascucci è diffuso nell'Italia centrale, soprattutto a Roma e provincia. Ma anche in Campania (nell'avellinese). Molto significativa la presenza del cognome nelle Marche settentrionali.
PASCUTTI Pascutti, molto raro, è tipicamente friulano, di Udine e Martegliano nell'udinese, è una tipica forma patronimica friulana, dove il suffisso -utti stia per il figlio di, riferido a capostipiti il cui padre si fosse chiamato Pasqua.
PASERI
PASERO
Paseri è specifico del cuneese, di Sanfront, Melle, Sampeyre e Rifreddo, Pasero è tipicamente piemontese, con ceppi a Torino, nel cuneese a Cuneo, Busca e Costigliole Saluzzo e nell'alessandrino ad Alessandria ed a Solero, con un ceppo anche a Genova, dovrebbero derivare da un soprannome dialettale basato sul termine piemontese arcaico pasèr (paciere), probabilmente asottolineare una caratteristica comportamentale dei capostipiti.
PASETTI
PASETTO
PASOTTI
PASOTTO
Pasetti è tipico dell'area che comprende milanese, bresciano, mantovano, ferrarese e bolognese, Pasetto è più del veronese e vicentino, Pasotti ha un nucleo principale nel bresciano a Lumezzane, Nave, Brescia e Bovezzo, un ceppo a Imola, Castel San Pietro Terme nel bolognese e a Massa Lombarda (RA), uno a Genova, Pasotto è specifico del veronese, di Verona, Gazzo Veronese e Nogara, dovrebbero tutti derivare da ipocoristici del nome gratulatorio medioevale Pase, di cui abbiamo un esempio nel 1600 nel vicentino: "...con il Magnifico Ser Minin quondam Pase Camolli di Primolano abitta a Bassano di indorare la palla del Santissimo...".
PASI
PASIN
PASINETTI
PASINI
PASINO
Pasi ha almeno due nuclei, uno importante tra il ravennate ed il forlivese ed uno nel veronese, Pasin è tipicamente veneto, soprattutto del vicentino e del trevisano, Pasinetti è decisamente lombardo, del bergamasco e del bresciano, Pasini è molto diffuso nella fascia da Varese a Pesaro, lungo la via Emilia, Pasino sembra specifico di Alessandria e dell'alessandrino, dovrebbero tutti derivare, direttamente o tramite forme ipocoristiche semplici o complesse o per contrazione, da una modificazione dialettale del nome medioevale Pacinus di cui abbiamo un esempio in questo scritto del 1451 a Lodi: "...Cum alias spectabiles et egregii dominus Nicolaus de Arcimboldis, nunc consiliarius noster, et dominus Pacinus de Perusio ac Iacobinus de Bosis, commisarii et mandatarii nomine Ill.mi quondam et ex.mi domini domini ducis, soceri et patris nostri, et nunquam delende memorie, domini Filippi Marie ducis Mediolani ...". Troviamo tracce del cognome Pasini nel 1500 a Cerete (BG) in una lettera del 1543 dove si legge: "...Tonolus q.Pasini Bertolotti de Succiis consul decti comunis...". (vedi Pacini)
integrazioni fornite da Angelo Pasino
cognominizzazione del nome augurale e gratulatorio medievale Pace e latino Pacinus; presente nel bresciano, ferrarese, alessandrino. Documentato fin dal 1200 (Pasino de Gotis de Boselli), un Mastro Pasino è menzionato nella Satira Ia dell'Ariosto: "...Se separatamente cucinarme / vorà mastro Pasino una o due volte, / quattro e sei mi farà il viso da l'arme....".
PASIMENI Pasimeni è specifico di Mesagne nel brindisino, dovrebbe derivare dal nome e cognome croato Pasimen.
PASOLI
PASOLINI
PASOLINO
Pasoli, assolutamente rarissimo, parrebbe del veronese, Pasolini ha un ceppo lombardo tra basso bresciano, cremonese e mantovano ed uno romagnolo tra forlivese e riminese, Pasolino, probabilmente dovuto ad errori di trascrizione, è quasi unico, si dovrebbe trattare di forme ipocoristiche di variazioni dialettali del nome augurale e gratulatorio medioevale Pace, di cui abbiamo questo esempio: "...et refutationem et pactum de non ulterius aliquid petendo Paci quondam Bettini de Colle et eius heredibus et bona de quondam debito quindecim florenorum ...".
PASQUA
PASQUARELLA
PASQUARELLI
PASQUARELLO
PASQUARIELLO
PASQUAZZI
PASQUAZZO
PASQUE'
PASQUELLI
PASQUET
PASQUETTI
PASQUETTIN
PASQUETTO
PASQUI
PASQUILLO
PASQUONI
PASQUOT
PASQUOTTI
PASQUOTTO
Pasqua è specifico del Sud, del foggiano e del cosentino in particolare, Pasquarella è tipico del beneventano, di Sant'Agata dei Goti, Limatola e Benevento, e di Napoli e Caserta, Pasquarelli, oltre al nucleo nell'area che comprende il Lazio, l'Abruzzo ed il Molise, con massima concentrazione a Roma, Palombara Sabina e Guidonia Montecelio nel romano, a Sora nel frusinate, a Priverno nel latinense, ed a Pizzoferrato e Montenerodomo nel teatino, ha un ceppo anche a Gualdo Tadino nel perugino, Pasquarello è quasi unico, Pasquariello è molto diffuso nel casertano, napoletano, avellinese, foggiano e potentino, Pasquazzi è specifico di Roma e Cave nel romano, Pasquazzo, molto raro, è tipico del Trentino, di Ivano Fracena, Villa Agnedo e Trento, Pasqué è quasi unico, Pasquelli è appena meno raro, Pasquet, sempre rarissimo, sembrerebbe del torinese, Pasquetti ha un ceppo a Prato, a Montale nel pistoiese e tra fiorentino ed aretino, a San Sepolcro nell'aretino in particolare, Pasquettin, molto molto raro, è tipicamente veneto di Venezia in particolare, Pasquetto, decisamente veneto, ha un ceppo nel veronese a Povegliano Veronese, Verona e Villafranca di Verona, ed uno nel padovano a Padova, Vigodarzere e Polverara, Pasqui ha un bel ceppo nella zona che comprende il bolognese, il fiorentino, l'aretino, il senese, il grossetano ed il perugino, ed un ceppo a Roma ed a Mentana nel romano, Pasquillo è quasi unico, Pasquoni ha un ceppo a Campi Bisenzio nel fiorentino ed uno a Castiglione del Lago nel perugino ed a Roma, Pasquot, molto molto raro, è della zona di San Donà di Piave tra trevisano e veneziano, Pasquotti, altrettanto raro, sembrerebbe di Vittorio Veneto nel trevisano, mentre Pasquotto ha un ceppo a Verona ed a Mussolente nel vicentino, dovrebbero tutti derivare, direttamente o tramite vari tipi di forme ipocoristiche, anche dialettali, dal nome medioevale Pasqua, dato spesso ai figli nati proprio in quel giorno, dell'uso di questo nome abbiamo un esempio in un atto di nascita del 1660: "...Pasqua figliola legitima et naturale di messer Domenego Nuvel et di madonna Anzellica sua moglie di S. Giorgio fu battezzata da me p. Leonardo Faraone cappellan et cooperatore...".
PASQUADIBISCEGLIE Cognome specifico di Trani (BA)dovrebbe derivaree dal fatto che il capostipite di nome Pasqua (vedi PASQUA) era originario di Bisceglie (BA) e per qualche strano motivo venne scritto tutto attaccato.
PASQUALATO
PASQUALATTO
Pasqualato è tipicamente veneto, di Venezia, Marcon, Spinea, Mira e Martellago nel veneziano, di Treviso e Mogliano Veneto nel trevisano e di Monselice nel padovano, Pasqualatto, quasi unico, sembrerebbe friulano, per l'origine di questi cognomi si possono formulare due ipotesi, entrambe individuabili dalla presenza del suffisso -ato indicante provenienza o appartenenza, la prima propone una derivazione dal nome del paese Cà Pasquali nel veneziano, la seconda suggerisce una derivazione da capostipiti i cui padri si fossero chiamati Pasquale.
PASQUALIGO Pasqualigo, assolutamente rarissimo, sembrerebbe veneto, dovrebbe derivare dal nome arcaico Pasqualigo, prodottosi dal nome Pasqualis con reminiscenze spagnoleggianti.
PASQUANDREA Pasquandrea, molto molto raro, è tipico di San Severo nel foggiano, dovrebbe derivare da un capostipite con il nome composto dai nomi Pasqua o Pasquale ed Andrea.
PASQUATO Abbastanza raro, è specifico del padovano, deriva dal nome Pasquatus, in uso agli inizi del rinascimento nella zona di Padova.
PASQUESI Pasquesi è specifico dell'appennino modenese, della zona di Pievepelago, e della vicina area toscana dell'Abetone nel pistoiese e di Prato.
informazioni fornite da Stefano Ferrazzi
L'origine di questo cognome va ricercata nel nome medievale Pasqua, che, nell'onomastica antica, nasce come variante del più comune Pasquale (vedi Pascale e Pasqua): nei cognomi italiani, in effetti, va notato che il suffisso -esi assume talvolta un valore patronimico o matronimico, derivando probabilmente dal suffisso latino -ensis (l'italiano -ese) - ai giorni nostri, questo suffisso è usato principalmente nella formazione dei nomi etnici. In questo senso, dunque, il cognome Pasquesi può essere tradotto come i figli di Pasqua, indicando così il nome personale del o della capostipite.
PASQUIN
PASQUINA
PASQUINELLI
PASQUINETTI
PASQUINI
PASQUINO
PASQUINUCCI
Pasquin ha un ceppo a Tuenno in Trentino, piccoli ceppi in Veneto a Fontaniva nel padovano, a Villa Bartolomea nel veronese ed a Ceregnano e Rovigo nel rovigoto, ed un ceppo a San Giorgio della Richinvelda nel pordenonese, Pasquina, rarissimo, sembrerebbe torinese, Pasquinelli è diffuso nella Liguria centrorientale, nel parmense, nella Toscana, nel riminese, pesarese ed anconetano, in Umbria, nel viterbese e nel romano, Pasquinetti, praticamente unico, è forse dell'alessandrino, Pasquini è tipico del centro Italia, bolognese e milanese, Pasquino ha un ceppo nella fascia dal torinese al milanese, uno nel molisano ed uno in Puglia, Pasquinucci è toscano, di Viareggio nel lucchese, di Pontedera e Voterra nel pisano, di Vinci, Firenze ed Empoli nel fiorentino, di Poggibonsi nel senese e di Lamporecchio nel pistoiese, dovrebbero tutti derivare, direttamente o tramite diverse forme ipocoristiche, dal nome medioevale Pasquinus citato ad esempio da Teofilo Folengo (1491-1544) nel suo Baldus: "...Venio paradisi e partibus alti, vadoque ad infernum, Pasquinus nomine dicor...".
PASSADOR
PASSADORE
PASSADORI
PASSATORE
PASSATORI
Passador, molto raro, è della zona tra Treviso e Pordenone, Passadore ha un ceppo rovigoto nella zona di Adria ed uno genovese, Passadori, assolutamente rarissimo sembra specifico del pavese, Passatore, altrettanto raro, sembrerebbe piemontese, Passatori è praticamente unico, dovrebbero derivare dal mestiere di traghettatore o barcaiolo.
PASSAFARI
PASSAFARO
Passafari, assolutamente rarissimo, è caratteristico di Catanzaro, Passafaro è specifico della provincia di Catanzaro, di Borgia, Catanzaro, Girifalco, Soverato e Petronà, dovrebbero derivare da un soprannome grecanico, con il significato di colui che trasporta di tutto, probabilmente indicando così il mestiere dei capostipiti.
PASSAFIUME Molto raro è tipico del palermitano, della zona di Termini Imerese e dintorni, deriva da un soprannome originato dal mestiere di traghettatore o barcaiolo, tracce di questa cognominizzazione le trofiamo a Cefalù fin dal 1400  un certo fra  Giovanni  Passafiume nella seconda metà del secolo è  priore della locale cattedrale.
PASSALACQUA Presente un pò in tutt'Italia, ha un nucleo molto importante in Sicilia ed un'altro autonomo nella Liguria centroorientale, ha anche un ceppo piemontese nel biellese probabilmente derivante dal toponimo Passalacqua di Tortona (AL), tutti questi ceppi dovrebbero derivare dal mestiere di traghettatore o barcaiolo. Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Biella nella seconda metà del 1300 dove opera il notaio Johannes Passalacqua, in un'atto giudiziario del 21/8/1341 viene citato come parte lesa un certo Guerriero Passalacqua, nel 1600 Matteo Passalacqua, è un Nobile di Tortona.
PASSALENTI Molto raro è tipico del basso udinese.
PASSAMONTE
PASSAMONTI
Passamonte ha un ceppo romano ed uno siciliano, Passamonti ha un ceppo in provincia di Sondrio, uno romano ed uno tra le province di Ascoli Piceno e di Teramo,
integrazioni fornite da Fabio Paolucci
Passamonti sembrerebbe un cognome tipico dell'Italia centrale, più precisamente della fascia costiera adriatica marchigiana e abruzzese e del Lazio. Non mancano altri ceppi in Umbria e in Lombardia. Passamonti sembra derivare dall'espressione passa i monti, attribuita in passato a quei pastori che erano soliti dedicarsi alla transumanza del bestiame trascorrendo i mesi caldi in zone alte e i periodi freddi nelle pianure sottostanti, percorrendo i cosiddetti tratturi, viottoli millenari.  Osservando la distribuzione del cognome in Italia centrale sui due versanti tirrenico e adriatico, e considerando il fatto che nella zona appenninica interna esso è assente, si può ipotizzare che il cognome sia stato attribuito in passato a coloro che si erano trasferiti dalle zone impervie interne a quelle costiere del Tirrenico e dell'Adriatico (la provenienza da zone montuose avrebbe in tal senso originato il soprannome, poi cognominizzato, passa monti), oppure da una zona costiera all'altra. Una famiglia Passamonti fu illustre nei secoli scorsi: elevatasi al rango aristocratico, si trasferì verso gli inizi del settecento dalle Marche alla provincia di Roma, dove si trovò ad amministrare i doviziosi beni dell'Abbazia di San Nilo. Proprio a Giovanni Passamonti (1798-1866), componente di tale nobile Casato imparentato con gli Orsini e i Colonna, si deve l'istituzione del Comune di Grottaferrata il 3 giugno 1848, per concessione di Papa Pio IX; in tale occasione il Passamonti fu nominato Priore dalla nuova comunità costituita.
integrazioni e stemma forniti da Vincenzo Passamonti - Ardea
I nostri avi nel 1200  circa, erano dei pastori, provenienti  dalla Toscana, ed effettuavano la transumanza, dal tirreno all'adriatico, percio detti Passamonti. Nel 1256  vennero in  possesso del  feudo di Arsoli, nel Lazio, dai benedettini di Farfa con il titolo di Baroni, regnarono sul feudo fino al 1536 , l'ultimo fu Amico D'Arsoli Passamonti che lasciò il feudo per difendere Firenze, al fianco di Francesco Ferruccio.  Partecipò alla difesa di Roma il 17 febbraio1528 combattendo contro le  truppe di Carlo Quinto. Papa Clemente VII° gli affidò il comando dell'esercito pontificio assieme a Napoleone Orsini. Tornando il 4 ottobre 1529 alla difesa di  Firenze, che era stata attaccata  dalle  truppe del  Principe d'Orange, Amico  riconquistava  San Miniato, solo con il tradimento fu battuto e fatto prigioniero da Fabrizio  Maramaldo nel corso della  battaglia di Gavinana del 3 agosto 1530, venne venduto per 600 ducati a Marzio  Colonna  nemico di  sempre, che lo uccise per vendicare la  morte di Scipione Colonna ucciso a L'Aquila proprio da  Amico D'Arsoli Passamonti.
PASSANITI Abbastanza raro è tipico della zona dello stretto di Messina,  sia sulla sponda calabrese che siciliana.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Cognome della Sicilia orientale, viene dal toponimo Passaneto (SR).
PASSANNANTE
PASSANNANTI
Passannante ha un ceppo a Battipaglia, Controne e Vallo della Lucania nel salernitano ed a Vietri di Potenza e Rapolla nel potentino, Passannanti ha un ceppo nel salernitano a Serre e Salerno, ed uno nel palermitano a palermo e Partinico, dovrebbero derivare dal nome meridionale Passannante attribuito al proprio figlio come augurio di sopravanzare tutti nella vita e di resistere ad ogni avversità.
PASSANTE
PASSANTI
PASSANTINI
PASSANTINO
Passante ha un ceppo a Napoli ed a Marano di Napoli, Melito di Napoli e Mugnano di Napoli nel napoletano, un ceppo nel brindisino a Brindisi, Mesagne e San Vito dei Normanni ed uno molto piccolo a Catanzaro e Sellia nel catanzarese, Passanti, molto più raro, ha un piccolo ceppo nel ravennate a Bagnacavallo e Ravenna, ed uno a Catanzaro, Passantini, quasi unico, sembrerebbe dell'area campano, lucana, Passantino ha qualche sparuta presenza in Campania, ma è tipicamente siciliano del palermitano, di Palermo in particolare e di Misilmeri e Ciminna, dovrebbero derivare, direttamente o tramite forme ipocoristiche, dal termine arcaico passante (traghettatore) o da una forma contratta del nome arcaico Passannante (vedi PASSANNANTE).
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Passanti è un raro cognome panitaliano, presente anche a Napoli dove potrebbe essere derivato dai toponimi omonimi a Napoli, frazione di Boscoreale, e fraz. di Terzigno. Il soprannome, poi cognome, deriva dal mestiere antico di chi "traghettava", faceva passare i viaggiatori su un natante da una riva all'altra di un fiume. In alta Italia: PASSATORE. In Sicilia: PASSAFIUME  (De Felice).
PASSARANI
PASSARETTI
PASSARINI
PASSERA
PASSERANI
PASSERETTI
PASSERETTO
PASSERI
PASSERINI
PASSERO
Il nome Passarani, molto molto raro, è tipico di Rieti e Roma, Passaretti è raro ed è della zona tra Napoli e Caserta, Passarini abbastanza raro, presenta un ceppo nel bolognese, uno nel veronese, uno nel maceratese ed uno tra Roma e Latina, Passera è specifico della zona che comprende il parmense, il piacentino il lodigiano, il milanese, il bergamasco ed il varesotto, Passerani, assolutamente rarissimo, è del romano, Passeretti, molto raro, ha un ceppo in Lazio, uno in Campania ed uno nel tarantino, Passeretto è unico, Passeri ha un ceppo lombardo, uno fiorentino ed uno pescarese, ma il nucleo più importante è nella fascia che comprende Umbria e Lazio, Passerini ha un nucleo nella Lombardia occidentale ed uno nel bolognese, Passero ha un piccolissimo ceppo friulano, uno campano, soprattutto nel casertano, napoletano e salernitano, ed uno pugliese a Barletta nel barese.  Il nome Passero, Passara, Passera, e i relativi ipocoristici Passarinus e Passerinus erano in uso nel medioevo, come si evince da un decreto edito a Cassago nel 1356:"...Passarinus de Orliano, consul et offitialis de Barzanò..." e potrebbero essere delle variazioni del nome bizantino Passara..
PASSARELLA
PASSARELLI
PASSARELLO
Passarella è distribuito a macchia di leopardo un pò in tutt'Italia, presenta un nucleo importante in provincia di Venezia, che deriva dal toponimo Passarella (VE) ed uno tra il casertano ed il Molise, che dovrebbe derivare da una forma ipocoristica del nome bizantino Passara, così come si pensa sia per Passarelli, che è diffuso in particolare nel Lazio, nel teatino, in Molise, Campania, Basilicata e Calabria, con ceppi anche nel tarentino e nel catanese, e Passarello, che è invece decisamente siciliano, dell'agrigentino, palermitano e siracusano in particolare.
PASSARI
PASSARO
Passari ha un ceppo romano, uno piccolo nel ternano e nel frusinate, ed uno nel messinese, Passaro ha un grosso ceppo campano, soprattutto nel napoletano e nel salernitano, un ceppo romano ed uno in Molise ed in Puglia, in particolare nel brindisino, ha un ceppo anche nel nisseno, dovrebbero derivare dal nome bizantino Passarus di cui abbiamo un esempio in: "Hic primus Magistri dignitate insignis, Strategus seu Catapanus Italiae fuit. Passarus Protospatha A. C. 973".
PASSAVANTE
PASSAVANTI
Passavante è quasi unico, Passavanti ha delle presenze in Piemonte, in particolare nel cuneese, e ceppi a Carrara, a Roma, a Napoli, ha qualche presenza in Calabria ed un ceppo a Palermo, dovrebbero derivare dal nome medioevale italiano Passavante, attribuito dai genitori a figli cui si augurava di sopravanzare tutti nella vita e di resistere ad ogni avversità. che potesse capitare loro, dell'uso di questo nome abbiamo un esempio in questo scritto medioevale del 1200: ".. Et, de parte Lanbertaciorum, iverunt ad confinia 15 quadraginta quinque, secundum sentenciam summi pontificis; aliqui ex eis iverunt Pisas, et aliqui Mantuam, nomina quorum fuerunt hec. Andreas filius condam d. Castellani de Andalo .... Dominus Passavante domini Munsarelli. Dominis Odericus de Castro Britonum ...", troviamo tracce antiche di queste cognominizzazioni a Lucca nel 1200 ed a Firenze fin dagli inizi del 1300.
PASSE' Passè, ormai quasi scomparso in Italia, sicuramente meridionale, potrebbe essere di origini normanne.
PASSETTI
PASSETTO
Passetti ha un ceppo tra livornese e pisano, a Cascina e Calcinaia nel pisano ed a Livorno e Piombino, uno romano ed uno a Frontone e Cagli nell'urbinate, Passetto, assolutamente rarissimo, è di Napoli, potrebbero derivare da soprannomi originati dal termine arcaico passetto (specie di corridoio o stretto vicolo coperto), forse indicando che il luogo d'abitazione fosse in prossimità di un vicolo di tal fatta, è anche possibile che questi cognomi si rifacciano al termine passetto, unità di misura italiana antica che a Livorno valeva 1167 millimetri, e nell'urbinate ed a Roma 670 millimetri, forse a caratterizzare il carattere meticoloso del capostipite o la sua professione.
PASSI Ha un ceppo a Spirano (BG) ed uno a Cittaducale (RI), ma il nucleo principale è a Roma, potrebbero derivare da soprannomi medioevali originati dal verbo latino patior (soffrire, subire) il cui participio passato è passus e starebbe ad indicare lo stato di perseguitati o comunque di sofferenti, infermi, Passi sarebbe l'equivalente medioevale dell'attuale Pazienti.
PASSIU Passiu è tipicamente sardo, dell'oristanese, di Paulilatino in particolare e del cagliaritano di Dolianova soprattutto, potrebbe derivare da un soprannome originato dal termine sardo campidanese passíu (passeggio), meno probabile una derivazione dal catalano passiu (passivo), troviamo tracce di questa cognominizzazione a Scano Montiferro nell'oristanese nel 1700 con il notaio Giuseppe Passiu Padery.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PASSIU: per il significato e l’etimologia del termine “passiu” abbiamo due ipotesi, che dipendono dalla pronuncia o meglio dalla posizione dell’accento tonico: pàssiu e passìu, che presentano significato ed etimo del tutto diversi. La voce “pàssiu” deriva dal latino “passio” (passione) ed è per lo più riferita alla Passione di Cristo (anche dei santi martiri), mentre la voce passìu o meglio a passìu, col verbo andare: andai a passìu è sinonimo di andai a ‘rréu = andare liberamente, andar vagando. “Andai a passìu cumenti ‘e una cràba sen’’e mèri”!  =  >andare in giro come una capra senza padrone< (vedi nel Web – Giuseppe Concas – Dicius del Campidano di Sardegna). Passìu ha come base il verbo latino panděre, ma deriva direttamente dall’avverbio “passim”, proprio nel significato di “di qua e di là”: andai a passìu = andare di qua e di là, senza meta fissa, vagabondare; sinonimo di andai a ‘rréu, dal greco ρέω (rèo) = scorro via, mi dileguo. Dopo quanto detto è chiaro ed evidente che il significato del cognome dipende dalla sua pronuncia. Il cognome, nonostante sia abbastanza raro, è documentato nelle carte antiche della lingua e della storia della Sardegna. Infatti lo ritroviamo tra i firmatari della Pace di Eleonora, del 1388:  Passiu Gantino, ville Ecclesiarum; Passiu Michaele, ville Ecclesiarum; Passiu Mighalucio, ville Ecclesiarum(3, probabilmente dello stesso ceppo) - *** Villa Ecclesiarum…odierno Iglesias. Et ego De Nelli Pelipaparius Ludovicus, civis et habitator terre et Ville Ecclesiarum…sindicus, procurator universitatis Ville Ecclesiarum…seu a Formenyino Joanne, capitano, camerlengo Ville Ecclesiarum di Sigerro. Omnibus habitatoribus dicte terre Ville Ecclesiarum, congregatis in Curia Magna…in posse Virde Andree, quondam Virde Joannis de Civitate Sasseri…nona die januarii 1388; Passiu Philipo – de Bosa, ** Bosa: omnibus civibus et habitatoribus civitatis Bose…nisipastores…congregatis intus Ecclesiam Beate Marie Virginis …die XV Januarii 1388. Attualmente il cognome Passiu è presente in 20 Comuni italiani, di cui 8 in Sardegna: Paulilatino 17, Dolianova 12, Oristano 12, Villa s. Antonio 10, Cagliari 8, etc. Nella penisola troviamo il cognome in alcuni Comuni della provincia di Varese ed a Roma, per lo più con un solo nucleo familiare.
PASSIVO Passivo è quasi unico e non è possibile individuare un'area di origine o una possibile derivazione.
PASSOLUNGO Rarissimo sembra specifico del sudmilanese, potrebbe derivare da un soprannome.
PASSON Molto raro è specifico dell'udinese.
PASSONI Il nucleo più importante nella Lombardia occidentale, ma potrebbe individuarsi anche un ceppo nella Venezia Giulia, potrebbe derivare da un soprannome legato al vocabolo dialettale arcaico milanese passon (palo conficcato nel terreno per sostenere ad esempio un'abitazione).
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Passoni: in epoche medievali era uso, dopo una pace siglata tra due famiglie nemiche, di porre ad un neonato il nome di battesimo Paxius, quale segnale benaugurante per il futuro. Passoni è la forma accrescitiva al plurale. Per M. Francipane PASSONI deriva invece dal verbo 'passare' nel senso di attraversare, che forma molti altri cognomi fra i quali PASSATORE, PASSANTE, PASSAGGI, PASSA, PASSI ecc.
PASSUCCI
PASUCCI
Passucci sembrerebbe tipicamente abruzzese, del teatino, in particolare di Roccaspinalveti e San Salvo, con un ceppo, probabilmente secondario, anche a Roma, Pasucci, quasi unico, è probabilmente dovuto ad errate trascrizioni del precedente, che dovrebbe derivare da una forma ipocoristica del nome medioevale Paxius (vedi PASSONI).
PASTENA Pastena ha un ceppo romano ed alcuni campani a Napoli, Avellino e Battipaglia nel salernitano, dovrebbero tutti derivare da toponimi come Pastena (FR), (IS), (NA), (SA) o Pastene (BN) o anche da nomi di località generici come quello ad esempio riportato in questo scritto salernitano del 1116: "...Et adiunxi in ista sorte terram cum castaneto de eodem loco felecta, ubi arbusta dicitur, et terram vacuam de eodem loco, ubi castanieta dicitur. Et terram cum aliquantis arboribus.. ubi ad pastena dicitur....".
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pastena è cognome campano. Nei dialetti meridionali il verbo 'pastenare' significa "piantare", quindi pàstena è un terreno piantato ad alberi da frutto. Verbo, e sostantivo di etimologia latina: 'pastinare' = "lavorare il terreno per piantare". Pàstinum è una piantagione. Probabilmente dai toponimi Pàstena (SA), frazione di Amalfi e Pàstene (BN), frazione di Sant'Angelo a Cupolo.
PASTENE Pastene, molto molto raro, decisamente ligure, è tipico di Rapallo e Genova, dovrebbe derivare da nomi di località caratterizzati dalla presenza di un pastinum (cioè dei luoghi incolti e poi coltivati, soprattutto ad orti e prati).  Personaggio di assoluto rilievo è stato il navigatore del 1500, il Capitano Giovan Battista Pastene, nato a Rapallo, che che esploró il Cile al seguito di Pedro de Valdivia.
PASTOR
PASTORA
PASTORE
PASTORELLA
PASTORELLI
PASTORELLO
PASTORESSA
PASTORI
PASTORIN
PASTORINA
PASTORINI
PASTORINO
PASTORIS
Pastor ha ceppi nell'imperiese, a Pigna, Ventimiglia, San Remo e Bordighera ed un ceppo a Trieste ed a Meduno (PN), Pastora è praticamente unico, Pastore è molto diffuso sia al sud che al nord, Pastorella parrebbe siciliano, con un ceppo nel palermitano ed uno nel siracusano, Pastorelli sembra tipico del centro nord, ma con un possibile ceppo nel Salento, Pastorello ha un grosso nucleo veneto, un ceppo nell'alessandrino ed uno siciliano tra nisseno e palermitano, Pastoressa, decisamente pugliese, ha un ceppo a Bitonto e Bari, Pastori ha un grosso ceppo lombardo, soprattutto nel milanese, uno nel parmense ed uno nella fascia che comprende l'anconetano, l'Umbria ed il Lazio centrosettentrionale, Pastorin, assolutamente rarissimo è del veneziano, Pastorina è unico, Pastorini ha ceppi tra genovese ed alessandrino, tra fiorentino ed aretino ed a Roma, Pastorino, decisamente ligure, diffuso in tutta la regione anche se in modo più massiccio nel genovese, ha un ceppo anche nell'alessandrino ed uno nel salernitano ad Olevano sul Tusciano e Battipaglia, Pastoris, molto molto raro, parrebbe del vercellese, derivano tutti da soprannomi legati al mestiere di pastore.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Sull'origine di questi cognomi confluiscono perlomeno due ipotesi, che, sommate l'una all'altra, ne giustificano la vasta diffusione nell'intero paese. Da una parte, infatti, è molto probabile una relazione diretta col mestiere di pastore o allevatore di greggi, dato il tipo di economia tipica dell'epoca pre-moderna, fortemente improntata sull'agricoltura e la pastorizia. D'altra parte, però, va detto che in molti casi questi cognomi derivano dal nome medievale Pastore, che qui allude più probabilmente alla figura di Gesù Cristo, il Buon Pastore per eccellenza (nella Bibbia, è Gesù stesso che dice Io sono il Buon Pastore, conosco le Mie pecore e le Mie pecore conoscono Me (vedi anche Buonpastore), per estensione, inoltre, questo significato viene ripreso anche nel linguaggio ecclesiastico, in cui il termine pastore è usato appunto nel senso di prete, guida spirituale. Dal punto di vista storico, tracce di questo nome si trovano a Milano nel 1161, quando in un atto di compravendita viene citato un certo Pastore detto Crivello; qualche secolo dopo, inoltre, ritroviamo questo nome con lo stuccatore, orafo e mastro vetraio Pastorino da Siena (1508 ca. - 1592). Per quanto riguarda i cognomi in questione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni o dei nomi personali dei capostipiti o di soprannomi o nomi di mestiere ad essi attribuiti.
PASTORATO Pastorato, estremamente raro, dovrebbe essere una forma patronimica veneta del nome Pastore, il suffisso -ato sta in Veneto per figlio di, un certo Pastore.
PASUTTI
PASUTTO
Entrambi friulani, Pasutti è assolutamente rarissimo, Pasutto lo è un poco meno ed è tipico di Valvasone nel pordenonese e di Trieste, dovrebbe trattarsi di forme patronimiche tipicamente friulane in -utti o -utto, dove questi suffissi stanno per figlio di, riferito ad un padre del capostipite di nome Pase (vedi PASETTI ).
PATACCA Raro, presenta tre nuclei, uno in Umbria, uno nel teramano ed uno in provincia di Roma, iI cognome deriva dal termine patacca che indicava il soldo del soldato nel rinascimento (una Patacca = cinque Carlini), e quindi usato come soprannome stante ad indicare o il mestiere dell'uomo d'armi o un carattere mercenario., un'altra ipotesi è che derivi dalla voce dialettale patacca (uomo rozzo) usata come soprannome.
PATACCHIA Patacchia, assolutamente rarissimo, sembrerebbe umbro del ternano, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale basato sul termine dialettale patacchia (organo sessuale femminile), ma è pure possibile che si tratti di un'errata trascrizione del cognome Patacca (vedi PATACCA).
PATALANI
PATALANO
Patalani è tipico di Viareggio nel lucchese, Patalano è specifico dell'area che comprende il latinense, il casertano ed il napoletano, in particolare Gaeta nel latinense, Forio, Ischia, Lacco Ameno, Casamicciola Terme e Barano d'Ischia nell'isola D'Ischia nel napoletano, Bacoli e Napoli sempre nel napoletano e Mondragone nel casertano, potrebbe essere di origine angioina e derivare dal termine occitano patalan o patalon che significa goffo, ma non si può escludere un'origine spagnola da un soprannome originato dal termine pata (zampa).
PATAMIA Patamia è tipicamente calabrese, dovrebbe derivare da modificazioni dialettali del vocabolo greco potamos (fiume), ad indicare forse la vicinanza di un corso d'acqua rispetto all'abitazione della famiglia, di Gioia Tauro (RC) e Simeri Crichi (CZ), tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Bagnara Calabra (RC) fin dal 1700.
PATANE
PATANE'
PATANIA
Patane, molto raro, è del catanese e dovrebbe trattarsi di errori di trascrizione del cognome Patanè, tipico siciliano, del catanese in particolare, Patania è tipico del siracusano, dovrebbero tutti derivare da modificazioni più o meno dialettali dell'etnico di toponimi come Aci Platani (CT), Acquaviva Platani (CL) o San Biagio Platani (AG).
integrazioni fornite da dott. Cosimo De Giovanni Centelles
Patanè fu riconosciuto nel 1905 col titolo di Barone di S. Martino, per successione Marzullo, Paolo, di Carlo, di Paolo. Figli: Carlo e Giovan Battista. Fratello: Francesco.
Arma: d' azzurro, alla campagna sostenente tre monti al naturale, ed un leone coronato e rivoltato, tenente un dardo con un serpe attorcigliato, sormontato da tre stelle ordinate in fascia, il tutto d'oro.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Patanè è un cognome della Sicilia orientale, è antica pronuncia dialettale di Patanìa. Rohlfs 144.
PATANÌA - Cognome della Sicilia orientale, viene dal toponimo omonimo in zona di Messina; forse corruzione di Patamìa. Rohlfs 145.
PATARGA Patarga, ormai quasi scomparso, sembrerebbe originario dell'area che comprende la Campania e la Puglia, probabilmente della zona di Barletta nel barese, dove la famiglia Patarga era considerata fra i maggiorenti della città, di difficile interpretazione etimologica, potrebbe derivare dall'alterazione dialettale del nome slavo Patar o del nome greco Pataikos o anche del nome longobardo Partarit o Perctarit, non si può inoltre escludere una correlazione con il nome e cognome armeno Patarak.
PATARI
PATARINI
PATARINO
PATARO
Patari è praticamente unico, Patarini ha un ceppo a Losine nel bresciano, uno a Spoleto nel perugino ed uno a Roma ed a Rieti, Patarino ha un ceppo a Castellaneta nel tarentino ed a Gioa del Colle nel barese, ed un ceppo a Roccabernarda nel crotonese, Pataro, comunque assolutamente rarissimo, ha un ceppo nel nordmilanese, ed uno tra potentino e cosentino, l'origine potrebbe risalire ad un soprannome di epoca tardo medioevale, riferendosi, direttamente o tramite un'ipocoristico, al movimento, più o meno eretico, dei patari che prendeva forse il nome da Roberto Patta da Giussano, quando il termine pataro arrivò ad essere sinonimo di eretico, e in questo caso starebbe ad indicare una lontananza del capostipite dai principi religiosi dell'epoca, si deve però anche considerare che Patorus o Patarus  fu un nome utilizzato in epoca tardo medioevale, ne abbiamo un esempio con Patoro o Pataro Buzzacarini nobile di Padova tra la fine del 1200 e gli inizi del 1300 e così molti altri nel padovano in epoca successiva.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pataro, Patarino è cognome calabro - lucano ma presente anche a Napoli e nel Veneto. A Brindisi uno Stephanus de Patarii nel 1260 (Cod. brind. I). E' voce di difficile spiegazione anche per G. Rohlfs. Verrebbe da pensare a un seguace del movimento della Patarìa che nel sec. XI si oppose alla decadenza e alla corruzione del costume ecclesiastico. D. Olivieri, infatti, ne 'I cognomi della Venezia Euganea' 206 lo fa derivare proprio da tale movimento e lo interpreta come 'straccivendolo'. Anche secondo DELI 4/891, l'interpretazione più probabile sarebbe quella di 'straccioni'. Possibili molte altre interpretazione, basti pensare, p. es., a Patara, antica città della Licia con un celebre santuario di Apollo, i cui abitanti si chiamavano Patarani, ecc.
PATAVINI
PATAVINO
Patavini e Patavino sono assolutamente rarissimi, dovrebbero derivare dal vocabolo latino patavinus (padovano), abitante di Patavium (Padova).
PATELLI Patelli ha un ceppo lombardo, nel bergamasco in particolare, a Gaverina Terme, Casazza, Bergamo, Seriate, Gorlago, Cenate Sotto, Torre de' Roveri, Albano Sant'Alessandro, Albino, Calcio, Villongo e Castelli Calepio, Palazzolo sull'Oglio nel bresciano,  ed uno a Bologna e nel bolognese, dovrebbero derivare da un soprannome originato dal termine dialettale patèll (risvolto, pezza).
PATERI
PATTERI
Entrambi tipicamente sardi, Pateri ha un ceppo a Quartu Sant'Elena nel cagliaritano ed a Carbonia ed Iglesias, Patteri è specifico del nuorese in particolare, di Dorgali, Orosei, Orgosolo, Nuoro, Siniscola ed Jerzu, dovrebbero derivare da un soprannome originato dal termine sardo nuorese pattéri (patteggiatore, mediatore), ad indicare che questo fosse il mestiere del capostipite, probabilmente un mediatore agricolo.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PATERI; PATTERI: pa(t)téri, non è chiaro il significato del termine, e non è facile quindi risalire alla sua radice. Che potrebbe derivare da pattu = dall’italiano patto, pertanto pattéri = colui che fa i patti. Nella lingua sarda esiste il verbo patteare o pattiare, dal verbo catalano patear che significa scalpitare, propriamente del cavallo: dar golpes con los piès. Ma in campidanese ed anche in logudorese assume pure il significato di zappare > marrare: in questo caso corrisponderebbe a zappatore. Potrebbe derivare da patire, soffrire, da qui pa(t)teri = colui che soffre, ma è di uso comune in tutta l’isola >sunfriri. Oppure da patente, dal latino patens = spazio, luogo aperto; padenti, non bosco come molti intendono, ma radura, spazio  aperto in mezzo al bosco. Il cognome è presente  nei documenti medioevali della Sardegna. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388 figurano: Pateri Guantino, jurato(collaboratore del maiore, guardia giurata) ville Barumini, * Barumini…odierno Barumini. Contrate Marmille;  Patteri Arcus – de Aristanni., *** Aristanni: elenco dei nomi dei firmatari della PETIZIONE. Omnes cives mercatores et habitatores dicte civitatis…nisi pastores bestiaminum et quorum dificulter demorari non poterant…congregati. Porta la data : die XIIII mensis Januarii M°. CCC°. LXXXVIII° et etc ; Patteri Francisco – de Aristanni; Patteri Petro, ville Sarule, * Sarule…odierna Sarule. Curatorie Dore. Attualmente il cognome Patéri è presente in 19 Comuni italiani, di cui 11 in Sardegna: Quartu 41, Carbonia 22, Iglesias 16, etc. Pattéri è presente in 66 Comuni d’Italia, di cui 31 in Sardegna: Dorgali 162, Orosei 57, Orgosolo 52, Quartu 44, Nuoro 32, etc.
PATERNA
PATERNI
PATERNO
Paterna ha un ceppo nel romano, uno tra salernitano e potentino ed uno tra palermitano e nisseno, Paterni ha un ceppo nel lucchese ed uno nel ternano, Paterno ha un ceppo tra trentino e vicentino, uno tra casertano e napoletano, uno nel barese, uno nel cosentino ed uno nel catanese, dovrebbero derivare dai molti toponimi di nome Paterna o Paterno presenti un pò ovunque in Italia, ma è pure possibile una derivazione dal cognomen latino Paternus, Paterna: "...quae Cato ille Censorius de disciplina militari scripsit, quae Cornelius Celsus, quae Frontinus perstringenda duxerunt, quae Paternus diligentissimus iuris militaris adsertor in libros redegit, quae Augusti et Traiani Hadrianique constitutionibus cauta sunt...", ricordiamo nel III° secolo il proconsole Aspasius Paternus governatore di Cartagine.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Paterno è cognome panitaliano. A quanto sembra, viene dall'aggettivo latino 'paternus', sottinteso 'praedium' = "podere", "proprietà agricola", nella toponomastica indicante un luogo ereditato dal padre. Tale aggettivo è pertanto attivo anche nella formazione di toponimi da cui il cognome può essere derivato. Es: Patèrno Sant'Arcangelo (SA), frazione di Tramonti, Patèrno (AQ).
PATERNITI Paterniti, decisamente siciliano, ha un ceppo a Tortorici (ME), ma è soprattutto diffuso nel catanese a Catania, Castel di Judica, Bronte e Ramacca, dovrebbe derivare da un etnico di Paternò (CT) di tipo dialettale neogreco.
PATERNO' Tipico siciliano deriva dal toponimo Paternò (CT).
integrazioni fornite da Carmelo Ciccia (tratto dal libro I cognomi di Paternò)
le derivazioni possibili sono molte, potrebbe riferirsi al toponimo, ma anche alla località indicata come campi di proprietà di un cittadino romano di nome Paterno, in alcuni casi può essere riferito a figli di NN rinvenuti a Paternò, in altri casi può riferirsi ad ebrei accasati a Paternò. La nobile famiglia dei Paternò risale all'epoca normanna.
PATERNOSTER
PATERNOSTRI
PATERNOSTRO
Paternoster ha un ceppo trentino ed uno lucano, Paternostri, praticamente unico, è probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione di Paternostro che ha un importante nucleo palermitano, ed uno nell'alto cosentino, zona di Castrovillari e Cassano allo Ionio, derivano dal nome medioevale Paternoster ispirato dalla pietà religiosa di cui abbiamo un esempio a Cividale (UD) nel 1291 con un certo Lupoldo detto "Paternoster", abitante di Cividale, che appare in una investitura riguardante beni cittadini.
PATERNUOSTO Paternuosto, specifico del caserano, di Capua, Pratella e Grazzanise, deriva da corruzioni dialettali del nome medioevale Paternoster (vedi Paternoster).
PATETE
PATETI
Patete ha un ceppo nell'iserniese a Forlì del Sannio, Pescolanciano e Vastogirardi ed un ceppo a Foggia, Pateti, praticamente unico, è probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione del precedente, la cui origine potrebbe essere dalla forma dialettale pàtete (padre), forse riferito ad un prete ortodosso, meno probabile una derivazione dalla voce latina patète (soffrite), che sottintenderebbe forse che il capostipite fosse un trovatello.
PATETTA Patetta è un cognome raro, che parrebbe avere due ceppi, uno tra la provincia di Savona e il cuneese, che potrebbe derivare dalla località Patetta nel savonese, ed uno nel foggiano, che potrebbe essere dovuto ad un'alterazione dialettale del cognome Patete (vedi PATETE).
PATI Raro, sembra avere un ceppo originario nel Salento che deriverebbe dal toponimo Patu' (LE) ed uno nel cosentino, che potrebbe derivare per aferesi dal toponimo Maropati nel reggino.
PATINI
PATINO
Patini sembrerebbe tipicamente laziale, Patino, estremamente raro, oltre alla presenza laziale ne ha una anche nel barese, dovrebbero derivare dal nome del monte Patino, il più occidentale dei Monti Sibillini in Umbria, probabilmente il luogo d'origine dei capostipiti, ma è pure possibile una derivazione dal nome latino Patinus di cui abbiamo un esempio d'uso in questo scritto tratto dal Gesta romanorum: "..Refert Valerius, quod Patinus flens dixit vicino suo: "Habeo arborem infelicem in orto meo, in qua uxor mea prima se suspendit; postmodum secunda; etiam nunc tertia. Et ideo dolor est intolerabilis." Ait vicinus, cui nomen Arrus: "Miror te in tantis successibus lacrimas emisisse. Da mihi, rogo te, tres surculos illius arboris, quia intendo inter vicinos dividere, ut quilibet arborem habeat ad uxorem suam suspendendam!" Et sic factum est.", nome forse portato dal capostipite.
PATIRANI Cognome praticamente scomparso, presente in Italia unicamente nel piacentino, dicono originario di Gandino (BG), anche se le tracce esistenti si trovano a Zandobbio (BG), il cognome prosegue comunque all'estero ed esattamente in Canada.
PATITUCCI Patitucci è specifico del cosentino, di Roggiano Gravina, Fiumefreddo Bruzio, Cosenza, Paola, Rende e Spezzano Albanese in particolare, dovrebbe trattarsi dell'italianizzazione del cognome greco Patitakis, presente particolarmente a Creta.
PATREVITO
PATROVITA
Patrevita sembrerebbe specifico di Casalbore nell'avellinese, Patrovita è quasi unico, così come Patrevito, entrambi comunque del sud e probabilmente forme alterate del primo, di origini etimologiche oscure.
simpatica ipotesi proposta da Pierpaolo Cavallo
Possibile che sia stato coniato da qualche ufficiale di stato civile italiano che richiedeva, il cognome del genitore ad un francese venuto a dichiarare la nascita di un figlio, il francese potrebbe aver risposto pas trop vite (pàtrovit) non troppo veloce o pas tres vite (pàtrevit) non molto veloce, dando luogo al possibile errore di comprensione da parte dell'ufficiale.
PATRIARCA
PATRIARCHI
Patriarca sembrerebbe tipico del Lazio, con estensioni in Abruzzo e nell'iserniese, ha un ceppo anche nell'udinese, Patriarchi parrebbe aretino.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Patriarca presenta un nucleo maggiore nel centro Italia, fra il romano, il frusinate, il latinense, l'isernino, il pescarese e il teramano, ma si riscontrano nuclei secondari anche nel nord, fra l'udinese, il milanese, il comasco, il sondriese, il lecchese, il vercellese e il torinese, Patriarchi, molto più raro del precedente, è diffuso soprattutto nel centro nord, con ceppi principali nel aretino, nel fiorentino e nel pratese, ma con un ceppo minore anche a Gela (CL), entrambi questi cognomi derivano dal termine patriarca, che qui probabilmente indica una particolare figura ecclesiastica: nella Chiesa cattolica di rito latino, infatti, il titolo onorifico di patriarca viene attribuito agli arcivescovi di diocesi piuttosto grandi e famose (un celebre esempio è quello del Patriarcato di Venezia). Per quanto riguarda i cognomi in questione, allora, Patriarca e Patriarchi dovrebbero derivare dall'avere lavorato i capostipiti alle dipendenze d'un patriarca (così come avviene per tutti quei cognomi che richiamano cariche politiche o religiose, quali Re, Conte, Duca, Prete, Abate, Vescovo, etc); non è da escludere, tuttavia, che in alcuni casi questi cognomi possano derivare da particolari atteggiamenti tipici dei capostipiti (che, per un motivo o per l'altro, venivano appunto soprannominati patriarchi, nel senso più generale di capo famiglia, una figura dotata di molto potere e prestigio).
PATRIGNANI Tipico della zona che comprende le province di Rimini e di Pesaro, deriva dal toponimo San Patrignano (RN) o anche dall'essere originari di Fano, il cui santo patrono è appunto San Patrignano (Paternianus).
PATRIZI
PATRIZIA
PATRIZIO
Patrizi è molto diffuso in tutta la fascia che comprende Marche, Umbria, Abruzzo settentrionale e Lazio, Patrizia è assolutamente rarissimo, Patrizio ha ceppi nel veneziano e nel pordenonese, nel romano, nell'aquilano e nel teatino, nel napoletano e casertano e nel foggiano, dovrebbero derivare dal cognomen latino Patricius di cui abbiamo un illustre esempio con Patricius Gaius Flavius Teodate dichiarato Defensor Romanorum, designato dal padre Re Adelchi, e dalla madre Gisla ,sorella di Carlo Magno,erede del Regno Longobardo e circa cento anni prima con: "...Patricius primus, inquit ille, inter caetera operum suorum signa, duo fertur patrasse: unum quod cuncta venenosa animantia cum baculo suo de terra ejecit; secundum, quod nullus Hibernicus adventum Antichristi exspectabit. Tamen memorabile quod de ejus Purgatorio legitur, magis ascribitur secundo Patricio juniori, qui non fuit episcopus, sed abbas, qui floruit circa annum Domini octingentesimum quinquagesimum,..." e, ancora prima con San Patrizio i protettore d'Irlanda.
PATRUNO Tipico pugliese, del barese in particolare, dovrebbe derivare dall'essere stato il capostipite un capobarca, un patruno (padrone) di un peschereccio o di una flottiglia.
PATTA Patta è tipicamente sardo, di Samugheo in particolare ed Oristano nell'oristanese, di Tonara nel nuorese, di Sassari e di Cagliari, potrebbe derivare da un soprannome basato sul termine logudorese patta (pareggio, accomodamento), forse attribuito ad un capostipite che avesse fatto il sensale o il mediatore.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PATTA: patta in logudorese significa calore, propriamente quello del focolare. Etimo? Cottu a pattaarroventato dal fuoco (del focolare). In Marmilla per dire “giù”, nella parte di giù, dicono: “ A patt’a basciu”. Ma è solo la variante campidanese di: “A pa(r)t’e basciu”. In Logudoro, l’espressione: essere a patta, significa essere pari e patta = pareggiare, ad esempio nel gioco della morra. Per ora non sappiamo altro! Non abbiamo trovato il cognome nelle carte antiche da noi consultate. Attualmente è presente in 65 Comuni italiani, di cui 27 in Sardegna: Samugheo 59, Tonara 26, Sassari 23, Oristano 18, etc. Nella penisola è Roma con 20 ad avere il numero più alto.
PATTARI
PATTARO
Pattari è quasi unico, Pattaro ha un piccolissimo ceppo tra varesotto e milanese, ed uno, più consistente in Veneto, in particolare a Trebaseleghe nel padovano, ed a Vo e Padova sempre nel padovano, a Venezia e Meolo nel veneziano, a Taglio di Po nel rovigoto, a Treviso ed a Ronco d'Adige nel veronese, con un ceppo secondario, di origini venete, anche nel romano e nel latinense, questi cognomi dovrebbero derivare da soprannomi originati dal termine medioevale pattaro (rigattiere), cioè venditore di abiti usati, termine originato dal longobardo paita (veste), mestiere probabilmente svolto dai capostipiti.
PATTI Molto comune in Sicilia, deriva dal toponimo Patti nel messinese.
PATTINI
PATTINO
Pattini è specifico di Parma e del parmense, di San Secondo Parmense, Fidenza e Soragna, con presenze anche in Lombardia, Pattino è quasi unico, potrebbero derivare da un'alterazione del nome latino Patinus (vedi PATINI).
PATTUELLI Pattuelli è un cognome tipicamente romagnolo, di Alfonsine, Bagnacavallo, Lugo e Ravenna nel ravennate, potrebbe trattarsi di una forma ipocoristica dell'aferesi del nome bizantino Hypatius o del nome gotico Patza, si ricorda con questo nome un comandante ostrogoto citato da Cassiodoro, sia gli ostrogoti che i bizantini hanno lasciato profonde tracce nel ravennate, dell'uso in epoca latina del nome Hypatius abbiamo un esempio nel 503 d.C.: "..Dexicrate et Volusiano coss. Tres Romanorum ductores, Patricius, Hypatius et Areobinda, qui cum XV millibus armatorum olim in Persas missi fuerant pugnaturi, juxta Syficumcastellum cum iisdem Persis sine audacia conflixerunt, multis tunc militum ductoribus de praeliofugientibus caesis. Immenso dehinc auri pondere hostibus dato, captam rebusque vacuam Amidamcivitatem, iidem nostri redemere ductores, jam Celere magistro officiorum sibi cum duobus millibusbellatorum in subsidium destinato..".
PATURZI
PATURZO
PATUZZI
PATUZZO
Paturzi, molto molto raro, ha un piccolo ceppo a Cariati nel cosentino, Paturzo ha un ceppo nel napoletano ed uno nel reggino e nel crotonese, Patuzzi, abbastanza raro, è tipico della zona che comprende bresciano e veronese, Patuzzo è specifico del veronese, dovrebbero derivare dal nome medioevale Patucius, o dalla sua versione dialettale meridionale Paturzo, dell'uso di questi nomi abbiamo un esempio ne Le carte di S. Pietro in Monte Ursino di Brescia nel 1194: "...et dominus Tebaldus frater predicti domini abbatis et Tebaldus filius Bertolotti de Curteducis et Patucius de Serlis testes rogati...".
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Paturzo, Paturzi è cognome calabrese che deriva da una contrada Paturzi in zona di Spezzano Albanese (CS). Rohlfs 201.
PAU Tipico della Sardegna sudoccidentale, dovrebbe derivare dalla toponomastica.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PAU: il termine deriva dal latino pagus, nel significato di villaggio, luogo abitato. È moderatamente diffuso come toponimo in tutto il territorio della Sardegna. La certezza del significato e della etimologia di Pau (da pagus) deriva dal fatto che tutti i villaggi, di seguito menzionati, hanno avuto origini romane. 1) -  Pau è un piccolissimo centro abitato, sito alle pendici del Monte Arci (326 ab.), della provincia di Oristano. È conosciuto come il paese dell’ossidiana, per la presenza delle cave del cosiddetto “vetro vulcanico”, prezioso per tutti gli abitanti della Sardegna del periodo pre nuragico e nuragico, cioè nella preistoria sarda.  In periodo medioevale la “villa – bidda” appartenne alla Curadorìa di Usellus, nel regno giudicale di Arborea. Nel 1410, dopo la caduta del Giudicato di Arborea, divenne un villaggio del Regno catalano aragonese di Sardegna. Nel 1927 il Comune fu aggregato a quello di Ales, nel 1945 divenne nuovamente autonomo. 2) – Pau è il nome di un centro abitato scomparso, ubicato tra Guasila e Segariu. In periodo medioevale fu “villa – bidda” appartenente alla Curadorìa di Trexenta, nel regno giudicale di Càlari. Fu definitivamente abbandonata alla fine del XIII secolo. 3) – Pau de Vignas o Pau de Suso (Pau di sopra), villaggio scomparso, ubicato in agro di Vallermosa. In periodo medioevale fece parte della Curadorìa o Parte Gippi, nel regno giudicale di Càlari. Dal 1295 divenne possedimento oltremarino della Repubblica di Pisa. Dal 1324 entrò a far parte del Regno catalano – aragonese di Sardegna; dal 1365 del Regno giudicale di Arborea, poi dal 1410 di nuovo del Regno di Sardegna. Il villaggio fu definitivamente abbandonato verso la metà del XV secolo (Di. Sto. Sa. di F. C. Casula). 4) – Pau de Josso(Pau di sotto): la su storia è identica a quella di Pau de Suso. Il cognome è presente nelle carte antiche della lingua e della storia della Sardegna, e sempre e comunque è preceduto dalla preposizione “de” ad indicare la provenienza da un luogo. Essendo diversi i nomi di villaggio col nome Pau, è difficile identificare con precisione quello di provenienza, anche se può contare molto la vicinanza. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, figurano: Pau (de) Petro, ville Tuyli, * Tuyli…odierno Tuili. Contrate Marmille; Pau (de)Petro, jurato(guardia giurata, collaboratore del maiore de villa)ville Palmas, * Palmas De Ponte…distrutto: Isca de su Ponti. Contrate Campitani Simagis; Pau(de)Michele, jurato ville Salanis, * Salanis…distrutto. Campitani Majoris. Nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, CSMB, XI, XIII secolo, al capitolo 66 troviamo, de Pau Petru, prete: In gratia de Deus et de sanctu Agustinu et de donnu meu iudice Dorgotori ( possiamo stabilire la data, pur senza precisare l’anno, poiché si tratta di Torchitoiro Barisone I de Lacon  - Gunale, Iudike d’Arborea dal 1038 al 1060. fu un grande benefattore della chiesa e soprattutto degli ordini monastici benedettini). È proprio prete de Pau Petru che redige questa parte del Condaghe e l’argomento è l’acquisizione da parte della chiesa di Santa Maria del salto di Gilcare, (in territorio di Atzàra: paesino, oggi, di 1300 abitanti della provincia di Nuoro). Al capitolo207, sempre del CSMB, figura un certo de Pau Trogodori, apiaresu (sos apiaresos sono gli apicoltori): (si tratta della divisione di un terreno)…in co (dietro) ‘llu ingirat a iaga(ingresso) de Troodori de Pau et benit a ariola de Titiru et benit a Funtana de kercu…(confina con il podere di Troodori de Pau, arriva sino all’aia di Titiru e a Funtana de kercu…). Attualmente il cognome Pau è presente in 230 Comuni italiani, di cui 85 in Sardegna: Siniscola 359, Quartu 241, Cagliari 227, Quartucciu 78, Oristano 68, etc.
PAULLI Molto raro è specifico del milanese, dovrebbe derivare dal nome del paese di Paullo nel milanese.
PAUCIULLO
PAUCIULO
Pauciullo è specifico del napoletano, di Napoli, Portici ed Ercolano, Pauciulo è specifico di Angri nel salernitano, dovrebbe trattarsi di forme ipocoristiche dialettali basate sul termine latino paucus (poco, ma per estensione anche piccolo, riferito ad un uomo minuto e di bassa statura), probabilmente ad intendere che i capostipiti fossero persone piccole e minute.
PAULETTI
PAULETTO
PAULI
PAULIN
PAULINI
PAULINO
PAULO
PAULON
PAULONE
PAULONI
PAULUZZI
Pauletti ha un grosso ceppo a Feltre nel bellunese ed uno piccolo a Monfalcone nel goriziano, Pauletto è tipico delle tre Venezie, in particolare del vicentino, del trevisano e del veneziano, Pauli, estremamente raro, parrebbe triestino, il più diffuso Paulin sembra invece specifico dell'udinese, del triestino ed in particolare del goriziano, Paulini, estremamente raro anch'esso, è del vicentino, Paulino, Paulo e Pauloni sono quasi unici, probabilmente originati da errori di trascrizione, Paulon è tipicamente veneto e friulano, diffuso soprattutto nel vicentino e nel trevisano, Paulone, molto raro, parerebbe di Scanno nell'aquilano, Pauluzzi è tipico dell'area friulana e giuliana, di Trieste in particolare, con ceppi anche ad Udine e nell'udinese e goriziano, tutti questi cognomi dovrebbero derivare direttamente o attraverso forme ipocoristiche, sia diminutive, che vezzeggiative, o accrescitive, dal nome medioevale latino Paulus, probabilmente portato dai capostipiti e differenziato forse dalle diverse corporature degli stessi.  La diffusione delle varianti derivate dal nome Paolino trovano motivazione in Veneto e soprattutto nel Friuli, nel culto del San Paulinus Aquileiensis Patriarca di Aquileia dall'anno 740 all'anno 802.
PAULIS Paulis è tipicamente sardo, del cagliaritano in particolare, di Quartu Sant'Elena, Sestu, Cagliari, San Sperate e Capoterra e di Iglesias e Carbonia.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
PAULIS: padùlis per palùdis latina (metatesi): palude, luogo paludoso, acquitrino. Paùli, paùlis e paùis, sono toponimi molto frequenti, in tutta la Sardegna. Diversi centri abitati, scomparsi e non, portano questo nome: Paùlis, abitato scomparso, ubicato tra Uri e Ittiri. Fu paese medioevale, villa (bidda), appartenente alla Curadorìa di Coros, nel regno giudicale di Torres; passò poi al Regno catalano - aragonese di Sardegna. Fu abbandonato, presumibilmente alla fine de XIV° secolo, in seguito alle continue guerre tra il Regno di Sardegna e il regno giudicale di Arborea. Paùli Arbaréi, centro abitato, un tempo detto Paùi Sitzànus, dal più antico centro Sisalmus. Come villa (bidda) medioevale appartenne alla Curadorìa di Marmilla, nel regno giudicale di Arborea - i rappresentanti di Paùli parteciparono alla effimera Pace di Eleonora del 1388 -(** Contrate Marmille.et ego Ferrali Agustinus, sindicus et c.etc. Contrate Marmille.seu a Nicolao Longhu, castellano Contrate Marmille.habitatoribus, congregatis in dicta villa Mahara Barbaraquesa (Villamar) ante ecclesiam Sancti Saturnini (nisi pastores bestiarum) .in posse Virde Andrea, civitate Sasseri, Virde Joannis filii.die XII januarii 1388-). Dopo la sconfitta del giudicato d'Arborea, nella battaglia di Sanluri  - sa battalla -(30 giugno 1409) passò al regno catalano aragonese di Sardegna. Il 23 giugno del 1927 fu aggregato al Comune di Lunamatrona; nel 1950 divenne nuovamente autonomo. Oggi Pauli Arbaréi è un piccolo Comune di 653 abitanti della nuova Provincia del Medio Campidano - VS -. Paùli Gerrei, oggi San Nicolò Gerrei, paese di 977 abitanti della provincia di Cagliari. Paulilàtino: il toponimo deriverebbe, secondo l'ipotesi dello studioso Giovanni Spano (vocabolario sardo geografico patronimico ed etimologico)da Palus a Latere =  costruito al lato della palude. Da qui si può senz'altro ritenere che si trattasse di una villa o un oppidum romano. Ma non dimentichiamo che nel suo territorio si erge il tempio nuragico a pozzo di Santa Cristina, uno dei più caratteristici della civiltà nuragica, che, tra l'altro, era ritenuto luogo sacro di raccolta per tutti gli abitanti dei centri vicini. In periodo medioevale fu villa (bidda) appartenente alla Curadorìa di Guilcièr, nel regno giudicale di Arborea. I rappresentanti di Paulilatino parteciparono alla corona di Curadorìa per la Pace di Eleonora del 1388: ** Contrate Partis de Guilcier (Ghilarza).et ego Zori (de) Francisco, de ville de Guillarci, sindicus, actor et etc. Contrate Partis de Guilcier...Pulighe Joanne officiali et etc. in  posse Leonardi Sanna, filii Guantini, de civitate Sasseri. Oggi (2009) Paulilatino è paese di 2517 abitanti e fa parte della provincia di Oristano. Il tempio di Santa Cristina è oggi meta di tantissimi visitatori, turisti e studiosi di archeologia (vedi nel Web : Il Santuario Nuragico di Santa Cristina). Oltre a questi su elencati vi sono nel territorio dell'isola numerosi altri centri e località che portano il nome di Paulis. E' presente come cognome nelle carte antiche della storia e della lingua della Sardegna, nelle quali è sempre  preceduto da « de » ad indicare la provenienza. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, figurano: Pahulis(de) Furado, ville Telluri ( ** Selluri - Sedduri - Seddori: odierno Sanluri. Et ego Capula Marcus .sindicus, actor et procurator ville Selluri.seu a Petro De Castay, locuntenente capitanei et Margiano Costa, locuntenente potestatis terre Selluri et omnibus habitatoribus dicte terre, congregatis. X die januarii 1388); Paulis (de) Nicolao, ville Mahara (* Mahara - Barbaraquesa .Arbarei -  Villamar. Contrate Marmille); Paulis (de) Thoma, jurato ville de Paingionis ( *Pavigionis.oggi Pabillonis.  Contrate Montis Regalis); Paulis(de) joanne, jurato ville Lunamadrona ( * odierno Lunamatrona. Contrate Marmille); Paulis(de) Joanne, majore ville Solarussa ( * odierno Solarussa. Campitani Majoris). Nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, CSMB, XI°, XIII° secolo, abbiamo:  De Padùle (o Paùle)Goantine, fiiu a Terico; De Padule(Paule) Maria, fiia a Terico; De Padule(Paule) Terico, sposo a Greca Pasi (126) - Ego Iohanne Mellone, priore de Bonarcadu - coiuvedi (ho unito in matrimonio)Greca Pasi, ankilla de Scu. Iorgi de Calcaria (serva di San Giorgio di Calcaria -  * Calcargia.villaggio distrutto - Contrate Partis Milis), cun Terico de Paule, serbu de Sancta Maria de Norgillo (* Nurgillo...Norghiddo...odierno Norbello. Contrate Partis de Guilcier). Fecerunt II fiios: Goantine et Maria. Levedi Sancta Maria de Norgillo a Goantine( S.M di Norgillo ha preso Goantine), Sanctu Iorgi de Calcaria levedi a Maria (San Giorgio di Calcargia ha preso Maria).seguono i testes.;  De Paùle Comita de Samugheo (108), testimone in una partizione di servi. Nel Condaghe di San Nicola di Trullas, CSNT, XI°, XIII° secolo è citato: De Padules Yçoccor (54/55), teste in una vendita di servitù (del servizio) al cap. 54 e direttamente interessato a una vendita al cap. 55: comporaili (Ego Prior Arbertus de Sanctu Nichola de Trullas) ad Yçoccor de Padules .II. dies (due giorni - la settimana - di servizio)in Iusta Manca, fiia de Gosantine Manca, e deibili ( gli diedi in cambio) .II. sollos de labore (due soldi - aurei - di "grano"). Testes.Nel testo del Fara: Ioannis Francisci Farae - In Sardiniae Chorographiam - sono citati i diversi centri abitati, di cui si è su parlato e gli stagni: Pauli - ficus (così veniva chiamato lo stagno di Sassu, prosciugato durante le fasi di Bonifica della Piana di Terralba - vedi nel Web Arborea e l'Arboreino "La bonifica della Piana di Terralba" di A. Michele Angioni); Pauli Maioris vicino a quello di Santa Giusta. Nel contemporaneo citiamo Giulio Paulis, illustre studioso di glottologia e della Lingua Sarda, docente di glottologia e di linguistica sarda, nonché attuale (2009)preside della Facoltà di Lettere e Filosofia all'Università degli Studi di Cagliari (vedi nel Web: Giulio Paulis). Attualmente il cognome Paùlis è presente in 54 Comuni italiani, di cui 31 in Sardegna: Quartu S. E. 155, Sestu 45, Iglesias 36, Cagliari 29, etc. Il cognome De Pàulis, presente in 99 Comuni della Penisola, non presente in Sardegna, ha significato ed etimologia assolutamente diversi dal Paùlis sardo: De Pàulis deriva infatti dal nome Paulus.
PAULUCCI Abbastanza raro è presente a macchia di leopardo in centro Italia, nel beneventano e nel barese. (vedi Paolucci)
integrazioni e stemmi forniti da Fabio Paolucci
Cognome scarsamente diffuso sul territorio nazionale, presente in nuclei distinti e deboli a Roma, Terni, Antrodoco (Ri), Canosa di Puglia (Ba) e Morcone (Bn). Le origini di tali ceppi sono diverse e distinte fra loro, e vanno tutte ricondotte alla cognominizzazione in senso patronimico del nome di persona Pauluccio o Paoluccio (al plurale Paulucci, inteso come "discendenti di Paulus o di Paulicius"). Dallo studio meticoloso della documentazione archivistica, risulta evidente l'interscambiabilità in passato tra le due forme cognominali Paulucci e Paolucci: per citare un esempio, nei Libri Baptizatorum e dello Stato delle Anime di Colle Sannita e di Morcone il cognome di un'unica famiglia marchesale, originaria dell'Italia centrale e presente in entrambi i paesi sovraccitati, è registrato fino alla fine dell'Ottocento sia nella forma Paolucci che Paulucci (ma anche Paoluccio, Pauluccio, de'Paolucci, de'Paulucci). Ancora da citare come esempio del fenomeno di interscambiabilità sono i casi dei marchesi Paolucci delle Roncole o Paulucci delle Roncole, e dei Paolucci de'Calboli o Paulucci de'Calboli, legati da vincoli di sangue ai Paolucci di Colle e ai Paulucci di Morcone.
(vedi anche Paolucci)
PAURI
PAURO
Pauri ha un ceppo nell'anconetano, principalmente ad Ancona, ed uno a Roma, Pauro è tipico invece del padovano di San Giorgio delle Pertiche e di Campodarsego, potrebbero derivare da modificazioni dialettali del cognomen latino Paulus, la sostituzione della l con la r e viceversa non è rara soprattutto nei dialetti del centronord, a titolo di esempio pensiamo al vocabolo romano sordi al posto di soldi. Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo nelle Marche nella seconda metà del 1700 con un certo Pietro Pauri, nello stesso periodo a Falconara (AN) la famiglia Pauri occupa posizioni di rilievo ottenendo anche la carica di Priore, nel 1808 Antonio Pauri viene nominato tra i Savi di Falconara cui spetta assieme al podestà di governare il territorio.
PAUTASSI
PAUTASSO
Entrambi piemontesi, Pautassi, molto raro è del cuneese, Pautasso invece è specifico della zona di Carignano (TO), tracce di queste cognominizzazioni le troviamo nel 1700 a Cambiano (TO) dove in atti della chiesa parrocchiale dedicata ai Santi Vincenzo e Anastasio compare una famiglia Pautassi.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pautasso è cognome piemontese che viene dal nome Pautasso formato su 'pàuta' = fango. Top. Pautàssi (Tetti -), fr. Carignano, (TO).
PAVA Pava è un cognome meridionale che oggi sembrerebbe scomparso, le cui origini sembrerebbero essere state ungheresi o slave.
PAVAN
PAVANEL
PAVANELLI
PAVANELLO
PAVANETTO
Pavan è assolutamente panveneto, Pavanel è rarissimo e sembra originario della zona tra Treviso e Pordenone, Pavanelli è più tipico del ferrarese, mentre Pavanello è anch'esso tipico veneto, Pavanetto è tipicamente veneto, di Morgano, Roncade, Quinto di Treviso, Casale sul Sile e Preganziol nel trevisano, e di San Donà di Piave, Venezia, Iesolo, Scorzè, Ceggia e Quarto d'Altino nel veneziano, tutti questi cognomi dovrebbero derivare, direttamente o tramite varie forme ipocoristiche, dall'etnico della città di Padova per contrazione (Padovan-Pavan ecc.).
PAVANATI
PAVANATO
Pavanati è tipico dell'area del delta del Po, del rovigoto, di Porto Tolle, Taglio di Po e Ariano nel Polesine, di Codigoro e Ferrara nel ferrarese e di Pianoro nel bolognese, Pavanato è tipico di Cavarzere nel veneziano, ma è presente anche nel padovano e in tutto il basso Veneto, si dovrebbe trattare di forme patronimiche in -ati e -ato, relative a capostipiti figli di un Pavan o padovano (vedi PAVAN).
PAVAROTTI Pavarotti è caratteristico del modenese, di Modena e Carpi in particolare, potrebbe derivare dall'etnico di Pavarara nel parmense, ma, molto più probabilmente deriva da una forma ipocoristica del soprannome e poi cognome medioevale Pavarus di cui abbiamo un esempio in un Breve de sententia dell'anno 1150 a Milano: "Die martis qui est medio mensis ianuarii, in broileto consularie, iusta scalam solarii. Breve de sententia quam dedit Azo iudex qui dicitur Ciceranus consul Mediolanensis et cum eo Gilbertus qui dicitur Pavarus similiter consul de discordia que erat inter domnum Guifredum presbiterum ac prepositum ecclesie seu canonice Sancti Laurentii ex parte ipsius canonice et ex altera parte Petrum qui dicitur Pavarus...", pavarus dovrebbe essere una modificazione del termine bavarus (bavaro), i Bavari erano una potente tribù barbara di germani, stanziata originariamente in Boemia, i bavari poi occuparono i territori dell'odierna Baviera (che da loro prese il nome).
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Pavarotti è un cognome abbastanza diffuso a Modena e nel Modenese, rappresenta la cognominizzazione di un soprannome «paperotto» dal lat. 'papàrus' «oca giovane», ad indicare il modo di camminare di una persona.
PAVEGLIO Estremamente raro sembra essere originario della provincia di Pordenone, dovrebbe derivare da un soprannome legato al vocabolo medioevale paveglio con il significato di tenda o padiglione.
PAVESI
PAVIA
Pavesi è tipico della Lombardia sud occidentale, Pavia potrebbe presentare più ceppi, dei quali uno nel milanese e pavese ed uno in Piemonte, ma parrebbero esserci anche un ceppo nel trapanese ed uno nel reggino, dovrebbero derivare dal toponimo Pavia.
PAVESIO Pavesio è tipicamente piemontese, di Torino, Marentino, Chieri e MOncalieri nel torinese, di Asti e Villanova d'Asti nell'astigiano e di Alba nel cuneese, dovrebbe derivare dal nome e soprannome medioevale Pavesius, di cui abbiamo un esempio d'uso in una Carta donationis dell'anno 1184 a Morimondo nel pavese: "Anni Domini millesimo centesimo octuagesimo quarto, duodecimo die mensis aprilis, indictione secunda. Donationem fecit a presenti die et hora Petrus qui dicitur Pavesius, de loco Gudi, in domino Girardo, subpriore de Morimundo, ad partem ipsius monasterii, nominative de silva una castanea iacente in territorio Gudi, et dicitur in Spesuira; coheret ei: a mane Sancti Petri in Celo Aureo, a meridie de Clocariis, a sero de Burris, a monte suprascripti monasterii, et est pertice due, vel si plus inventa fuerit inintegrum permaneat donatione ...".
PAVIGLIANITI Tipico del reggino e molto raro, dovrebbe derivare dal nome del paese Pavigliana sempre nel reggino.
PAVIOTTI Paviotti è tipicamente friulano dell'udinese, di Trivignano Udinese in particolare, di Palmanova e di Pasian di Prato, dovrebbe trattarsi di una forma etnica indicante che i capostipiti fossero originari del paese di Pavia di Udine ad una quindicina di chilometri da Trivignano Udinese.
PAVONCELLI
PAVONCELLO
Pavoncelli, molto molto raro, sembra avere un ceppo a Gioia del Colle nel barese ed uno a Pescantina nel veronese, Pavoncello è assolutamente romano e sembra di origini ebraiche, tracce di questa cognominizzazione si hanno nel barese dal 1700.
PAVON
PAVONE
PAVONI
Pavon, molto raro, ha un piccolo ceppo a Venezia ed uno a San Giorgio di Nogaro (UD), Pavone, molto diffuso, ha ceppi importanti nella Sicilia sudorientale, nel barese e tarentino, nel teramano e pescarese, ed un ceppo forse non secondario nel napoletano, e nel Piemonte, Pavoni ha un nucleo importante  a Roma, uno nelle Marche, nel maceratese in particolare, nel torinese e nel genovese ed uno a Vobarno nel bresciano, dovrebbe derivare da un soprannome diventato poi nome nel tardo medioevo ricordiamo ad esempio Pavone Griffi a Giovinazzo (BA) nel XIV° secolo e a Bolzano nel 1400 troviamo un tal notaio Pavone, è pure possibile che qualche ceppo derivi da toponimi come Pavone Canavese (TO), Pavone del Mella (BS), Pavona (RM) o simili. Tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Genova nel 1600 con il tipografo ed editore Giuseppe Pavoni, sempre nel 1600, la famiglia Pavoni è annoverata tra i maggiorenti  di Alfianello (BS), i Pavoni appartengono alla nobiltà riminese.
PAXIA Paxia è tipicamente siciliano, dell'area tra palermitano ed agrigentino, dovrebbe trattarsi di una forma matronimica del nome femminile medioevale Paxia (versione antica del nome Pacifica), si trova traccia di questo nome a Savona in un atto della seconda metà del 1100: "...Et ei Paxia dedit ad viro m(e)o Ioh(ann)es ...".
PAZIENZA Pazienza, pur essendo abbastanza diffuso nel Lazio a Roma, Soriano nel Cimino nel viterbese ed a Guarcino e Veroli nel frusinate, ed a Napoli, è tipico della Puglia, a Bitonto in particolare, ma anche a Bari e Giovinazzo nel barese, ed a San Severo, San Giovanni Rotondo e Foggia nel foggiano.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
L'origine di questo cognome va ricercata nel nome medievale Pazienza, che, nell'onomastica religiosa, allude alla pazienza come virtù cristiana: Sant'Agostino, ad esempio, definisce la pazienza come quella virtù "per la quale con animo equo tolleriamo i mali, per non abbandonare con animo iniquo quei beni, per mezzo dei quali possiamo raggiungere beni migliori". In conclusione, dunque, si tratta della cognominizzazione dei nomi personali dei capostipiti.
PAZZAGLI
PAZZAGLIA
Pazzaglia è tipico dell'area che comprende il bolognese, la Romagna, le Marche, l'Umbria ed il romano, Pazzagli è tipicamente toscano con un ceppo anche nel riminese, si dovrebbe trattare di forme cumulative riferentesi probabilmente a rami cadetti della famiglia dei Pazzi, abbiamo tracce di queste cognominizzazioni  a Ruosina di Seravezza nel lucchese fin dal 1500, nel 1585 Sforza di Alessandro Pazzaglia, maestro costruttore viene incaricato dal Granduca di Toscana Francesco I° de' Medici di costruire un edificio da Fabbricare arme.
PAZZELLI Pazzelli è tipico del maceratese, di San Ginesio, Tolentino, Pieve Torina e Matelica, con un ceppo anche a Roma, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale marchigiano legato al termine pazzello, osso pazzello era chiamato anticamente il malleolo della caviglia, dal latino paxillus, in uno scritto marchigiano del 1596 si può leggere: "...Ancora ne oppone al nostro vestire con dir che mostremo l'osso pazzello esser cosa troppo desonesta...".
PAZZI Si individuano più ceppi, nel pavese, nel ferrarese, nel forlivese, nel fiorentino, ma il nucleo originario dovrebbe essere fiorentino. Nobile casata, annoverò fra i suoi componenti, molti personaggi importanti quali santi, feudatari, magistrati e notai, troviamo ad esempio in un atto del 1191 i Pazzi feudatari di Castiglione Fiorentino :"...Castillionem quem filii Octaviani Pazzi habent in feudum ab eo...", nel 1250 Fiesole è la roccaforte del feudo Dei Pazzi del Valdarno, e vi trovano ricovero i fuorusciti ghibellini di Firenze sotto il comando di Ranieri de' Pazzi. Il fatto che rese più famosa questa famiglia fu la famosissima congiura dei Pazzi a Firenze: il 26 Aprile 1478, nella cattedrale di Santa Maria del Fiore, durante la messa, giunti all'Offertorio, approfittando del fatto che tutti i fedeli si erano chinati in atto di devozione, Francesco de' Pazzi e Bernardo Bandini pugnalarono Giuliano de' Medici, i congiurati vennero comunque presi e passati per le armi e Lorenzo De Medici rimase l'unico padrone della città di Firenze. Nel 1566 nasce quella che diventerà Santa Maria Maddalena De' Pazzi
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