Conti e nobili di origine Longobarda, i Pennese ebbero l’antico ducato
di Chiusi e vastissimi domini in Toscana, in Romagna e nell’Umbria fin
dal VIII sec. e questa potenza comparve ancora nel 980 ai tempi del Conte
Kadolo, divisi in tre grandi famiglie dai tre maggiori feudi ad esse aspettanti,
vennero in seguito appellati unicamente Conti. Con amplissimo privilegio
a questi rilasciato da Lodovico VII il Bavare, nel 1338, confermavasi la
loro giurisdizione con nuove prerogative, e da esso risulta che i Conti
di questa casata possedevano allora oltre a 50 feudi e che erano i più
potenti baroni dell’Italia centrale. E questi feudi conservavano ancora
quasi tutti nel 1513, anno in cui Leone X con nuovo privilegio ne confermava
loro sovranità. Fu principale sede della famiglia Orvieto, in cui
tenevano sempre le prime cariche, mentre la casata aveva venduto la giurisdizione
al comune di Perugia fin dal 1682. Il Conte Antonio nella metà del
XV sec. fu generale assai valente dei Fiorentini e dei Veneziani, Ranuccio, suo figlio, condottiero generale
delle armi di Federico d’Aragona re di Napoli, il quale per le sue onorate
fazioni meritò di essere creato dal Re Duca di Gravina insieme ai
suoi discendenti; Marco – Antonio generale delle milizie pontificie, creato
da Innocenzo X marchese del Gorga. Questa famiglia fu iscritta al Patriziato
di Roma, Napoli, Perugia, Orvieto, Viterbo e Padova. L’Arma di questa famiglia è così blasonata.Troncato nel
I° d’azzurro alla colonna al naturale spezzata da un nembo di carnagione
soffiante sulla sinistra; nel II° d’oro caricata di due colombi affrontati
e sussurranti al naturale. Il cognome Pennese figura tra i nuovi
fondatori di Borbona - Rieti (inizio del 1300 come risulta dal manoscritto
del 1860 dell’arciprete Anzidei di Borbona - A.P.B (1)
ed è indicato e catalogato con la dicitura “forestieri”. Ciò
fa presumere che i Pennese fossero provenienti da territori lontani alla
zona cui apparteneva Borbona. Fatta eccezione di tale citazione, c’è
da notare che questo cognome non si trova indicato, almeno nei documenti
finora a me conosciuti, per un lungo periodo durato quasi 350 anni. È
lecito quindi chiedersi chi erano e da dove venivano i Pennese o Pennesi
(2), come spesso si trova
scritto. La prima analisi da fare per meglio capire la natura o provenienza
del cognome, è nel cercare di conoscere cosa volesse indicare la
dicitura Pennese. Indicava forse l’abitante della città di
Penne (PE) (3)?
E se così fosse, la vicinanza della città con la costa adriatica
può avere qualche legame con il termine con cui si identifica il
marinaio “pennese”, come indica la terminologia della marina militare (4)?
Il marinaio assume questo nome – qualifica in quanto il suo cognome ha
influenzato nel tempo quello specifico incarico o il pennese è l’abitante
di Penne che di padre in figlio tramanda il mestiere? È difficile
dare risposte certe a queste domande senza avere documenti di riferimento,
ma sicuramente ognuno di noi può farsi un’idea personale (così
come ho fatto io). Lasciandoci influenzare dal facile collegamento del
nome con la cittadina abruzzese, ogni dubbio sarebbe fugato, ma un semplice
documento ritrovato proprio in casa di un vallemarese ci spinge a porci
critici rispetto ad una scelta di questo tipo. Pur restando validi
gli interrogativi appena posti, una risposta probabilmente più corretta
e più vicina alla possibile realtà, la troviamo nel documento
sopra citato di proprietà di Valentino Pennese in cui si raffigura
lo stemma della famiglia Pennese. La grafica dello stemma, ottenuta
dalla consultazione dei registri Vaticani da parte di Ferdinando Pennese
(1886 – 1951 Carabiniere), riporta un breve scritto in cui si indica con
precisione: “Questo casato è anticamente originario di Cittaducale
dove un Giovanni fu Podestà nel 1377 e suo figlio Placido fu Notaio
in Aquila nel 1421 e detta carica fu tenuta da suo figlio Andrea e poi
dal nipote Carlo fino al 1499. Ettore fu luogotenente dell’esercito di
Giovanni dei Medici oltre il 1521 e prese parte valorosa in molti combattimenti
di quell’epoca. Ippolito diacono alla corte di Re Carlo III di Napoli nel
1745. Si hanno dopo due anni nei territori di Aquila, Sulmona e Pescara.
Notasi discendenza in Borbona dove ebbe terre. -B. Vaticana Leigoria Vol
XXX Roma 1910 -” Confrontando le date e le affermazioni fatte su questa pergamena, con
quanto anche se brevemente accennato nel documento dell’arciprete De Amicis,
il quadro della situazione inizia ad essere più nitido e credibile.
Ma è ancora presto per poter effettuare qualsiasi ipotesi.
I Pennese sono presenti, in ogni caso, nel paese di Vallemare a partire
dalla seconda metà del 1600. Si può affermare che a dare
origine a questa discendenza furono due probabili fratelli: PietroPaolo
e Carlo di cui non possiamo ancora dimostrare la provenienza. Sicuramente
nessun titolo nobiliare arricchiva il loro onore. Alcuni membri di questa
genealogia, hanno dato origine a nuove colonie stabilendosi a Viesci di
Leonessa e Piè del Poggio (5).
Senza avanzare pretese di nobiltà, mi fa piacere pensare che la
mia famiglia possa aver avuto una sua discendenza nobiliare e un suo stemma
che ritengo più vicino e veritiero identificarlo con quello ereditato
da Ferdinando Pennese. Da queste ricerche è ancora difficile
trovare (almeno per me in questo momento) un legame di discendenza genealogica
tra la famiglia Pennese di Vallemare, con altre famiglie italiane o nuclei
sviluppatisi all’estero.
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1 Archivio
Parrocchiale di Borbona
2 L’indicazione
del cognome Pennesi è certamente un errore dovuto alla mala interpretazione
al momento delle registrazioni degli atti sia civili che religiosi dato
che nei documenti esaminati risulta alle volte che la stessa persone nel
tempo sia identificata in entrambi i modi (Pennese – Pennesi).
3 questa
nota, cui non riesco ad indicarne la provenienza perché fotocopia
consegnatami da amici ci parla di un’altra Penna o Penne. PENNA: Nessun
geografo o storico lasciò un documento scritto per i posteri su
questo antico ed ampio paese, che, se anche ebbe estensione al pari di
una città, poi cadde in oblio e non essendo noto per particolari
avvenimenti se ne perse la memoria, pur se diede motivo di ricerca. Noi
però dimostreremo con validi argomenti che anticamente non si chiamava
Angizia ma Penna, diversa da quell’altra Penna situata nella terra dei
Vestini presso il mare Adriatico, nota per l’abbondanza di ulivi e ricchi
pascoli; città di cui Silio Italico (Pun.vm, 517) dice: ..qui, Fiscelle,
tuas arces, Pinnamque virentem (la quale gioventù Vestina, o Fiscelle,
falcia le erbe nelle tue rocche e nella verdeggiante Penna). Le due Penna
differiscono per la località e per il nome; infatti esiste la Penna
del nostro territorio marso, e quella, come riferiscono Silio Italico,
Plinio (III, 12) e Tolomeo (III, tab.6), situata nei Vestini detta dei
Pinnensi Angolani. Anche il Martirologio romano alla data del 30 marzo
menziona la città pinnense. Secondo noi, il bibliotecario Anastasio,
quando scrive che il conte Trasmondo assoggettò i Marsi Pinnensi,
intende riferirsi alla nostra Penna. Allo stesso Trasmondo si sottomisero
i Marsicani Furocensi (o, piuttosto, Fucensi), i Valvensi e i Pennensi.
Certamente scrivendo Furocensi, i quali non si trovano nella nostra regione,
Anastasio indicava i Fucensi; infatti così vengono citati nelle
Bolle relative a concessioni di benefici e negli atti pubblici dei comuni,
e oggi il loro paese viene chiamato volgarmente La Penna. Nei tempi passati
nel lago Fucino venne pescato un piccolo scudo di bronzo con il quale venivano
segnati i documenti pubblici. Lo scudo portava scolpita nel mezzo una penna
simile a quella usata per scrivere e intorno, a forma di circolo, la scritta
“Universitas. Penne”. Questa scritta compare nei vari Diplomi reali, tra
cui quello della duchessa Maria di Calabria nel
documento che aggiunse Penna al
territorio di Avezzano, e quello promulgato dalla figlia Giovanna in occasione
della rinuncia alla esazione delle collette, oppure l'altro documento in
cui la regina Margherita madre di Ladislao d’Angiò, con sentenza
regia, compose le liti insorte tra Avezzanesi e Lucensi in merito alla
assegnazione dei pascoli e per altre vertenze.
4 Pennese:
marinaio dipendente da un sottufficiale capo-carico, custode del materiale
contenuto in una determinata “cala”.
5 Carmine
di Filippo (Vallemare 1824 Viesci di Leonessa 1894 ) Archivio di Stato
di Rieti
Tutti i dati relativi alla ricerca
della discendenza della mia famiglia e del mio cognome sono stati tratti
dai documenti originali degli archivi della Parrocchia di Borbona e dall’Archivio
di Stato di Rieti oltre a rari documenti appartenenti alla nostra famiglia.
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