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Fonti a cura di Luciano Troise
Probabilmente derivanti dai Troyes francesi, originari di Orlean dove si trovano le prime notizie o da Troyse dove è comune il cognome. In Italia è annoverata tra le famiglie Napoletane. Un ceppo emigrò a Firenze in epoca remota. Per certo sappiamo che più tardi una famiglia con questo nome fiorì per lungo tempo a Bologna ove nel 1279 figura tra quelle di parte Lambertazzi (famiglia il cui nome designò la parte Ghibellina della città). Resta infatti memoria di un Nicola, anziano pel quartiere di Porta Ravennate nel 1361, e di sua sorella Aichina, moglie di Aimerico da S. Alberto; di Giovan Battista e di Giovanni Maria, lettori dello Studio (università), il primo nel 1490, e il secondo nel 1515; ed infine alcuni notai e privati cittadini dei secoli XV° e XVI°. Secondo gli storici Orsino Troise, valoroso condottiero, fu chiamato a Ferrara dal Marchese Alberto d’Este nel 1390, ed ivi si recò pure dopo aver militato per vari potentati d’Italia suo figlio Giacomo, che il 6-sett.-1437 venne nominato dal Marchese Niccolò III°, Capitano generale in Romagna. Ai loro discendenti i principi Estensi elargirono generosamente cariche, onori e privilegi. Leonardo di Antonio, Comandante di cavalli al servizio della Francia indi della Repubblica di Venezia, fu creato Cavaliere dell’Ordine di S. Michele; Carlo Antonio e Giacomo Francesco, dottori, appartennero alla magistratura dei Savi. Un ramo trasferitosi a Padova fu tra le famiglie più considerevoli del loco, occupando cariche eminenti fin dal XIV° secolo, Ottonello, uno degli uomini più sapienti e di maggior gravità di Padova, fu eletto anziano del comune allorché morì Francesco I° vecchio da Carrara e la città si resse a popolo. Giovanni Alberto, armato cavaliere dal sig. Di Carrara, seguì il vessillo di questo; e nel 1405 dopo la memorabile battaglia di Castel Carra, in cui fece prodigi di valore, sopraffatti i Padovani dell’esercito Veneto, in tal disfatta provò la morte dei prodi; Ludovico, nipote del precedente, fu medico assai famoso e professore di filosofia e di medicina nella patria università, fu medico del Duca di Urbino Francesco Maria della Rovere, ed alla sua morte, avvenuta nel 1557, lasciò stampate opere pregevoli di medicina e di archeologia; un altro Ottonello, cavaliere aurato e conte palatino, giureconsulto peritissimo, fu professore di Diritto Canonico e stette per qualche tempo alla corte del Duca di Urbino. 1591 Francesco Governatore di città di Campagna; 1622 Antonio figura in un documento della città di Giffone; 1698 Carlo tipografo di Napoli; 1798 Domenico possidente di Solofra; 1798 Saverio Signore amministratore di Napoli; 1755 Biagio, magistrato, risulta tra i dotti chiamati ad insegnare all’accademia di Napoli da Ferdinando 1v° di Borbone; 1799 circa, il prelato Troise, risulta tra i condannati a morte dal tribunale della Giunta di Stato, perché simpatizzante per la Repubblica; 1815 il magistrato Troyse fu nominato Ministro del regno di Napoli, dal re Ferdinando; 1820 il Magistrato Troyse fu richiamato come Ministro della Giustizia che : “sebbene grave di età e per lunga pezza impiegato sotto monarchia dispotica, ricalcò le tracce libere del predecessore ( il Conte Ricciardi) , e le avanzo. Cosi’ mostrando che nei primi anni avea seguito, dolente, gli errori di assoluto governo” (Pietro Colletta “Storia del reame di Napoli”). Il ministro Troyse si affaticò per conciliare le passate istituzioni amministrative con quelle del nuovo statuto, trovo l’opposizione del Conte Zurlo, “uso ai rigiri della Curia”. Probabilmente derivanti da Troise i cognomi Troisi e Troisio molto diffusi nella Campania e soprattutto nell’Avellinese, a Solofra e Giffoni. Nel 1528 a Solofra, i Troisi risultano, insieme alle famiglie Pandolfello, i Guarino, i Capoprisi, i Garzillo ecc. tra le famiglie dell’ università (città) che esercitavano la professione forense e notarile che si opposero alla signoria degli Zurlo. Nello “stato delle anime” del 1597 viene citata Casa Troisi (casa intesa come famiglia allargata) che nel 1629 è presente nei “Casali Borrelli sottani” in C/da S. Michele Arcangelo con 34 fuochi (nuclei familiari), scesi a 22 nel 1679 (forse a causa della peste), a 16 nel 1731 in C/da piedi S. Angelo ( già S. Michele A.) . Nel 1790 i fuochi sono diventati 5 nella suddetta contrada più 5 trasferitisi nei Casali Balsamo: Lapidi nella Cattedrale di Solofra: P.M. Nicolao Maria Troisio Segretario Universi Ordine 1/11/1746 - Carmine Troisi n. 1866 m. 1948 - Carmelo Troisi 1912. A Giffone c’è la cappella dei Troisio ed una zona detta dei Troisi. Un Arnaldo di Troiano (de Troyes) utilitarista di Boiano (Molise) nipote del pontefice francese regnante Giovanni XXII° (1316). Anteriormente al 1345 risulta feudatario di Caccavone (nel Molise, ora Poggio Sannita) un Tommaso di Trogisio (Thomas de Troyes), marito di Francesca da Celano a lui sopravvissuta. S. Ammirato cita un Federico Trogisio marito di Margherita di Sangro. Federico di Trogisio, con 4 scudieri, risulta tra i baroni chiamati in regio servizio nel 1340 ed un Federico Torgisio è elencato tra i baroni di Abruzzo nel 1320. Tommaso di Trogisio fù tra i baroni che accompagnarono “Carlo illustre duca di Calabria”. Francesco Trogisio è citato tra i giustizieri degli Abruzzi. Il conte B. Candida Gonzaga cita i Troisio tra le famiglie che hanno goduto nobiltà in Cava dei Tirreni e i Trogisio tra i nobili di Francia. I “ Troisi o Torgisio” risultano imparentati con : gli Acquaviva, con gli Stendardo e Boffa, con gli Alitto e i Di Sangro. I Trojano hanno goduto nobiltà in Matera e Pozzuoli, essi risultano imparentati con i De gennaro ed i Bonazzi. Ad Eboli, “nel conto delle anime”, risulta presente una Casa (nel senso di insieme di fuochi, quasi clan) Troiano.
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