In questo articolo raccolgo varie notizie già note (più alcune
di prima mano) e fornisco alcune informazioni bibliografiche intorno al
cognome Troisi/Troisio:
Conclusioni cui sono giunto esaminando varie fonti:
- il cognome ha origine normanna; probabilmente si ricollega, più
o meno indirettamente, al guerriero normanno Troisio
(Turgisius) de
Rota (1060),
- alcuni volumi e atti notarili (di recente pubblicati a Solofra e
Avellino) ci forniscono molte importanti notizie scritte sulla famiglia
Troisi/de Troisio dal 1300,
- l'ultimo nucleo di famiglie con cognome Troisio è attualmente
concentrato nei due comuni di Taurisano e Ugento, dove troviamo notizie
scritte sulla loro presenza fin dal 1600,
- esiste un probabile nesso tra i Troisio commercianti campani e i
Troisio salentini.
Il cognome Troisio è rarissimo: sopravvive soltanto in due comuni
del leccese: Taurisano e Ugento. Fuori della Puglia le famiglie con questo
cognome stanno tutte in una mano. A Nord di Roma forse c'è solo
la mia, a Padova, dopo che mio cugino Stefano, che ha insegnato per anni
a Mestre, ha ottenuto l'avvicinamento a casa. C'è a Roma lo scrittore
Antonio Troisio, esiste un professore universitario di Diritto Camillo
Troisio, mi dicono che a Reggio Emilia ci sia un primario nostro omonimo.
Ce ne sono alcuni all'estero: una storia di emigranti (in un certo senso
anch'io mi considero tale). Consultando Internet ne troveremo in vari luoghi,
troveremo dei Troisio a Losanna, anche in America ce ne sono alcuni, tra
questi un signore statunitense che ritengo sia una celebrità nel
suo campo, e che si chiama Robert F. Troisio.
Invece i cognomi Troisi e Troise, che hanno la medesima origine, sono
assai diffusi in quasi tutte le regioni italiane.
Qualche nota sul cognome Troisio da aggiungere a quelle che in definitiva
sostengono l'origine normanno-campana del cognome, e che pare la più
credibile: una storia antica se dobbiamo dar credito alla certa origine
normanna del primo Troisio.
Infatti il primo Troisio che appare sulla scena italiana è Troisio
de Rota, e dobbiamo in ogni caso tenerne conto.
Se volessimo informare a sufficienza su Troisio de Rota non basterebbe
un intero volume. E infatti ne esistono parecchi, o almeno in parecchi
libri e in molti siti di storia locale, interi capitoli sono dedicati alle
gesta (anche piuttosto spregiudicate) del Nostro.
Quindi corre l'obbligo di spendere qualche riga su Troisio de Rota.
Egli fu per antonomasia così chiamato dai contemporanei per aver
conquistato nel 1061 la grandiosa mole del castello di Rota (Salerno),
località che nel 1081 cambiò il nome in San Severino, e ora
si chiama Mercato San Severino).
Troisio si presenta alla storia in veste di avventuriero. Originario
della Normandia (ortus ex provincia Brittania), assieme al fratello Angerio
venne in Italia al seguito dei normanni Altavilla. Per le sue ottime qualità
si guadagnò l'animo di Roberto il Guiscardo (il quale a nessun altro
dei capi normanni assegnò mai dominio sì importante come
quello della contea di Rota). Ma avendo conquistato molte terre a danno
dei signori longobardi, e compiuto gravi spoliazioni della "mensa" episcopale
e di alcune chiese diocesane, venne scomunicato da papa Alessandro II nel
1067. Pochi mesi dopo Troisio, per istinto religioso (o per calcolo) si
gettò pentito ai piedi del pontefice. Morì nel 1081. Nell'aprile
del 1105 il figlio primogenito Ruggero (filius quondam Turgisii normanni)
donò l'abbazia di Cava (da cui un suo figlio aveva preso il nome
di Troisio de Cava) e fece altre donazioni ai monasteri. I suggestivi documenti
sono ancor oggi conservati.
[Per inciso: tuttora, in lingua francese, quando si enumerano vari
punti, si usa dire: I) primo, II) deuxio (o deusio), III) troisio. Che
quindi avrebbe il significato del numero ordinale "terzo". Forse usato
anticamente anche nel senso di "Terzo figlio"? Questa potrebbe essere un'eventuale
ulteriore interpretazione, se fosse dimostrabile che l'uso è antico,
accanto al significato più plausibile di Fedele, Leale, Vassallo,
della radice germanica.
Gregorio Portanova, nel suo volume degli Acta Cavensia (Badia di Cava,
1977) a pag. 37 elenca i 5 figli di Troisio De Rota:
"Figli di Troisio furono Ruggero primogenito, Silvano, Troisio il Giovane,
Roberto e Deletta." Come si nota il terzo figlio si chiama Troisio.]
Origine del cognome Troisio:
il cognome veniva scritto in vari modi, come tutti i cognomi prima
del Settecento.
All'inizio (XII sec.): Troisio, latinizzato in Turgisius o Trogisius.
Nel 1300 le forme più frequenti erano: De Troisio, Troisi. In seguito
anche Troise. Una ricerca su Troisio deve tenere conto di tutte le principali
redazioni. Dal che si deduce che le persone con queste varianti del cognome
appartenevano a uno stesso ceppo originario certamente francese/normanno.
All'inizio non c'è affatto distinzione di varianti nello scrivere
il cognome, sia per la fluidità, cui si aggiungono, statisticamente
costanti, normali storpiature ed errori che troviamo in quasi tutti i documenti
antichi, compresi i registri battesimali. Ad es.: nello stesso documento
il cognome di una stessa persona citata più volte, è scritto,
anche da notai, che si suppone siano persone istruite, in modi diversi.
Troisi è il più diffuso, sia perché spesso viene
considerato un plurale, o anche un genitivo (con molta probabilità
la forma originaria Troisio ha perso la "o" finale e si è pressoché
estinta nel 1700 proprio per questo motivo; si è conservata solo
in una piccola area conservativa pugliese, sufficientemente lontana dalla
costa).
Fortunatamente conosciamo molti atti notarili riguardanti persone con
questo cognome. Basta avere la pazienza di cercarli e di leggerli. Anche
molti notai e giudici si chiamavano Troisio. Una fonte ricchissima di informazioni
di grande interesse storico-economico è rappresentata dal volume
della studiosa Mimma De Maio, che ha curato la pubblicazione di molti antichi
rogiti notarili (i quali citano centinaia di persone dal cognome De Troisio,
Troisio, Troisi, Troise) e steso una storia assai importante del comune
di Solofra (Avellino), da secoli sede di artigiani dei pellami (che furono
attivi in varie città tra cui Vicenza) e attualmente uno dei principali
e più ricchi centri di conceria. Sarà forse questa opulenza
di iniziativa che ha spinto l'attenta studiosa a risalire la storia antichissima
del suo paese.
La presenza documentata scritta di famiglie Troisio in questa vasta
area campana risale al 1300. La De Maio è piuttosto rigorosa: nel
lunghissimo elenco di molte decine di famiglie solofrane, solo per 4 afferma
la "chiara origine normanna". Una di queste quattro è la De Troisio/Troisi.
A pag. 185 leggiamo:
"Altro casato ampio era quello dei Troisi (de Troisio), di chiara origine
normanna già all'inizio del XIV secolo tra i nuclei "civili". Dei
rami risiedevano alle Casate, in tutta l'area di S.Agata, avevano beni
alle Fontane sottane e a le Celentane. Un ramo era insediato in una delle
corti di S. Angelo e aveva in enfiteusi le terre della chiesa, attraverso
cui passava la strada vicinale (poi "pie' s.Angelo") che portava al fiume
con la servitù del passaggio e l'onere del suo rifacimento quando
il fiume la distruggeva, elemento che dà un aspetto di vetustà
a tutto il casato. Esso aveva un posto preminente nell'economia locale
con una conceria al Fiume e con la lavorazione delle scarpe. Il commercio
vedeva i Troisi presenti in varie societas e come finanziatori, né
erano assenti nella vita comunitaria, nel governo della Universitas e nel
clero".
Perché mi soffermo a parlare di Solofra (e comuni limitrofi)?
Perché è certo che i solofrani ebbero molti rapporti con
la Puglia e si stabilirono in diversi centri di questa regione. C'erano
importanti insediamenti commerciali sicuramente in tutta la costa adriatica,
a Trani e Barletta, a Muro. Ma gli Orsini, feudatari di Solofra, avevano
anche il feudo di Gravina. Niente di più probabile che l'espansione
nelle Puglie dei Troisio-Troisi per motivi commerciali, sia opera di qualche
famiglia solofrana, o comunque campana.
Notizie sui Troisio di Taurisano.
Il cognome Troisio è uno dei più antichi e diffusi di
Taurisano, in provincia di Lecce. Già nella seconda metà
del seicento si registrano abitanti con questo cognome. Nel registro dei
battezzati c'è Troisio Giovanna, nata nel 1674 da Ottavio e Occhiazzo
Rosa; Troisio Leonarda, madre di Vincenti Giovanna nata nel 1672, e moglie
di Vincenti Giacomo; Troisio Maria, madre di Panico Benedetta, nata nel
1674, e moglie di Panico Antonio. Così per il resto del secolo.
Agli inizi del 700 e per i primi tre decenni, il cognome subisce per evidente
errore di trascrizione l'alterazione prima in Truisi (1703), poi in Truisio
(1726) e poi ancora in Troisi. A partire dal 1733, con Troisio Mauro, il
cognome riprende la sua normale terminazione che tuttora conserva. Oggi
a Taurisano ci sono 70 famiglie con questo cognome, per un totale di 200
persone.
In provincia di Lecce, a Galatina nel 1982 è stato pubblicato
un Dizionario storico dei cognomi salentini. L'autore Gerhard Rohlfs, fa
derivare Troisio dal Latino "troinsis", con significato di "originario
di Troia", mentre Paolo Stomeo (Cognomi greci e civiltà bizantina
nel Salento, Galatina 1985) lo fa derivare dal greco "troizis".
Queste ipotesi potrebbero avere una certa credibilità se il
cognome fosse stato ab antiquo locale pugliese; invece è dimostrato
da abbondante documentazione scritta, che fin dall'XI secolo esso era diffuso
in aree esterne, come la Campania, mentre, almeno fino ad oggi, le notizie
sui Troisi/Troisio pugliesi sono posteriori. Quindi con buone probabilità
la linea di diffusione del cognome parte dalla Campania e più tardi
si diffonde in Puglia.
Va detto che chi sostiene le posizioni dell'origine salentina del cognome
Troisi/Troisio, non solo non porta alcuna prova documentaria a favore,
ma dimostra di non avere la minima conoscenza o informazione sul versante
normanno (nonostante già il vassallo Troisio, nel 1060, avesse ottenuto
da Roberto il Guiscardo Dux Apuliae, il "Comitatum Sanseverinensem de Rota").
Quel "Dux Apuliae" avrebbe dovuto almeno far sorgere un minimo sospetto
sulle probabili relazioni tra persone, sia longobarde che normanne, in
quelle regioni).
Moltissime sono le notizie storiche sull'argomento reperibili su internet;
si vedano anche gli interessanti approfondimenti su Troisio/Troise, nel
sito www.cognomitaliani.org, a cura di Luciano Troise.
Queste sono soltanto modeste note cucite alla buona, ma qualche mio
parente o omonimo di giovane generazione (magari in America o "alla Svizzera"),
qualche studente universitario lontano cugino, potrebbe partire da qui
e, leggendo per intero almeno i volumi citati, approfondire la conoscenza,
la storia così antica del nostro cognome.
Ringrazio per la preziosa collaborazione Mimma De Maio e Luigi Montonato.
Dedico queste righe a mio padre Giuseppe Troisio, figlio di Luciano
e di Donata Pennetta, nato a Taurisano il 18 dicembre 1898, nel 110°
anniversario della nascita.
Luciano Troisio
Fonti bibliografiche:
- Jacobus Wilhelmus Imhoff,
Genealogiae viginti illustrium in Italia familiarum, Amstedolami,
ex officina fratrum Chatelain, 1710, pp. 342.
- Gregorio Portanova o.s.b.,
I Sanseverino e l'Abbazia Cavense (1061-1324), Badia di Cava, 1977.
- Mimma De Maio, Alle radici
di Solofra, presentazione di Francesco Barra, Avellino, Grafiche Way, 1997,
pp.144.
- Mimma De Maio, Solofra nel
mezzogiorno angioino-aragonese, Presentazione di Francesco Barra, Solofra,
Il Campanile, 2000, pp. 412.
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