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Fonti a cura di Luciano Troisio - Taurisano-Padova, dicembre 2008
In questo articolo raccolgo varie notizie già note (più alcune di prima mano) e fornisco alcune informazioni bibliografiche intorno al cognome Troisi/Troisio:
Conclusioni cui sono giunto esaminando varie fonti:
- il cognome ha origine normanna; probabilmente si ricollega, più o meno indirettamente, al guerriero normanno Troisio (Turgisius) de Rota (1060),
- alcuni volumi e atti notarili (di recente pubblicati a Solofra e Avellino) ci forniscono molte importanti notizie scritte sulla famiglia Troisi/de Troisio dal 1300,
- l'ultimo nucleo di famiglie con cognome Troisio è attualmente concentrato nei due comuni di Taurisano e Ugento, dove troviamo notizie scritte sulla loro presenza fin dal 1600,
- esiste un probabile nesso tra i Troisio commercianti campani e i Troisio salentini.
Il cognome Troisio è rarissimo: sopravvive soltanto in due comuni del leccese: Taurisano e Ugento. Fuori della Puglia le famiglie con questo cognome stanno tutte in una mano. A Nord di Roma forse c'è solo la mia, a Padova, dopo che mio cugino Stefano, che ha insegnato per anni a Mestre, ha ottenuto l'avvicinamento a casa. C'è a Roma lo scrittore Antonio Troisio, esiste un professore universitario di Diritto Camillo Troisio, mi dicono che a Reggio Emilia ci sia un primario nostro omonimo. Ce ne sono alcuni all'estero: una storia di emigranti (in un certo senso anch'io mi considero tale). Consultando Internet ne troveremo in vari luoghi, troveremo dei Troisio a Losanna, anche in America ce ne sono alcuni, tra questi un signore statunitense che ritengo sia una celebrità nel suo campo, e che si chiama Robert F. Troisio.
Invece i cognomi Troisi e Troise, che hanno la medesima origine, sono assai diffusi in quasi tutte le regioni italiane.
Qualche nota sul cognome Troisio da aggiungere a quelle che in definitiva sostengono l'origine normanno-campana del cognome, e che pare la più credibile: una storia antica se dobbiamo dar credito alla certa origine normanna del primo Troisio.
Infatti il primo Troisio che appare sulla scena italiana è Troisio de Rota, e dobbiamo in ogni caso tenerne conto.
Se volessimo informare a sufficienza su Troisio de Rota non basterebbe un intero volume. E infatti ne esistono parecchi, o almeno in parecchi libri e in molti siti di storia locale, interi capitoli sono dedicati alle gesta (anche piuttosto spregiudicate) del Nostro.
Quindi corre l'obbligo di spendere qualche riga su Troisio de Rota. Egli fu per antonomasia così chiamato dai contemporanei per aver conquistato nel 1061 la grandiosa mole del castello di Rota (Salerno), località che nel 1081 cambiò il nome in San Severino, e ora si chiama Mercato San Severino).
Troisio si presenta alla storia in veste di avventuriero. Originario della Normandia (ortus ex provincia Brittania), assieme al fratello Angerio venne in Italia al seguito dei normanni Altavilla. Per le sue ottime qualità si guadagnò l'animo di Roberto il Guiscardo (il quale a nessun altro dei capi normanni assegnò mai dominio sì importante come quello della contea di Rota). Ma avendo conquistato molte terre a danno dei signori longobardi, e compiuto gravi spoliazioni della "mensa" episcopale e di alcune chiese diocesane, venne scomunicato da papa Alessandro II nel 1067. Pochi mesi dopo Troisio, per istinto religioso (o per calcolo) si gettò pentito ai piedi del pontefice. Morì nel 1081. Nell'aprile del 1105 il figlio primogenito Ruggero (filius quondam Turgisii normanni) donò l'abbazia di Cava (da cui un suo figlio aveva preso il nome di Troisio de Cava) e fece altre donazioni ai monasteri. I suggestivi documenti sono ancor oggi conservati.
[Per inciso: tuttora, in lingua francese, quando si enumerano vari punti, si usa dire: I) primo, II) deuxio (o deusio), III) troisio. Che  quindi avrebbe il significato del numero ordinale "terzo". Forse usato anticamente anche nel senso di "Terzo figlio"? Questa potrebbe essere un'eventuale ulteriore interpretazione, se fosse dimostrabile che l'uso è antico, accanto al significato più plausibile di Fedele, Leale, Vassallo, della radice germanica.
Gregorio Portanova, nel suo volume degli Acta Cavensia (Badia di Cava, 1977) a pag. 37 elenca i 5 figli di Troisio De Rota:
"Figli di Troisio furono Ruggero primogenito, Silvano, Troisio il Giovane, Roberto e Deletta." Come si nota il terzo figlio si chiama Troisio.]
Origine del cognome Troisio:
il cognome veniva scritto in vari modi, come tutti i cognomi prima del Settecento.
All'inizio (XII sec.): Troisio, latinizzato in Turgisius o Trogisius. Nel 1300 le forme più frequenti erano: De Troisio, Troisi. In seguito anche Troise. Una ricerca su Troisio deve tenere conto di tutte le principali redazioni. Dal che si deduce che le persone con queste varianti del cognome appartenevano a uno stesso ceppo originario certamente francese/normanno.
All'inizio non c'è affatto distinzione di varianti nello scrivere il cognome, sia per la fluidità, cui si aggiungono, statisticamente costanti, normali storpiature ed errori che troviamo in quasi tutti i documenti antichi, compresi i registri battesimali. Ad es.: nello stesso documento il cognome di una stessa persona citata più volte, è scritto, anche da notai, che si suppone siano persone istruite, in modi diversi.
Troisi è il più diffuso, sia perché spesso viene considerato un plurale, o anche un genitivo (con molta probabilità la forma originaria Troisio ha perso la "o" finale e si è pressoché estinta nel 1700 proprio per questo motivo; si è conservata solo in una piccola area conservativa pugliese, sufficientemente lontana dalla costa).
Fortunatamente conosciamo molti atti notarili riguardanti persone con questo cognome. Basta avere la pazienza di cercarli e di leggerli. Anche molti notai e giudici si chiamavano Troisio. Una fonte ricchissima di informazioni di grande interesse storico-economico è rappresentata dal volume della studiosa Mimma De Maio, che ha curato la pubblicazione di molti antichi rogiti notarili (i quali citano centinaia di persone dal cognome De Troisio, Troisio, Troisi, Troise) e steso una storia assai importante del comune di Solofra (Avellino), da secoli sede di artigiani dei pellami (che furono attivi in varie città tra cui Vicenza) e attualmente uno dei principali e più ricchi centri di conceria. Sarà forse questa opulenza di iniziativa che ha spinto l'attenta studiosa a risalire la storia antichissima del suo paese.
La presenza documentata scritta di famiglie Troisio in questa vasta area campana risale al 1300. La De Maio è piuttosto rigorosa: nel lunghissimo elenco di molte decine di famiglie solofrane, solo per 4 afferma la "chiara origine normanna". Una di queste quattro è la De Troisio/Troisi.
A pag. 185 leggiamo:
"Altro casato ampio era quello dei Troisi (de Troisio), di chiara origine normanna già all'inizio del XIV secolo tra i nuclei "civili". Dei rami risiedevano alle Casate, in tutta l'area di S.Agata, avevano beni alle Fontane sottane e a le Celentane. Un ramo era insediato in una delle corti di S. Angelo e aveva in enfiteusi le terre della chiesa, attraverso cui passava la strada vicinale (poi "pie' s.Angelo") che portava al fiume con la servitù del passaggio e l'onere del suo rifacimento quando il fiume la distruggeva, elemento che dà un aspetto di vetustà a tutto il casato. Esso aveva un posto preminente nell'economia locale con una conceria al Fiume e con la lavorazione delle scarpe. Il commercio vedeva i Troisi presenti in varie societas e come finanziatori, né erano assenti nella vita comunitaria, nel governo della Universitas e nel clero".
Perché mi soffermo a parlare di Solofra (e comuni limitrofi)? Perché è certo che i solofrani ebbero molti rapporti con la Puglia e si stabilirono in diversi centri di questa regione. C'erano importanti insediamenti commerciali sicuramente in tutta la costa adriatica, a Trani e Barletta, a Muro. Ma gli Orsini, feudatari di Solofra, avevano anche il feudo di Gravina. Niente di più probabile che l'espansione nelle Puglie dei Troisio-Troisi per motivi commerciali, sia opera di qualche famiglia solofrana, o comunque campana.
Notizie sui Troisio di Taurisano.
Il cognome Troisio è uno dei più antichi e diffusi di Taurisano, in provincia di Lecce. Già nella seconda metà del seicento si registrano abitanti con questo cognome. Nel registro dei battezzati c'è Troisio Giovanna, nata nel 1674 da Ottavio e Occhiazzo Rosa; Troisio Leonarda, madre di Vincenti Giovanna nata nel 1672, e moglie di Vincenti Giacomo; Troisio Maria, madre di Panico Benedetta, nata nel 1674, e moglie di Panico Antonio. Così per il resto del secolo. Agli inizi del 700 e per i primi tre decenni, il cognome subisce per evidente errore di trascrizione l'alterazione prima in Truisi (1703), poi in Truisio (1726) e poi ancora in Troisi. A partire dal 1733, con Troisio Mauro, il cognome riprende la sua normale terminazione che tuttora conserva. Oggi a Taurisano ci sono 70 famiglie con questo cognome, per un totale di 200 persone.
In provincia di Lecce, a Galatina nel 1982 è stato pubblicato un Dizionario storico dei cognomi salentini. L'autore Gerhard Rohlfs, fa derivare Troisio dal Latino "troinsis", con significato di "originario di Troia", mentre Paolo Stomeo (Cognomi greci e civiltà bizantina nel Salento, Galatina 1985) lo fa derivare dal greco "troizis".
Queste ipotesi potrebbero avere una certa credibilità se il cognome fosse stato ab antiquo locale pugliese; invece è dimostrato da abbondante documentazione scritta, che fin dall'XI secolo esso era diffuso in aree esterne, come la Campania, mentre, almeno fino ad oggi, le notizie sui Troisi/Troisio pugliesi sono posteriori. Quindi con buone probabilità la linea di diffusione del cognome parte dalla Campania e più tardi si diffonde in Puglia.
Va detto che chi sostiene le posizioni dell'origine salentina del cognome Troisi/Troisio, non solo non porta alcuna prova documentaria a favore, ma dimostra di non avere la minima conoscenza o informazione sul versante normanno (nonostante già il vassallo Troisio, nel 1060, avesse ottenuto da Roberto il Guiscardo Dux Apuliae, il "Comitatum Sanseverinensem de Rota"). Quel "Dux Apuliae" avrebbe dovuto almeno far sorgere un minimo sospetto sulle probabili relazioni tra persone, sia longobarde che normanne, in quelle regioni).
Moltissime sono le notizie storiche sull'argomento reperibili su internet; si vedano anche gli interessanti approfondimenti su Troisio/Troise, nel sito www.cognomitaliani.org, a cura di Luciano Troise.
Queste sono soltanto modeste note cucite alla buona, ma qualche mio parente o omonimo di giovane generazione (magari in America o "alla Svizzera"), qualche studente universitario lontano cugino, potrebbe partire da qui e, leggendo per intero almeno i volumi citati, approfondire la conoscenza, la storia così antica del nostro cognome.
Ringrazio per la preziosa collaborazione Mimma De Maio e Luigi Montonato.
Dedico queste righe a mio padre Giuseppe Troisio, figlio di Luciano e di Donata Pennetta, nato a Taurisano il 18 dicembre 1898, nel 110° anniversario della nascita.
 Luciano Troisio

Fonti bibliografiche:
- Jacobus Wilhelmus Imhoff, Genealogiae viginti illustrium in Italia familiarum,  Amstedolami, ex officina fratrum Chatelain, 1710, pp. 342.
- Gregorio Portanova o.s.b., I Sanseverino e l'Abbazia Cavense (1061-1324), Badia di Cava, 1977.
- Mimma De Maio, Alle radici di Solofra, presentazione di Francesco Barra, Avellino, Grafiche Way, 1997, pp.144.
- Mimma De Maio, Solofra nel mezzogiorno angioino-aragonese, Presentazione di Francesco Barra, Solofra, Il Campanile, 2000, pp. 412.
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